Polizia, pianeta che cambia

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(25.04.1977) StampaSera – numero 85

Polizia, pianeta che cambia 

Quei figli di contadini e braccianti meridionali, troppe volte insultati e uccisi, hanno conquistato una nuova dignità – Dice il sen. Pecchioli del pci: “I poliziotti hanno capito che il vero nemico non sta nelle fabbriche tra gli operai, sta nell’eversione di destra” – Il de Mazzola: “Una coscienza matura che chiede maggior professionalità e più spazio per i diritti civili” 

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Giampaolo Pansa e l’onestà intellettuale

Il 12 gennaio 2020 a 84 anni si è spento Giampaolo Pansa.

Scrivere di lui significa innanzitutto togliersi il cappello. Ben di rado infatti ci si è potuti confrontare con un professionista che fece dell’onestà intellettuale il suo cavallo di battaglia.

Uomo di sinistra, non esitò a portare a galla tutto il marciume delle vendette partigiane del post Liberazione in un momento storico in cui determinati argomenti non potevano, non dovevano essere messi in discussione.

Attaccato, insultato, minacciato e alla fine blandito, egli tirò dritto per la sua strada facendo ciò che gli riusciva meglio: il segugio.

E non lo fece da dietro una scrivania. Lo fece recandosi sul posto, dando la caccia a testimoni, protagonisti nel bene e nel male di un periodo schizofrenico che vide messi al muro migliaia di uomini e donne indiscriminatamente ritenuti collusi col nazifascismo, spesso confondendo il loglio con il grano, in un periodo tremendo in cui il plotone di esecuzione era la fine migliore che ti poteva capitare.

Cosa c’entra Pansa con la Polizia? C’entra, eccome.

Nei suoi scritti (in primis “Il sangue dei vinti”) ha tracciato la fine ingrata toccata a tanti agenti, sottufficiali, ufficiali e funzionari di Polizia “colpevoli” solo di essere stati dalla parte sbagliata: quella dei vinti, appunto. E non mi riferisco ai conclamati criminali di guerra, sadici figuri che con la Pubblica Sicurezza nulla avevano a che fare. Mi riferisco a tantissimi anonimi Poliziotti che svolsero il loro dovere nel senso intellettualmente più onesto del termine, ma sotto l’amministrazione “sbagliata”: quella della Repubblica Sociale Italiana.

Molti non glielo hanno perdonato, né da vivo né – come ora – da morto. I partigiani non si toccano, e ciò indipendentemente da quello che hanno fatto! Lui li ha toccati, eccome! Lo ha fatto con le foibe, scagliandosi contro il più becero negazionismo dell’intellighenzia sinistrorsa; lo ha fatto con le vendette sommarie della “Volante Rossa”, dell’anonimo killer della “pistola silenziosa”, con le fucilazioni sommarie delle cartiere di Mignagola (TV), con le impiccagioni di Torino e i militari gettati vivi negli altiforni e nei pozzi di decantazione delle fabbriche. Non risparmiò nemmeno chi, all’indomani della Liberazione, si rifece una verginità per meriti resistenziali nascondendo l’orbace dietro un fazzoletto rosso, ma neanche chi da “rosso convinto” (e non solo di ideologia…) si smacchiò attraverso due amnistie, continuando un’immeritata carriera politica.

Intellettualmente onesto. E di fronte a questa dote indiscussa ci togliamo tutti il cappello.

Per la redazione Polizianellastoria: Gianmarco Calore

Breve storia dell’Accademia di Polizia

Breve storia dell’Accademia di Polizia

di Marco Pitzolu

 

Nell’estate del 1964 si concludeva il termine ultimo per presentare la domanda di ammissione al Primo Corso per allievi Ufficiali del Corpo delle Guardie di PS: il primo Gennaio dell’anno successivo, un gruppo di giovani speranzosi varcava i cancelli della nuovissima Accademia, il più giovane istituto di formazione per ufficiali nel panorama dei corpi militari., dislocato nella palazzina gemella alla caserma “Maurizio Giglio” di via Guido Reni in Roma, già sede della scuola Ufficiali e sottufficiali di PS. (1)

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