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Buona lettura!!

I vecchi numeri di emergenza

Sul gruppo Facebook POLIZIANELLASTORIA abbiamo iniziato la raccolta di materiale iconografico e testimoniale per cercare di ricostruire quali fossero i numeri di emergenza delle questure prima del 1° marzo 1968, quando entrò in funzione il 113.

Al momento abbiamo ricostruito questa situazione:

777555 = Bologna (?)
177 = Bolzano
42222 = Firenze
777 = Milano
33333 = Padova
233333 = Palermo
4748 = Teramo
21110 = Trapani
555555 = Roma

Cerchiamo un aiuto da parte di tutti! Se siete a conoscenza del vecchio numero di emergenza della vostra città, comunicatecelo!!

GRAZIE!!

Covid-19: nulla sarà mai più come prima

COVID-19: NULLA SARA’ MAI PiU’ COME PRIMA

di Gianmarco Calore

 

Apprendiamo oggi con vivo rammarico del decesso del nostro Ispettore Superiore Sandro Colonna, in servizio presso la scuola Pol.G.A.I. di Brescia, ucciso da questo virus che, smentendo i più beoti rappresentanti della nostra politica che hanno sostenuto il contrario, non guarda in faccia a nessuno.

Da tre settimane l’Italia si ritrova proiettata in un incubo che credevamo confinato nella lontana Cina, a migliaia di chilometri da noi. Basta farsi un giro sui social di metà febbraio per fare la conta delle vignette satiriche e pregne di umorismo di bassa lega rivolte al popolo cinese, certi come eravamo che quella che era “poco più di un’influenza” si sarebbe spenta senza creare problemi.

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Polizia, pianeta che cambia

Pagina 3

(25.04.1977) StampaSera – numero 85

Polizia, pianeta che cambia 

Quei figli di contadini e braccianti meridionali, troppe volte insultati e uccisi, hanno conquistato una nuova dignità – Dice il sen. Pecchioli del pci: “I poliziotti hanno capito che il vero nemico non sta nelle fabbriche tra gli operai, sta nell’eversione di destra” – Il de Mazzola: “Una coscienza matura che chiede maggior professionalità e più spazio per i diritti civili” 

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Giampaolo Pansa e l’onestà intellettuale

Il 12 gennaio 2020 a 84 anni si è spento Giampaolo Pansa.

Scrivere di lui significa innanzitutto togliersi il cappello. Ben di rado infatti ci si è potuti confrontare con un professionista che fece dell’onestà intellettuale il suo cavallo di battaglia.

Uomo di sinistra, non esitò a portare a galla tutto il marciume delle vendette partigiane del post Liberazione in un momento storico in cui determinati argomenti non potevano, non dovevano essere messi in discussione.

Attaccato, insultato, minacciato e alla fine blandito, egli tirò dritto per la sua strada facendo ciò che gli riusciva meglio: il segugio.

E non lo fece da dietro una scrivania. Lo fece recandosi sul posto, dando la caccia a testimoni, protagonisti nel bene e nel male di un periodo schizofrenico che vide messi al muro migliaia di uomini e donne indiscriminatamente ritenuti collusi col nazifascismo, spesso confondendo il loglio con il grano, in un periodo tremendo in cui il plotone di esecuzione era la fine migliore che ti poteva capitare.

Cosa c’entra Pansa con la Polizia? C’entra, eccome.

Nei suoi scritti (in primis “Il sangue dei vinti”) ha tracciato la fine ingrata toccata a tanti agenti, sottufficiali, ufficiali e funzionari di Polizia “colpevoli” solo di essere stati dalla parte sbagliata: quella dei vinti, appunto. E non mi riferisco ai conclamati criminali di guerra, sadici figuri che con la Pubblica Sicurezza nulla avevano a che fare. Mi riferisco a tantissimi anonimi Poliziotti che svolsero il loro dovere nel senso intellettualmente più onesto del termine, ma sotto l’amministrazione “sbagliata”: quella della Repubblica Sociale Italiana.

Molti non glielo hanno perdonato, né da vivo né – come ora – da morto. I partigiani non si toccano, e ciò indipendentemente da quello che hanno fatto! Lui li ha toccati, eccome! Lo ha fatto con le foibe, scagliandosi contro il più becero negazionismo dell’intellighenzia sinistrorsa; lo ha fatto con le vendette sommarie della “Volante Rossa”, dell’anonimo killer della “pistola silenziosa”, con le fucilazioni sommarie delle cartiere di Mignagola (TV), con le impiccagioni di Torino e i militari gettati vivi negli altiforni e nei pozzi di decantazione delle fabbriche. Non risparmiò nemmeno chi, all’indomani della Liberazione, si rifece una verginità per meriti resistenziali nascondendo l’orbace dietro un fazzoletto rosso, ma neanche chi da “rosso convinto” (e non solo di ideologia…) si smacchiò attraverso due amnistie, continuando un’immeritata carriera politica.

Intellettualmente onesto. E di fronte a questa dote indiscussa ci togliamo tutti il cappello.

Per la redazione Polizianellastoria: Gianmarco Calore

Breve storia dell’Accademia di Polizia

Breve storia dell’Accademia di Polizia

di Marco Pitzolu

 

Nell’estate del 1964 si concludeva il termine ultimo per presentare la domanda di ammissione al Primo Corso per allievi Ufficiali del Corpo delle Guardie di PS: il primo Gennaio dell’anno successivo, un gruppo di giovani speranzosi varcava i cancelli della nuovissima Accademia, il più giovane istituto di formazione per ufficiali nel panorama dei corpi militari., dislocato nella palazzina gemella alla caserma “Maurizio Giglio” di via Guido Reni in Roma, già sede della scuola Ufficiali e sottufficiali di PS. (1)

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Il difficile reclutamento

Pagina 2

(08.07.1977) La Stampa – numero 151

Polizia: il difficile reclutamento breve preparazione dei giovani 

Gli uomini che lottano contro il crimine Polizia: il difficile reclutamento breve preparazione dei giovani – Il Meridione continua a darne il maggior numero, tuttavia meno che in passato – I diplomati

(Dal nostro inviato speciale) Roma, luglio.

« Se si è venuti nella polizia per lavoro, solo perché non s’è trovata nessun’altra occupazione, sarà un poliziotto fallito ». Lo afferma un allievo di una delle scuole allievi guardie, quella di Alessandria. Altri suoi compagni sono di parere contrario. L’elemento uomo, nella polizia, presenta qualche lacuna, a differenza dei mezzi tecnici che, come s’è visto, sono d’avanguardia. La prima lacuna è quella del numero. L’organico prevede undicimila uomini in più; mancano perché pochi giovani rispondono ai bandi di concorso e tra quelli che concorrono elevato è il numero di coloro che, pur avendo frequentato la scuola dell’obbligo, sono quasi analfabeti di ritorno, quindi la selezione deve necessariamente essere molto severa.

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Polizia e giustizia: la drammatica situazione del dopoguerra

Pagina 1

(09.12.1945) LaStampa – numero 121

Polizia e giustizia 

Manchevole la prevenzione, nulla la repressione; e intanto nel bieco solco nazista, la criminalità dilaga e trionfa: il 90 % di “ignoti,, fra gli autori dei reati.

La strage di Villarbasse ripropone in termini perentori i problemi della sicurezza pubblica, della difesa sociale, delle misure atte ad impedire che perpetuarsi della fitta rabbrividente catena di crimini da cui il paese intiero è sconvolto piagato, abbia a disgregare basi stesse del vivere civile e abbia a farci precipitare nel caos.

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I “Carbonari” della Polizia

I “CARBONARI” DELLA POLIZIA

Breve trattazione del percorso di smilitarizzazione e sindacalizzazione della Polizia

di Gianmarco Calore

Una tappa fondamentale nella storia della Polizia italiana fu costituita dal lunghissimo percorso che portò alla nascita della Legge di riforma del Corpo (121/81) la quale oggi, a tanti anni dalla sua emanazione, appare come un qualcosa di scontato. Non deve essere così, poiché una tale legge (oltre a costituire un quid unicumevolutivo) affonda le proprie radici in tempi lontanissimi, di estensione ben più ampia del decennio di “lavori” preparatori che ne precedettero la pubblicazione. Alle spalle di tali lavori, centinaia di Colleghi che rischiarono sulla propria pelle tantissimo arrivando a pagare di persona una scelta di democrazia che, in un Corpo militare, era invece considerata attività sediziosa. Questo scritto ha la sola pretesa di ricordare questi Uomini per far capire soprattutto alle giovani “leve” che l’attuale benessere lavorativo in cui sono calati non è qualcosa di dovuto, bensì di guadagnato.

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