10 febbraio: giornata della memoria

foibe

 

In memoria di tutti quei Colleghi, di tutti quegli Italiani gettati negli abissi della terra nel nome della follia umana. Perché il più becero negazionismo non li uccida ancora una volta.

Giampaolo Pansa e l’onestà intellettuale

Il 12 gennaio 2020 a 84 anni si è spento Giampaolo Pansa.

Scrivere di lui significa innanzitutto togliersi il cappello. Ben di rado infatti ci si è potuti confrontare con un professionista che fece dell’onestà intellettuale il suo cavallo di battaglia.

Uomo di sinistra, non esitò a portare a galla tutto il marciume delle vendette partigiane del post Liberazione in un momento storico in cui determinati argomenti non potevano, non dovevano essere messi in discussione.

Attaccato, insultato, minacciato e alla fine blandito, egli tirò dritto per la sua strada facendo ciò che gli riusciva meglio: il segugio.

E non lo fece da dietro una scrivania. Lo fece recandosi sul posto, dando la caccia a testimoni, protagonisti nel bene e nel male di un periodo schizofrenico che vide messi al muro migliaia di uomini e donne indiscriminatamente ritenuti collusi col nazifascismo, spesso confondendo il loglio con il grano, in un periodo tremendo in cui il plotone di esecuzione era la fine migliore che ti poteva capitare.

Cosa c’entra Pansa con la Polizia? C’entra, eccome.

Nei suoi scritti (in primis “Il sangue dei vinti”) ha tracciato la fine ingrata toccata a tanti agenti, sottufficiali, ufficiali e funzionari di Polizia “colpevoli” solo di essere stati dalla parte sbagliata: quella dei vinti, appunto. E non mi riferisco ai conclamati criminali di guerra, sadici figuri che con la Pubblica Sicurezza nulla avevano a che fare. Mi riferisco a tantissimi anonimi Poliziotti che svolsero il loro dovere nel senso intellettualmente più onesto del termine, ma sotto l’amministrazione “sbagliata”: quella della Repubblica Sociale Italiana.

Molti non glielo hanno perdonato, né da vivo né – come ora – da morto. I partigiani non si toccano, e ciò indipendentemente da quello che hanno fatto! Lui li ha toccati, eccome! Lo ha fatto con le foibe, scagliandosi contro il più becero negazionismo dell’intellighenzia sinistrorsa; lo ha fatto con le vendette sommarie della “Volante Rossa”, dell’anonimo killer della “pistola silenziosa”, con le fucilazioni sommarie delle cartiere di Mignagola (TV), con le impiccagioni di Torino e i militari gettati vivi negli altiforni e nei pozzi di decantazione delle fabbriche. Non risparmiò nemmeno chi, all’indomani della Liberazione, si rifece una verginità per meriti resistenziali nascondendo l’orbace dietro un fazzoletto rosso, ma neanche chi da “rosso convinto” (e non solo di ideologia…) si smacchiò attraverso due amnistie, continuando un’immeritata carriera politica.

Intellettualmente onesto. E di fronte a questa dote indiscussa ci togliamo tutti il cappello.

Per la redazione Polizianellastoria: Gianmarco Calore

I nuovi distintivi di qualifica della Polizia di Stato

A seguito del riordino delle carriere attuato con D. Lgs. n° 95/2017 il Signor Capo della Polizia ha nominato una Commissione di Studio che, attraverso un percorso di analisi strutturato e condiviso con le varie componenti istituzionali dell’Amministrazione della P.S., ha ipotizzato la seguente revisione radicale dei distintivi di qualifica, delle mostreggiature e dei fregi del Corpo.

Tale modifica tiene conto di numerosi fattori tra i quali:

  1. l’elevazione del titolo di studio per accedere ai ruoli iniziali del ruolo di base;
  2. l’introduzione di una carriera aperta dalla base;
  3. l’istituzione di nuove figure apicali con maggiori responsabilità: tali figure non costituiscono – è bene ribadirlo – un ulteriore grado aggiuntivo, ma sono create per valorizzare la singola figura professionale sulla base dell’anzianità di servizio e del ruolo rivestito;
  4. la caratterizzazione del ruolo Ispettori e delle carriere iniziali dei funzionari a sviluppo rispettivamente “direttivo” e “dirigenziale.

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Tutta questione di “like”….

BEOLCHI Giuseppe 6

 

Il 20 dicembre 2017 è morto un nostro Collega. Si chiamava Giuseppe Beolchi, era un Assistente Capo che prestava servizio presso la Polizia Stradale e che ha trovato la morte in un incidente stradale mentre stava intervenendo lungo l’autostrada all’altezza di Guardamiglio.

Giuseppe era uno dei tantissimi operatori che quotidianamente percorrono le nostre strade, molto spesso irrisi e insultati alle spalle quanto temuti e lodati quando te li trovi di fronte.

Oggi Giuseppe non c’è più.

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Cadutipolizia.it: on line il nuovo portale!

Con immenso piacere comunichiamo che il sito Cadutipolizia.it è stato interamente rivisitato in tutti i suoi contenuti multimediali ed è adesso on line con una nuovissima veste grafica che permette una partecipazione diretta di ogni frequentatore attraverso la possibilità di postare i propri interventi direttamente all’interno della singola scheda del Caduto o nell’articolistica a firma dei vari Autori.

La nuova versione è fuibile al seguiente indirizzo:

http://www.cadutipoliziadistato.it/

Si tratta di un progetto in grado di offrire il meritato spazio della memoria a oltre 3000 Caduti della Polizia italiana di tutte le epoche, con nuovi criteri di ricerca e moltissime fotografie, alcune delle quali assolutamente inedite.

Molti ancora sono i Caduti in attesa di essere inseriti; molti di più coloro i quali non sono stati ancora scoperti. Ecco perchè la Redazione sarà ben lieta di ricevere qualsiasi notizia in grado di assicurare anche a Loro uno spazio virtuale di imperitura memoria.

Lo Staff di Polizianellastoria.it

La Squadra Volante: il “parente scomodo” di questa Polizia

LA SQUADRA VOLANTE: IL “PARENTE SCOMODO” DI QUESTA POLIZIA

di Gianmarco Calore

E’ stato recentemente presentato il calendario ufficiale 2017 della Polizia di Stato.

Come sempre, visto il successo degli anni passati, le foto sono state commissionate a uno dei massimi professionisti del settore, proseguendo nell’azzeccatissima formula inaugurata nel 2004 con Oliviero Toscani. Anche quest’anno la qualità del lavoro è indubbiamente elevata, adeguandosi allo standard voluto.

Da osservatore ormai disincantato della realtà che ci riguarda, non ho potuto esimermi dal notare che per l’ennesima volta non è stata dedicata una sola fotografia a quella che una volta era la “punta di diamante” della prevenzione generale: la Squadra Volante.

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Diaz: disordine pubblico

EDITORIALE DEL 2 OTTOBRE 2012

DIAZ: DISORDINE PUBBLICO

Alla fine è arrivata. Attesa, temuta, invocata: la sentenza della Corte di Cassazione sui fatti della scuola Diaz, Genova, 21 luglio 2001. La certificazione di un massacro.

Per la prima volta un Tribunale – anzi, IL Tribunale – taglia trasversalmente l’amministrazione della Polizia italiana decapitandone i vertici più rappresentativi e illustri, consacrando sull’altare della Giustizia una ricostruzione dei fatti che – ora sì lo possiamo dire – ha fatto fare un salto indietro di quasi settant’anni a tutto il Corpo, alla stessa democrazia del Paese: roba da Brigate Nere di tristissima memoria….

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