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Buona lettura!!

Reggio Emilia, 7 luglio 1960: quel giorno io c’ero!

Sono passati ormai tanti anni da quando, in modo assolutamente fortunoso, riuscii a intervistare un’ex guardia di pubblica sicurezza che partecipò personalmente agli scontri di Reggio Emilia del 7 luglio 1960. In tutti questi anni ho sempre mantenuto il riserbo sul suo contenuto, in omaggio agli accordi intercorsi con il suo estensore, che morì pochi mesi dopo il nostro colloquio.

In tutti questi anni mi sono sempre domandato se avrei fatto bene o no a pubblicarla, essendo venuti meno i presupposti di riservatezza. E’ un’intervista verace, soggettiva, che nulla aggiunge e nulla toglie a quanto già sappiamo su quei terribili fatti; ma che nel contempo ci dà uno spaccato “da prima fila”, reso da chi c’era sul serio e non da chi ha rimaneggiato notizie di seconda mano.

Ve ne rendo partecipi, omettendo quei dati anagrafici che, a mio avviso, sono e devono restare riservati.

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Polizia Repubblicana e Agenti di P.S.

POLIZIA REPUBBLICANA E AGENTI DI P.S.: CENNI STORICI SUL PASSAGGIO ISTITUZIONALE

di Gianmarco Calore

INTRODUZIONE

Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa sulla Polizia Repubblicana, in particolare sul passaggio a questa nuova istituzione da parte di chi già militava nel Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza e su come tale passaggio venne vissuto dai diretti interessati.

Cosa non facile, poiché la Polizia Repubblicana fu un organismo che durò lo spazio di un respiro, dal novembre 1943 all’aprile 1945: neanche un anno e mezzo. E la sua durata fu tanto breve quanto tormentata dalle esplosive situazioni che si determinarono all’indomani dell’Armistizio (e quindi della fine ufficiale della guerra) con l’insorgere dell’ancor più deleteria guerra civile che portò alla Liberazione.

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La guardia di PS negli anni Ottanta del 1800

La guardia di Pubblica Sicurezza negli Anni Ottanta dell’Ottocento

di Giulio Quintavalli

Premessa

Dalla lettura delle fonti a stampa (quotidiani e riviste, pubblicazioni di funzionari di Pubblica Sicurezza, relazioni di commissioni di studio nominate dal governo o dal Ministero per migliorare le condizioni del Corpo delle Guardie di P.S., interventi parlamentari) la guardia di Pubblica sicurezza, dispregiativamente indicata “di questura”, viene solitamente descritta rozza, semianalfabeta, intellettualmente carente, di origini meridionali, indisciplinata e affatto efficiente, socialmente isolata (specie nelle grandi città del nord), dedita a frequentazioni femminili censurate.

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I vecchi numeri di emergenza

Sul gruppo Facebook POLIZIANELLASTORIA abbiamo iniziato la raccolta di materiale iconografico e testimoniale per cercare di ricostruire quali fossero i numeri di emergenza delle questure prima del 1° marzo 1968, quando entrò in funzione il 113.

Al momento abbiamo ricostruito questa situazione:

777555 = Bologna (?)
177 = Bolzano
42222 = Firenze
777 = Milano
33333 = Padova
233333 = Palermo
4748 = Teramo
21110 = Trapani
555555 = Roma

Cerchiamo un aiuto da parte di tutti! Se siete a conoscenza del vecchio numero di emergenza della vostra città, comunicatecelo!!

GRAZIE!!

Covid-19: nulla sarà mai più come prima

COVID-19: NULLA SARA’ MAI PiU’ COME PRIMA

di Gianmarco Calore

 

Apprendiamo oggi con vivo rammarico del decesso del nostro Ispettore Superiore Sandro Colonna, in servizio presso la scuola Pol.G.A.I. di Brescia, ucciso da questo virus che, smentendo i più beoti rappresentanti della nostra politica che hanno sostenuto il contrario, non guarda in faccia a nessuno.

Da tre settimane l’Italia si ritrova proiettata in un incubo che credevamo confinato nella lontana Cina, a migliaia di chilometri da noi. Basta farsi un giro sui social di metà febbraio per fare la conta delle vignette satiriche e pregne di umorismo di bassa lega rivolte al popolo cinese, certi come eravamo che quella che era “poco più di un’influenza” si sarebbe spenta senza creare problemi.

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Polizia, pianeta che cambia

Pagina 3

(25.04.1977) StampaSera – numero 85

Polizia, pianeta che cambia 

Quei figli di contadini e braccianti meridionali, troppe volte insultati e uccisi, hanno conquistato una nuova dignità – Dice il sen. Pecchioli del pci: “I poliziotti hanno capito che il vero nemico non sta nelle fabbriche tra gli operai, sta nell’eversione di destra” – Il de Mazzola: “Una coscienza matura che chiede maggior professionalità e più spazio per i diritti civili” 

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Giampaolo Pansa e l’onestà intellettuale

Il 12 gennaio 2020 a 84 anni si è spento Giampaolo Pansa.

Scrivere di lui significa innanzitutto togliersi il cappello. Ben di rado infatti ci si è potuti confrontare con un professionista che fece dell’onestà intellettuale il suo cavallo di battaglia.

Uomo di sinistra, non esitò a portare a galla tutto il marciume delle vendette partigiane del post Liberazione in un momento storico in cui determinati argomenti non potevano, non dovevano essere messi in discussione.

Attaccato, insultato, minacciato e alla fine blandito, egli tirò dritto per la sua strada facendo ciò che gli riusciva meglio: il segugio.

E non lo fece da dietro una scrivania. Lo fece recandosi sul posto, dando la caccia a testimoni, protagonisti nel bene e nel male di un periodo schizofrenico che vide messi al muro migliaia di uomini e donne indiscriminatamente ritenuti collusi col nazifascismo, spesso confondendo il loglio con il grano, in un periodo tremendo in cui il plotone di esecuzione era la fine migliore che ti poteva capitare.

Cosa c’entra Pansa con la Polizia? C’entra, eccome.

Nei suoi scritti (in primis “Il sangue dei vinti”) ha tracciato la fine ingrata toccata a tanti agenti, sottufficiali, ufficiali e funzionari di Polizia “colpevoli” solo di essere stati dalla parte sbagliata: quella dei vinti, appunto. E non mi riferisco ai conclamati criminali di guerra, sadici figuri che con la Pubblica Sicurezza nulla avevano a che fare. Mi riferisco a tantissimi anonimi Poliziotti che svolsero il loro dovere nel senso intellettualmente più onesto del termine, ma sotto l’amministrazione “sbagliata”: quella della Repubblica Sociale Italiana.

Molti non glielo hanno perdonato, né da vivo né – come ora – da morto. I partigiani non si toccano, e ciò indipendentemente da quello che hanno fatto! Lui li ha toccati, eccome! Lo ha fatto con le foibe, scagliandosi contro il più becero negazionismo dell’intellighenzia sinistrorsa; lo ha fatto con le vendette sommarie della “Volante Rossa”, dell’anonimo killer della “pistola silenziosa”, con le fucilazioni sommarie delle cartiere di Mignagola (TV), con le impiccagioni di Torino e i militari gettati vivi negli altiforni e nei pozzi di decantazione delle fabbriche. Non risparmiò nemmeno chi, all’indomani della Liberazione, si rifece una verginità per meriti resistenziali nascondendo l’orbace dietro un fazzoletto rosso, ma neanche chi da “rosso convinto” (e non solo di ideologia…) si smacchiò attraverso due amnistie, continuando un’immeritata carriera politica.

Intellettualmente onesto. E di fronte a questa dote indiscussa ci togliamo tutti il cappello.

Per la redazione Polizianellastoria: Gianmarco Calore

Breve storia dell’Accademia di Polizia

Breve storia dell’Accademia di Polizia

di Marco Pitzolu

 

Nell’estate del 1964 si concludeva il termine ultimo per presentare la domanda di ammissione al Primo Corso per allievi Ufficiali del Corpo delle Guardie di PS: il primo Gennaio dell’anno successivo, un gruppo di giovani speranzosi varcava i cancelli della nuovissima Accademia, il più giovane istituto di formazione per ufficiali nel panorama dei corpi militari., dislocato nella palazzina gemella alla caserma “Maurizio Giglio” di via Guido Reni in Roma, già sede della scuola Ufficiali e sottufficiali di PS. (1)

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