Polizia, pianeta che cambia

Pagina 3

(25.04.1977) StampaSera – numero 85

Polizia, pianeta che cambia 

Quei figli di contadini e braccianti meridionali, troppe volte insultati e uccisi, hanno conquistato una nuova dignità – Dice il sen. Pecchioli del pci: “I poliziotti hanno capito che il vero nemico non sta nelle fabbriche tra gli operai, sta nell’eversione di destra” – Il de Mazzola: “Una coscienza matura che chiede maggior professionalità e più spazio per i diritti civili” 

Roma, 24 aprile. 

Per anni, sono entrati nelle case di milioni di italiani, attraverso la tivù e le foto dei giornali, goffi, impauriti, sbandati. I loro volti, i loro sorrisi, rivelavano soprattutto una incredibile, quasi patetica, immaturità. Poi quei volti, quasi tutti di giovani meridionali, quasi tutti figli di «cafoni» del Sud, per dirla con parole dì Cossiga, li hanno coperti con delle visiere lucenti, quasi sofisticate. Hanno coperto per intero anche i loro corpi con le nuove divise e questi scudi incredibili che li fanno sembrare personaggi extra terrestri, proprio loro, figli della disperazione di chi, da troppo tempo, è costretto, nel Meridione, a guardare con invidia ai «fortunati», ai pochi che hanno un lavoro fisso negli uffici. Le divise. Le visiere. Gli scudi di plastica. E’ l’unica vera «riforma» che abbiano avuto.

OP 1977 bologna 2
1977, le nuove dotazioni della Polizia, a partire dalla nuova tuta da ordine pubblico

Hanno avuto anche una valanga di promesse e qualche centinaio di lire in più su stipendi di fame. Niente altro. Ma chi prometteva senza mantenere, chi accendeva polemiche mentre loro, i poliziotti italiani, continuavano ad essere battuti sulle piazze, ad essere insultati, feriti e troppe volte uccisi, non si aspettava che le novità giungessero dal «di dentro», partissero cioè dal cuore di un corpo che è stato sempre e soltanto allevato, istruito, comandato, redarguito, ammonito, criticato, punito. I «segnali», negli ultimi tempi sono stati tanti. Soprattutto, la viva partecipazione al dibattito sulla sindacalizzazione della polizia e poi la massiccia adesione. Giustamente, «Rinascita», la rivista ideologica del psi, osserva che quella dei poliziotti è la categoria dei lavoratori che ha la più alta percentuale di sindacalizzazione. Più dell’ottanta per cento delle forze di polizia ha sottoscritto un documento della federazione unitaria Cgil, Cisl, Uil in cui sono elencati i punti programmatici per la riforma della pubblica sicurezza. Le adesioni al sindacato hanno raggiunto punte altissime: ad Agrigento il 96 per cento di tutto il personale della questura; a Lecce il 96 per cento; a Ferrara il 97 per cento. Poi le loro manifestazioni, le loro proteste; alcune discutibili (perché gettar via proprio la corona di Leone ai funerali dell’agente Graziosi?); altre sacrosante; altre addirittura «copiate» da spinte che animano i gruppi più emarginati e inquieti delle ultime leve della società italiana. Ci riferiamo ai poliziotti che si paragonano agli «indiani metropolitani». Secondo una inchiesta di «Panorama», i poliziotti indiani vogliono tutto e subito; più soldi, lo sciopero, la licenza di sparare e uccidere in ogni occasione con garanzie di impunità. Contestano tutti: gli altri poliziotti aderenti alla Cgil, Cisl, Uil «sporchi opportunisti» ), i superiori, i partiti, i sindacati («Ci vogliono vendere per una riforma di merda»;. Ma sono punte sparute ed isolate. II «pianeta polizia» è un’altra cosa; meglio, è diventato un’altra cosa. Lo si intuiva da tanti segnali ma lo si è capito definitivamente venerdì scorso, tre ore dopo che il corpo del povero Settimio Passamonti, grande e grosso, così grande e così grosso che ieri hanno fatto fatica a metterlo nel feretro, venisse sollevato ormai privo di vita dall’asfalto «sbrecciato» dì via De Lollis e venisse quindi caricato su una «jeep» per una inutile corsa verso il policlinico.

OP 1977 21 aprile roma scontri morte settimio passamonti 2
L’ultima “carica” del contingente di cui faceva parte Settimio Passamonti. Tra pochi istanti il militare verrà assassinato

Come reagirà la polizia? Che faranno i suoi commilitoni? Si chiedevano, fra un battibecco e una polemica, uomini politici, osservatori, giornalisti la sera di quel giorno difficile nel transatlantico di Montecitorio. Se lo chiedevano al Viminale e anche a Palazzo Chigi non senza preoccupazione. Se lo sono certo chiesto Ingrao e Cossiga, che di lì a poco avrebbero ricordato in un’aula commossa e tesa il nuovo barbaro crimine. La risposta arrivò nelle nostre case con quel comunicato proprio degli agenti e dei sottufficiali della scuola di Nettuno in cui studiava il povero Settimio. Lo lessero per primi al «Tg 2» e l’effetto fu quello di uno choc. «Assicuriamo l’intera opinione pubblica — diceva il documento — che la coscienza e la maturità di tutto il personale della scuola non si abbandonerà ad azioni inconsulte o a reazioni epidermiche, ma dimostrerà come sempre carattere, fermezza, dignità nella funzione che spetta al corpo delle guardie di pubblica sicurezza». Rabbia, dunque, ma anche fermezza e grande lucidità. Se c’è stato un salto di qualità nelle violenza criminale, non v’è dubbio che un salto di qualità l’hanno compiuto anche la stragrande maggioranza di chi, per dovere istituzionale, è chiamato a reprimere la violenza. «E’ un comunicato bellissimo, un documento eccezionale» , ci dice il senatore Ugo Pecchioli, super-esperto del pci per i problemi dell’ordine pubblico. Senatore, la polizia in questi ultimi tempi è cambiata. Come è cambiata e perché? «Il processo — dice Pecchioli — è cominciato dal giorno dell’assassinio dell’agente Marino, nell’aprile del ’74. Quel tragico fatto è stato il giro di boa.

memoriaLa guardia Antonio Marino in un bel ritratto

Fu un momento di grande svolta nell’orientamento della gente. Dice Pecchioli — capirono che il vero nemico non stava nelle fabbriche, tra gli operai e le organizzazioni della sinistra storica; stava nell’eversione di destra. Questa fu la svolta fondamentale. C’è anche stato, bisogna dirlo con molta chiarezza e onestà, un vero e proprio mutamento dell’indirizzo governativo. Mentre per tanti e tanti anni, dal ’47 al ’74, ai poliziotti è stato sempre detto che il nemico era a sinistra, dal ’74 si è finalmente cominciato ad indicare i veri nemici della democrazia, e cioè la strategia della tensione e le trame eversive». «Un altro fatto che ha contribuito in modo fondamentale al cambiamento della polizia — continua Pecchioli — è stato il comportamento del movimento operaio e sindacale nei confronti della polizia stessa. Le forze operaie e sindacali hanno guardato al problema come a un grosso problema nazionale, che deve essere assolutamente risolto dando al corpo orientamenti democratici e quindi efficienza». Per il senatore del pci, non c’è dubbio, poi, che «le nuove leve della polizia esprimono anche il nuovo clima politico italiano; i giovani poliziotti sono tra i portatori della crescita democratica dell’Italia. Il documento di Nettuno è stato un esempio di grande maturità politica e democratica ». Pur diviso da Pecchioli da una dura polemica sulla riforma della polizia e sulla natura del sindacato a cui il corpo deve appartenere, anche l’esperto de Franco Mazzola condivide le ultime parole del senatore comunista. Mazzola è d’accordo anche sul salto di qualità del corpo. «La polizia — spiega il deputato democristiano — sente ormai di essere esposta a una situazione nella quale i suoi mezzi di difesa sono spesso insufficienti; quelli che esistono forniscono certi mezzi di difesa che poli- adesso vengono accettati, ma, fino a pochissimo tempo fa, erano contestati, per esempio dalle forze di sinistra e in particolare dal pci». «Poi — continua Mazzola — credo che la polizia avverta la mancanza di strumenti che rafforzino l’azione preventiva del crimine; abbiamo strumenti di repressione, ma strumenti di prevenzione non ne abbiamo molti. Ed è per questo che la nostra proposta sul fermo di sicurezza non vuole essere un fatto di riduzione delle libertà personali ma vuole essere uno strumento per la prevenzione di alcuni reati gravissimi».

OP 1977 roma 15

Le incandescenti piazze del 1977

«Contemporaneamente — precisa il deputato democristiano — la polizia ha maturato una coscienza della sua funzione che la porta a richiedere da un lato la sua maggiore professionalità e una maggiore qualificazione; dall’altro un più ampio spazio per i diritti civili che consistono appunto nella smilitarizzazione come presupposto necessario per arrivare a forme di rappresentanza sindacale». «A queste esigenze — conclude Mazzola — bisogna rispondere con delle leggi precise che portino alla riforma della polizia e quindi alla smilitarizzazione, a forme di rappresentanza sindacale e a un maggior spazio ai diritti civili dei suoi appartenenti, che forniscono alla polizia gli strumenti necessari, sia sotto l’aspetto tecnologico sia sotto l’aspetto legislativo per fronteggiare l’ondata di criminalità». Gli agenti guardano con scetticismo alla polemica sulla riforma del corpo tra i grandi partiti politici, polemica che li investe ma che si svolge, quasi paradossalmente, sulle loro teste. A Nettuno, nel corso di un incontro commosso e teso, gli allievi hanno presentato a Cossiga un documento che chiede un effettivo coordinamento delle forze impiegate in servizio di ordine pubblico; lo sviluppo dell’azione preventiva; l’applicazione delle leggi vigenti: l’impegno del governo a dibattere e risolvere nelle sedi opportune i nodi e le tensioni sociali. 

Luca Giurato


 

Un articolo graffiante, che esprime tutta l’effervescenza interna al Corpo delle Guardie di P.S. all’indomani del barbaro assassinio dell’allievo vicebrigadiere Settimio Passamonti.

La sensazione del limite raggiunto, del vaso colmo, dell’inadeguatezza delle risposte politiche e istituzionali. Oggi fa quasi tenerezza leggere della richiesta dell’impunità sull’uso delle armi da fuoco in ordine pubblico avanzate da alcuni militari. Oggi. Ma in quei giorni? 

La politica italiana si stava tardivamente svegliando e tentava i primi timidi approcci con l’ambiente della smilitarizzazione; nonostante questo, la disciplina militare si abbatteva inesorabile su quanti si facevano latori delle legittime proposte di riforma del Corpo.

Nel frattempo, quel “formidabile” 1977 era ben lungi dall’essere finito. A distanza di nemmeno un mese, in circostanze molto simili a quelle che avevano causato il decesso di Passamonti, a Milano sarebbe stato ucciso il vicebrigadiere Antonio Custra.

Dovettero poi arrivare il sequestro Moro e l’assassinio della sua scorta per imprimere un’improvvisa accelerazione che nel giro di tre anni avrebbe portato alla tanto sospirata smilitarizzazione e sindacalizzazione della Polizia.

Nel frattempo, altri morti e altro dolore….

Un pensiero su “Polizia, pianeta che cambia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...