I vecchi numeri di emergenza

Sul gruppo Facebook POLIZIANELLASTORIA abbiamo iniziato la raccolta di materiale iconografico e testimoniale per cercare di ricostruire quali fossero i numeri di emergenza delle questure prima del 1° marzo 1968, quando entrò in funzione il 113.

Al momento abbiamo ricostruito questa situazione:

777555 = Bologna (?)
177 = Bolzano
42222 = Firenze
777 = Milano
33333 = Padova
233333 = Palermo
4748 = Teramo
21110 = Trapani
555555 = Roma

Cerchiamo un aiuto da parte di tutti! Se siete a conoscenza del vecchio numero di emergenza della vostra città, comunicatecelo!!

GRAZIE!!

13 – Dalla smilitarizzazione a oggi

DALLA SMILITARIZZAZIONE A OGGI

                                                                    di Gianmarco Calore

Per quanto riguarda infine le vicende interne al Corpo delle Guardie di P.S., finalmente il 1° aprile 1981 viene approvata la famosa Legge n° 121, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 10 aprile successivo, con la quale il Corpo militare viene disciolto e sostituito dall’odierna Polizia di Stato, un Corpo civile ad ordinamento speciale6. Sotto l’aspetto politico e gestionale non cambia nulla: il Ministero dell’Interno è il responsabile esclusivo dell’ordine e della sicurezza pubblica nel Paese e per tali scopi si avvale sempre dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza.

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12 – I primi anni Ottanta: la fase di transizione

LA POLIZIA NEI PRIMI ANNI OTTANTA: LA FASE DI TRANSIZIONE

                                                                 di Gianmarco Calore

Il quadro generale dei primi Anni ‘80 portò le Brigate Rosse in piena fase di declino, anche se ancora per anni faranno morti e feriti soprattutto tra le Forze dell’Ordine: mancando definitivamente di qualsiasi appoggio politico, si frantumarono in tantissime piccole cellule tra loro scollegate, spesso in contrasto sui programmi da perseguire. D’altra parte, lo Stato aveva reagito in modo deciso, sfruttando a suo favore le prime “crepe” formate dai vari pentiti che, al posto di dichiararsi prigionieri politici, iniziarono a parlare: negli anni successivi si susseguirono centinaia di arresti in tutta Italia, vennero progressivamente sgominate le varie “colonne” brigatiste, i cui componenti confluiranno poi nei vari “maxiprocessi” che presenteranno loro il conto della giustizia.

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11 – Gli scontri di piazza e la “stagione delle bombe” (1973 – 1979)

GLI SCONTRI DI PIAZZA E LA “STAGIONE DELLE BOMBE” (1973 – 1979)

                                                                      di Gianmarco Calore

Gli scontri di piazza continuavano a ritmo spaventoso, con morti e feriti sia tra manifestanti che tra poliziotti: il 12 aprile 1973 alcuni appartenenti all’estrema destra scagliarono due bombe a mano di tipo “SRCM” contro una squadra del 3° Reparto Celere di Milano, provocando la morte della guardia Antonio Marino24e il ferimento di altri 12 militari: solo la presenza in strada del Questore impedì ai colleghi dell’agente ucciso di scatenare una caccia all’uomo. I responsabili di un simile gesto vengono arrestati dopo poco: sono due conosciuti esponenti degli ambienti dell’estrema desta milanese, Maurizio Murelli e Vittorio Loi rispettivamente 19 e 21 anni.

Poco più che ragazzini, come Antonio Marino.

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10 – Gli anni del terrorismo eversivo (1970 – 1979)

GLI ANNI DEL TERRORISMO (1970 – 1979)

                                                                   di Gianmarco Calore

Gli Anni ’70 si aprono con un’Italia spaccata politicamente in due. Le varie classi sociali – Polizia compresa – hanno acquisito una sempre maggiore consapevolezza dei loro ruoli e individuano al loro interno i vari “portavoce” di nuove pretese.

I molteplici movimenti studenteschi e proletari cambiarono radicalmente modo di agire diventando in molti casi contraddittori: erano nati contro la violenza e ora iniziano a sparare e uccidere; volevano l’abolizione delle gerarchie e adesso si organizzano in strutture paramilitari; non volevano più competizioni e invece arrivano alla formulazione di programmi politici. L’Italia diventa il Paese degli slogan ripetuti a ritmo ossessivo nelle piazze, senza tuttavia la dimostrazione di avere conservato un minimo di memoria storica; i giovani inneggiavano a personaggi come Ho Chi Mihn, Lenin, Che Guevara senza nemmeno sapere chi fossero; guardavano a forme di politica alternative quali quella sovietica o cinese, senza un minimo di documentazione obiettiva su di esse.

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9 – La contestazione studentesca e i primi malumori nella Polizia

LA CONTESTAZIONE STUDENTESCA E I PRIMI MALUMORI NELLA POLIZIA (1966 – 1969)

                                                                    di Gianmarco Calore

Il 1967 fu anche l’anno che vede – sull’onda emotiva del “maggio francese”4 – l’esplosione della contestazione studentesca e l’organizzazione di gruppi politici afferenti alla sinistra extraparlamentare che si facevano portavoce del crescente malessere giovanile. Comparvero i primi nomi che, di lì a qualche anno, avrebbero fatto tremare le piazze italiane: Oreste Scalzone, Franco Piperno, Antonio “Toni” Negri, Adriano Sofri, Renato Curcio, Mario Capanna.

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8 – Gli anni della contestazione (1966 – 1969)

GLI ANNI DEL “BOOM” ECONOMICO E DELLA CONTESTAZIONE (1965 – 1969)

         di Gianmarco Calore

Il Corpo delle Guardie di P.S. migliora in questi anni anche sotto l’aspetto qualitativo del personale. Il livello di cultura si è alzato, molte guardie si arruolano in possesso della licenza media e, in alcuni casi, addirittura in possesso di un diploma di scuola superiore.

Nel 1965 viene costituito il Ruolo degli Ufficiali Medici del Corpo delle Guardie di P.S.7: il compito del personale ad esso assegnato ingloba tutti i poteri e facoltà di accertamento dell’idoneità psico-fisica al servizio per gli aspiranti e appartenenti al Corpo, provvedendo all’assistenza igienico-sanitaria del personale nelle varie sedi di servizio cui era assegnato. L’accesso ai ruoli avveniva anche in questo caso per concorso pubblico presieduto da una commissione ministeriale composta sia da personale medico che da personale “laico”. Inizialmente il ruolo in esame si componeva di 80 Ufficiali suddivisi nei vari gradi.

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7 – Gli anni del “boom” economico (1960 – 1965)

GLI ANNI DEL “BOOM” ECONOMICO E DELLA CONTESTAZIONE (1960 – 1965)

                                                                         di Gianmarco Calore

Il periodo che stiamo per esaminare è forse il più ricco in assoluto di innovazioni e cambiamenti per la Polizia italiana. Per alcuni, in tali anni furono gettati i primi semi che, nel decennio successivo, faranno crescere e sviluppare la pianta della smilitarizzazione e sindacalizzazione del 1981.

Gli eventi che videro le Guardie di P.S. impegnate nel decennio in questione fecero acquisire ai poliziotti una progressiva consapevolezza del loro ruolo, passando purtroppo per fasi storiche in cui il Corpo tributò un elevatissimo numero di caduti.

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6 – Gli anni dello sviluppo sociale (1956 – 1959)

GLI ANNI DELLO SVILUPPO SOCIALE (1955 – 1959)

                                                                di Gianmarco Calore

L’ordine pubblico continua intanto a rimanere il problema principale: il governo, preoccupato per una possibile svolta a sinistra del Paese, dà mandato alla Polizia di reprimere con qualsiasi mezzo tutte le manifestazioni ritenute “sediziose”. Il 13 gennaio 1955 a Potenza, durante scontri con i braccianti agricoli, avvengono sparatorie che si concludono con morti e feriti. Stessa cosa a Comiso il 20 febbraio successivo. Per la prima volta la stampa moderata critica apertamente l’uso indiscriminato delle armi fatto dalla Polizia, ma altre testate giornalistiche invitano a loro volta i moderati a non interferire con l’operato del governo: insomma, il timore più grande per quest’ultimo è l’avvento di una rivoluzione che porti l’Italia sotto la sfera d’influenza sovietica.

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5 – Gli anni dello sviluppo sociale (1950 – 1955)

GLI ANNI DELLO SVILUPPO SOCIALE (1950 -1955)

                                                                          di Gianmarco Calore

Lentamente l’Italia stava lasciandosi alle spalle i pesanti tributi dovuti alla guerra. Lo Stato italiano varò una politica sociale che, con la ricostruzione e lo sviluppo industriale, doveva portare del benessere per tutti.

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