La vita grama degli “aggiunti”

LA VITA GRAMA DEGLI “AGGIUNTI”

di Gianmarco Calore

Spesso, durante i nostri lavori di ricerca, ci siamo imbattuti in coloro che personalmente definii “i precari della Polizia”: parliamo della categoria degli “aggiunti”, soprattutto guardie, ma anche sottufficiali e addirittura funzionari.

Si tratta di appartenenti all’Amministrazione della P.S. che venivano assunti mediante quello che modernamente si potrebbe definire un contratto a termine. Senza andare a monte del 1945, queste figure professionali divennero così diffuse durante tutti gli anni Cinquanta e Sessanta da diventare quasi…normali. Si trattava in massima parte di militari che disimpegnavano una “ferma” triennale suscettibile di ulteriori rafferme, nella trepidante attesa di una loro ammissione alla frequenza del corso per effettivi che avrebbe garantito loro il transito in servizio permanente e il godimento di alcuni diritti e agevolazioni negati per lo status di “aggiunti”.

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Francesco Londei, ufficiale di P.S.

PREMESSA

di Gianmarco Calore

E’ con estremo piacere che la Redazione di Polizianellastoria pubblica una testimonianza
importantissima sulla figura di Francesco Londei, un grande Ufficiale del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, resa da suo figlio Giampiero.
Oltre a tracciare un profilo umano e professionale di elevatissimo spessore, per la prima volta viene fatta luce su moltissimi aspetti di una delle più gravi vicende che coinvolsero la Polizia italiana e – direttamente – lo stesso Ufficiale: gli scontri di Genova del 30 giugno 1960 nel corso dei quali Francesco Londei fu picchiato e quasi annegato nella fontana di piazza De Ferrari. In particolar modo, con questa testimonianza si vuole evidenziare una volta per tutte l’enorme professionalità dimostrata dalla Polizia, rappresentata quel giorno dagli Uomini del 2° Reparto Celere di Padova: nonostante essi disponessero delle armi di ordinanza perfettamente cariche, nessuno di loro disattese gli ordini ricevuti che avevano imposto di non ricorrere al loro utilizzo in alcun caso, nemmeno per legittima difesa. Con tale testimonianza si vuole quindi smentire categoricamente le varie versioni fornite già all’indomani degli scontri, secondo le quali i Poliziotti furono mandati in piazza con le armi preventivamente fatte scaricare: versione da ritenersi artefatta e voluta al solo scopo di sminuire il valore della Polizia offrendo il destro alla pubblica opinione per considerare questo Corpo una semplice accozzaglia di “manganellatori” senza scrupoli.

Si ringrazia il sig. Giampiero Londei per il materiale testimoniale, fotografico e documentale messo a disposizione.
La Redazione di Polizianellastoria

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Vajont, 9 ottobre 1963

9 OTTOBRE 1963
di Gianmarco Calore

Quando decidi di costruirti casa, inizi sempre a consultare il numero più alto possibile di esperti del settore: geometri, ingegneri e – talvolta – geologi, se la zona interessata è particolarmente impervia. Ognuno di loro ti fornisce una marea di dati su cui ragionare e le soluzioni migliori per ovviare ai piccoli e grandi inconvenienti che si presentano regolarmente dal momento in cui la ruspa inizierà a scavare le fondamenta. Tu analizzi tutto il materiale, lo confronti, vai a sentire ancora un altro esperto, giusto per dormire sonni tranquilli. Ottieni tutte le autorizzazioni previste dalla legge, spesso dopo esserti “sbattuto” per lunghe e interminabili ore tra un ufficio e l’altro, bestemmiando contro l’onnipresente incompetenza dell’impiegato di turno e contro i “muri di gomma” sollevati da ciascuno di essi. Carte, progetti, marche da bollo… l’inevitabile sorpresina della squadra edilizia della Municipale che ti viene a fare visita un giorno sì e uno anche, attenta che ogni operaio indossi caschetti, giubbetti, imbragature, scarponi anti infortunistica… controlli con il telemetro laser per vedere se per caso tu non abbia ampliato di 3 millimetri il progetto originale… paura di non avere adempiuto a tutti gli oneri derivanti dal desiderio di farti casa….

Tutto questo per un’abitazione.

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Cremona: l’eccidio della caserma “Diavolo”

VAE VICTIS!

Cremona: l’eccidio della caserma “del Diavolo”

di Gianmarco Calore

 

Cosa succede a una pentola a pressione quando viene dimenticata sul fuoco? Cosa succede quando la sua valvola di sicurezza non funziona più a dovere? Te lo dico io: diventa una bomba. E quando ti esplode sul fornello di casa, è capace pure di buttarti giù una parete, tanta è la forza d’urto dell’esplosione. Se poi ti trovi nel posto sbagliato, ci puoi rimettere anche la vita.

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Il vice questore Giorgio Boris Giuliano

UN POLIZIOTTO D’ALTRI TEMPI
di Gianmarco Calore

Capita spesso in queste calde sere d’estate di incappare in qualche vecchia pellicola degli anni ’70 trasmessa magari in seconda serata da una rete minore. “Milano violenta”, “Roma a mano armata”, “Un poliziotto scomodo”…. Tutti film girati negli anni in cui per le strade si sparava ogni giorno e che hanno inaugurato un filone cinematografico – il poliziottesco – che ha fatto storia. In questi film trovi poliziotti duri che combattono contro criminali altrettanto duri. E trovi funzionari dal pugno di ferro senza guanti di velluto. Funzionari sempre in prima linea, al fianco dei loro uomini, con la cicca perennemente incollata ad un angolo della bocca. Gente dallo sganassone facile ma spesso dal cuore d’oro, colleghi che non avevano paura di niente e di nessuno, neanche dei sonori “cicchetti” del questore di turno, dipinto sovente come avaro burocrate.
Questi film possono fare sorridere, oggi. E quei poliziotti rudi e brutali adesso non farebbero certo molta strada con i loro metodi spicci, ma tante volte fruttuosi.
Già te lo vedi, il “signor Commissario”: pantaloni scampanati come voleva la moda del tempo, cravatta allentata dopo ore di lavoro ininterrotto, due paia di folti baffi a volte intrisi di nicotina, maniche di camicia arrotolate su avambracci nerboruti, occhio clinico che da dietro gli occhiali sa valutare con assoluta precisione ogni elemento d’indagine.

Un uomo così è esistito davvero.

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L’appuntato Antonio Niedda

UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA
di Gianmarco Calore 

Sono le 6:20 del 4 settembre 1975.
Alla caserma della Polizia Stradale “Milliava” di Padova c’è un giovane appuntato di pubblica sicurezza che sta per prendere servizio. Si chiama Antonio Niedda. E’ comandato con orario 7 – 13 e lui, come sempre, è arrivato al lavoro in largo anticipo. E’ un preciso, Antonio: uno che tiene alla sua forma fisica e che ogni giorno approfitta della pista di atletica leggera dell’adiacente reparto Celere per la consueta corsetta. Poi una bella doccia. Infine, l’adorata Uniforme con i Centauri. Si prepara con la stessa meticolosità con cui sovrintende ad ogni compito che gli viene assegnato: l’Uniforme estiva atlantica, ancora il modello a maniche lunghe e con la cravatta, deve essere impeccabile. Un’ultima lucidata agli stivali e poi giù in cortile a prendere in consegna il mezzo di servizio che allestisce con precisione quasi maniacale: un vecchio furgone Fiat 238 con la livrea grigio-verde, carico di materiale per viabilità e rilievo di incidenti stradali.

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Udine: la strage di Natale

TURNO DI NOTTE
– dedicato a Adriano, Giuseppe e Paolo-

(di Gianmarco Calore)

 

Vivere di notte la città in cui lavori è ogni volta emozionante.

Fai il turnista da una vita e la routine è sempre la stessa: mangi e dormi in orari in cui la gente “normale” fa tutt’altro; lavori senza sapere cosa sia una domenica, un Natale, un Ferragosto; prendi ferie in periodi dell’anno “morti” perchè le famose esigenze di servizio ti fregano sempre i mesi migliori; la tua famiglia e i tuoi amici si sono abituati da tempo alle tue improvvise telefonate di fine turno: “Cara, ho trovato una rogna, non so a che ora torno”….

Ma le rare volte che tua moglie ha provato a dirti di cambiare, trovandoti un comodo posto in ufficio, chiedendoti chi te la fa fare una vita così, dicendoti che non sei più un ragazzino e che in strada i pericoli aumentano ogni giorno di più, tu hai subito troncato il discorso guardandola negli occhi e dicendole: “E’ il mio lavoro, non riuscirei a starne senza”. E lei capiva. Anche oggi sei tornato a casa dopo le 13 al termine del turno di mattina, una volta tanto in orario; hai mangiato un boccone e poi hai cercato di dormire un po’, sapendo che alle 23:30 dovrai essere di nuovo in questura per fare la notte. Poi, quasi tre giorni a casa, da dedicare interamente alla famiglia. 

Ceni con i tuoi cari, guardi con loro la tivvù e poi, quando questi sono già pronti per andare a letto, dai loro il bacio della buonanotte. Ascolti per l’ennesima volta le solite raccomandazioni di prudenza, rispondi loro di stare tranquilli: in fin dei conti è uno stupidissimo mercoledì notte, la città dorme tutta e poi – cavolo! – di anni in volante ne hai già fatti tanti…

Lasci la tua casa. La fredda aria di fine dicembre ti sferza il viso, facendoti infagottare ancora di più nel tuo giubbotto. Attraversi la città agghindata con le luminarie natalizie in un clima ogni volta surreale che ti riempie il cuore di una strana malinconia e di buoni propositi. Raggiungi la questura, varcandone il cancello come hai fatto per tanti anni. Ecco i tuoi colleghi, anche loro pronti a cominciare.

I soliti scherzi, le battute di spirito che ti fanno sentire parte di una seconda famiglia… Prepari la macchina con la consueta scrupolosa cura: mitra M12, caricatori, paletta, giubbotti antiproiettile…. C’è tutto? Accidenti! Quasi dimenticavi la valigetta con i verbali….

“Ma dove hai la testa?” ti domandi. Mah, forse stai pensando che è quasi Natale e che magari a casa non hai nascosto bene il regalo per tua moglie.

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Montefiorino

MONTEFIORINO

di Gianmarco Calore

E’ un nome che a pochi dice qualcosa. Un nome che nemmeno si studia sui libri di storia quando questi vengono scritti “a senso unico”, spesso accampando tesi negazioniste intrise solo di bassa politica e di manipolazione dei fatti più scomodi. Ma se uno va al di là dei libri di storia, capisce che le informazioni sono lì, alla sua portata, magari in un libro “anomalo” rinvenuto per caso nella biblioteca o “inciampando” su un pugno di giovani Poliziotti trucidati perchè credevano ancora nel senso dell’onore, anche nella resa.

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