Il difficile reclutamento

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(08.07.1977) La Stampa – numero 151

Polizia: il difficile reclutamento breve preparazione dei giovani 

Gli uomini che lottano contro il crimine Polizia: il difficile reclutamento breve preparazione dei giovani – Il Meridione continua a darne il maggior numero, tuttavia meno che in passato – I diplomati

(Dal nostro inviato speciale) Roma, luglio.

« Se si è venuti nella polizia per lavoro, solo perché non s’è trovata nessun’altra occupazione, sarà un poliziotto fallito ». Lo afferma un allievo di una delle scuole allievi guardie, quella di Alessandria. Altri suoi compagni sono di parere contrario. L’elemento uomo, nella polizia, presenta qualche lacuna, a differenza dei mezzi tecnici che, come s’è visto, sono d’avanguardia. La prima lacuna è quella del numero. L’organico prevede undicimila uomini in più; mancano perché pochi giovani rispondono ai bandi di concorso e tra quelli che concorrono elevato è il numero di coloro che, pur avendo frequentato la scuola dell’obbligo, sono quasi analfabeti di ritorno, quindi la selezione deve necessariamente essere molto severa.

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Scuola allievi guardie di Caserta, 1968

Nella scuola di Alessandria gli allievi sono 693; ci sono altre scuole: a Trieste, Bolzano, Piacenza, Vicenza, Caserta, con un totale di circa 2600 allievi. I corsi di base hanno la durata di sei mesi, cui seguono corsi di perfezionamento di tre mesi; dopo i primi sei c’è il giuramento, gli allievi diventano guardie effettive, incominciano a percepire lo stipendio, 214 mila lire nette al mese. Dopo il corso di perfezionamento gli agenti vengono assegnati ai raggruppamenti celeri per l’impiego nei servizi di ordine pubblico. In media vi rimangono due anni, dopo di che vanno alla loro destinazione definitiva, i reparti di impiego, nelle specialità giudiziaria, stradale, di frontiera, ferroviaria. Ci sono specializzazioni che comportano altri corsi, due anni per l’operatore elettronico, un anno per il tecnico telefonico, ad esempio. Nell’assegnazione si tiene conto, nei limiti del possibile, dei desideri che le guardie esprimono alla fine del corso di perfezionamento. Come richiesta è al primo posto la polizia giudiziaria, seguita dalla stradale e dalla ferroviaria. Il sogno di questi giovani è innanzitutto svolgere le indagini. Molti hanno scelto di fare il poliziotto perché choccati da qualche film poliziesco o anche dai fumetti. L’impatto con la realtà spesso li delude. Nell’attuale corso di Alessandria, che è nella fase finale del perfezionamento, in origine erano 750: 39 si sono prosciolti prima della ferma perché non se la sentivano di continuare, 17 sono stati licenziati per vari motivi, in genere perché di¬ mostravano di non essere capaci di apprendere le materie del programma. Oltre alla fatica dello studio durante il corso, c’è da affrontare qualche servizio di ordine pubblico. Non nei primi tre mesi, ma dopo con una certa frequenza. I casi di emergenza per disordini di piazza sono numerosi e il personale scarso, così la direzione della polizia si vede costretta all’impiego degli allievi. Fra le materie della «istruzione varia» c’è anche quelle che concerne l’ordine pubblico. Si fanno finte azioni di contro-guerriglia con i caschi, gli scudi, il lancio delle bombe molotov. Ma un conto è un’azione sul piazzale della caserma, con il capitano che insegna con il megafono e un conto è essere portati davvero nel mezzo della mischia, a Milano, a Torino, a Bologna, come è capitato a quelli del 47″ corso di Alessandria. E in genere non si tratta di brevi interventi: ci sono reparti che restano fuori scuola dieci, venti giorni per volta. Dal 26 aprile ad oggi gli allievi di Alessandria hanno perduto dalle 28 alle 30 giornate a testa.

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1970, scuola allievi guardie di Piacenza

«Una lacuna grave — dice il col. Renato De Carolis, comandante la scuola di Alessandria — perché gli allievi si distraggono uscendo dall’atmosfera dello studio e, a contatto con i reparti operanti, perdono lo smalto di disciplina che noi faticosamente eravamo riusciti a dargli ». Chi sono, da dove vengono questi giovani che scelgono la polizia? Facciamo ancora riferimento al corso di Alessandria: fra le regioni è in testa la Campania con 189 allievi, seguono la Sicilia, 135, la Puglia, 113, il Lazio 55, la Sardegna, 50. Il Piemonte ne ha dati 11, l’Emilia solo 2. Ci sono 14 geometri 13 periti, 10 ragionieri, 10 maestri; 10 hanno la maturità scientifica, 4 quella classica. La maggioranza ha frequentato soltanto la scuola dell’obbligo; uno studio concluso anni fa, a fatica, senza profitto e le poche nozioni imparate sono state rapidamente dimenticate. Non di rado c’è chi non è nemmeno in grado di scrivere alla fidanzata, si fa scrivere le lettere da un collega diplomato. Dice il cap. Alberto Addeo, che dirige il centro studi della scuola di Alessandria: «Le nostre lezioni sono faticose, il più delle volte gli allievi hanno difficoltà a capire l’italiano, non afferrano il significato di molte parole che spiegano concetti, poniamo, di procedura penale; quindi è evidente per loro la difficoltà di apprendere la materia. Nell’arruolamento si è tentati di allargare le maglie della selezione per cercare di avere più uomini, ma poi ci troviamo con elementi difficili da portare avanti ». Questi giovani provengono soprattutto da famiglie di contadini, di operai, di artigiani. Alla domanda sul perché di questa scelta, i più rispondono chi sono stati spinti dalla mancanza di un lavoro, altri parlano di passione. Un sardo: « Ho visto tanta delinquenza al mio paese, sono venuto perché credo sia necessario reprimerla ». Un diplomato di Lecce: « Non avevo altra scelta, ma mi trovo bene, c’è spirito di fratellanza e di umanità». Un romano: « Sono venuto per ideale, ma il contatto con la rabbia dei dimostranti, a Bologna, è stato duro, ci si rende conto che c’è soprattutto da badare a difendere la pelle». Al perito chimico salernitano che preconizza il fallimento per chi è venuto a fare il poliziotto non spinto da entusiasmo, risponde un pugliese: « L’importante è di dare il meglio di noi stessi per il servizio ». Per il col. De Carolis la scuola di formazione sarebbe più efficace se i due corsi avessero la durata complessiva di dodici mesi anziché di nove, con la promozione a guardia alla fine (pur con lo stipendio dopo sei mesi, al momento del giuramento), in modo che l’allievo fosse sempre stimolato a impegnarsi, per non correre il rischio di essere bocciato.

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1973, scuola allievi guardie di Alessandria

In sostanza la polizia è tra l’incudine e il martello: avrebbe bisogno di preparare meglio e più a lungo gli uomini selezionandoli più severamente e al tempo stesso dovrebbe largheggiare nell’arruolamento per ampliare i suoi quadri che sono ridottissimi. Fa notare il dott. Giorgio Simi, vicequestore alla questura di Roma, che non mancano soltanto gli agenti: l’organico dei funzionari non è mutato dal 1923: 2091; ma, nonostante che la popolazione sia molto cresciuta come pure gli impegni di servizio, i posti coperti oggi sono soltanto 1800. Bisogna che nei suoi bandi lo Stato sappia essere più allettante, offrire una retribuzione migliore. « Non è tutto — sottolinea il capo della polizia dott. Giuseppe Parlato. — Direi che sono in principal modo necessari tre fattori: la solidarietà di tutti i cittadini, la serenità nel luogo dove si lavora e il decoro nel luogo in cui si vive ». Per Parlato un problema basilare quello della casa. Troppi  agenti e sottufficiali sono oberati da questo problema; e per i comandi diventa difficile anche ordinare i trasferimenti del personale in vista di queste conseguenze. C’è una legge che stanzia un certo numero di miliardi per alloggi da destinare a guardie di p.s., carabinieri e guardie di finanza. « Il piano parla di 1700 appartamenti, ma su 90 mila uomini della polizia almeno 50 mila sono ammogliati: le necessità sono ben maggiori. Chi rischia, lavora e si sacrifica come la polizia e le altre forze dell’ordine ». 

Remo Lugli


 

I nodi cominciarono a venire al pettine già molto prima della data di redazione dell’articolo. 

A partire dalla metà degli anni Sessanta la diffusione dei malumori nelle caserme, unita all’elevazione dello spessore culturale dei singoli allievi, aveva innescato non solo un costante calo delle domande di arruolamento, ma anche crescenti richieste di proscioglimento da parte di chi era già dentro.

Il ministero le provò tutte, fino a ingaggiare i premi di arruolamento, edulcorando le forme di pubblicità per invogliare i giovani a scegliere la Polizia come loro futuro. Basta guardare ai manifesti dell’epoca, in cui si parlava di specializzazioni e di assegnazioni a reparti operativi assecondando le naturali inclinazioni dell’allievo.

Non fu mai così.

Le giovani guardie, salvo rare eccezioni, venivano assegnate quasi esclusivamente ai Reparti Celeri e gettate nella mischia furibonda delle manifestazioni di piazza sempre più violente.

Arrivò il Sessantotto, la morte di Annarumma, l’avvento del terrorismo e del brigassimo di piazza, con morti e feriti in grigioverde. Chi poté, cercò scampo in altre occupazioni sicuramente più remunerative: già, perché fare la guardia fruttava poco a fronte delle ore di servizio e delle indennità inesistenti.

La smilitarizzazione stava profilandosi all’orizzonte.

Un pensiero su “Il difficile reclutamento

  1. Farei una semplice considerazione, anzi due. Lo Stato in quel tempo doveva fronteggiare una politica fatta con la violenza di piazza. Non avrebbe potuto fare diversamente che utilizzare tutti gli uomini utilizzabili; purtroppo Allievi compresi. La colpa era di chi faceva politica in quel modo incivile. L’altra considerazione è tanto banale quanto semplice. Se vuoi delle persone che facciano bene un mestiere rischioso le devi pagare bene. Io ricordo ancora adesso i bandi di arruolamento degli inizi degli anni ’70. Io ero ragazzino ma si vedevano nei cinema con i premi di arruolamento….stipendi che si aggiravano a poco più di 100 – 120.000 lire al mese…..per rischiare la vita……ricordo nettamente un commento proprio al cinema….un adulto disse che un operaio non specializzato in fabbrica prendeva di più e se specializzato anche di più ancora……purtroppo la realtà era che già allora non si voleva fare la cosa più semplice del mondo: pagare adeguatamente le persone…..Conclusione: se fossimo vissuti in uno stato civile, la politica non avrebbe utilizzato la violenza di piazza, gli Allievi avrebbero fatto gli Allievi, non sarebbero stati distolti dallo studio e da Guardie sarebbero stati giustamente retribuiti e quindi ci sarebbero stati più aspiranti……la smilitarizzazione non c’entrava nulla anche perché l’Amministrazione con un Capo della Polizia come VICARI era già dal 1960 (data del suo insediamento) che aveva cominciato a fare sforzi per formare professionalmente sempre meglio i poliziotti…….. Tanto per dire….non so se ci avete fatto caso ma è da qualche settimana che appare una pubblicità televisiva per fare l’Ufficiale dei Carabinieri e mi risulta che sia stato prorogato il termine di scadenza per la presentazione delle domande per l’ultimo concorso. Non è un bel segno. Sicuramente c’è un enorme calo demografico rispetto ai miei tempi ma altrettanto sicuramente non è pervenuto un numero di domande che garantisca adeguata selezione……è evidente che anche una professione un tempo ritenuta prestigiosa non viene più ritenuta appetibile per diverse ragioni…..non è questione di venalità ma le retribuzioni di tutto il comparto in relazione a rischi e responsabilità non sono adeguate…

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