La Polizia Scientifica

Così nel 1937…….

Pagina 3

(29.12.1937) LaStampa – numero 309

Tecnica della polizia

Tutti i meccanismi criminosi ricostruiti e conosciuti – Varietà di indagini e risultati – Un filo conduttore: le impronte digitali tifico nelle “indagini di polizia, l’impiego dei mezzi tecnici nelle ricerche intese alla scoperta dei criminali.

 

ROMA, dicembre.

Nessun scampo per i falsari, ma nessun scampo, neppure, per gli orditori di altre attività criminose! Il procedimento scientifico volto alla individuazione dei reati e dei rei, ha soverchiato ed annullato il cammino evolutivo della criminalità nella tenebrosa escogitazione dei meccanismi criminosi; ne hanno, in concreto, contenuto le manifestazioni, in virtù di quella legge naturale e fatale che lega il fenomeno della delinquenza alla ampiezza ed alle possibilità in cui si esercita la repressione allo stesso modo in cui e sorta e si è perfezionata l’anagrafe criminale, con la teoria dei suoi schedari, in cui la personalità del delinquente o del sospetto non balza solo dai rilievi fotografici o dattiloscopici, ma trova la sua classificazione più rigorosa ed inconfondibile attraverso la dipintura dei connotati e dei contrassegni rilevati sulla base dei principii scientifici e antropologici, è sorta..si è organizzata ampliata perfezionata e completata, presso la Scuola di polizia, l’anagrafe dei meccanismi e delle modalità criminose.

La tecnica impiegata dai criminali nell’esecuzione dei loro reati, non è più un mistero, oggi, per gli organi di polizia, non è più alonata di dubbi, circonfusa di interrogativi, ma è una realtà conosciuta nelle estrosità e nella callidità dei suoi dettagli, molteplici e multiformi, tanto da fornire materia di insegnamento, con un suffragio sempre più largo e sempre nuove di materiale didattico, per i funzionari di P. S. se seguono il corso di « tecnica di polizia>>. Il naso e l’orecchio In via di perenne perfeziona- mento l’organizzazione del «Servizio centrale di identità (ordinamento dell’albo dei ladri operanti in ferrovia, orientato prima secondo il « D K V » del Bertil-Jlon, è stato, di recente, riorganizzato secondo un indirizzo molto più semplice ed efficace ed in virtù del quale le fotografie dei soggetti appartenenti secondo delle qualità di alcuni caratteri del naso e dell’orecchio.

SCIENT 1938 cartellino fotodattiloscopico
Un cartellino fotodattiloscopico in uso negli anni Trenta

Il Servizio centrale di indagini tecniche, annesso alla Scuola di polizia non conosce soste nell’aggiornamento della sua attrezzatura e non conosce indugi nell’utilizzazione di tutte le più moderne indagini e di sopralluoghi compiuti per reati contro la persona e la proprieta. Ed ecco che attraverso questo riesame si attua e si perfeziona il compito del « Servizio centrale»; si ottiene, per parte di questo, la visione panoramica e dettagliata, ad un tempo, della modernizzazione di tutte le più attuali conquiste della tecnica e della scienza. Una disposizione ministeriale fa obbligo ai Gabinetti di polizia scientifica periferici di inviare al «Servizio centrale di indagini tecniche», per il riesame ed il controllo, i fascicoli contenenti i rilievi eseguiti in occasione di indagini sull’attività delittuosa compiuta dalla teoria dei criminali; si giunge alla conoscenza della molteplicità dei meccanismi impiegati per l’estrinsecazione delle manifestazioni criminose, così da assicurare all’insegnamento della Scuola tecnica di polizia non solo un sempre più vasto ed aggiornato materiale didattico, ma una moltitudine di dati di fatto sempre più certi e preziosi. Nel triennio ultimo, 1127 fascicoli di rilievi sono pervenuti al Servizio centrale dai Gabinetti di polizia periferici, e per più di un terzo di essi il Servizio centrale ha, dato il proprio contributo tecnico sussidiando, integrando, completando, a volte, quelle indagini che gli uffici avevano iniziato in sopralluoghi o su reperti o corpi di reato e che non avevano potuto o stimato opportuno di espletare, per difficoltà tecniche o per mancanza di mezzi perfezionati.

SCIENT 1949 RomaGli addetti al Casellario Centrale di Identità nel 1949

Alta percentuale

In questo modo, tracce prove ed impronte, di reato poterono essere utilizzate ai fini della giustizia. Vennero rilevate impronte papillari su superfici sferiche: specchianti, trasparenti, con risultati che portano, per l’anno decorso, alla percentuale delle identificazioni di autori di reati ottenute a mezzo di impronte papillari. Vennero accertati e documentati falsi mediante lavaggio, raschiamento, alterazione e sostituzione di scritture su marche assicurative dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, su marche da bollo del Governatorato di Roma, su documenti vari (libretti di risparmio, cambiali, passaporti, ecc.); venne ottenuta, con mezzi fisici e chimici, l’esaltazione di alterazioni su lettere e documenti (51 casi nel ’36; 22 casi nel ’35); si ottenne la decifrazione di scritture poco visibili su documenti, stoffe, bossoli di proiettili, ecc..

SCIENT 1950 istituto superiore polizia scientifica
1950: l’Istituto Superiore di Polizia Scientifica di Roma

E’ ovvio che il « Servizio delle indagini tecniche » opera in concorso col Servizio d’identità il quale, con la moltitudine dei suoi schedari e delle sue classificazioni, costituisce la vera forza strategica della polizia. La casistica, del resto, mette in luce l’imponenza e l’efficacia di questa collaborazione, che trova nella perfezione del nostro metodo di classificazione dattiloscopica la ragione del suo costante successo. Un esempio fra i minori, prima di spulciare, fra la vasta casistica: in una vetreria di Pisa fu scorta un mattino, su di un vetro impolverato una iscrizione oltraggiosa. Nel quadrante inferiore del vetro, gli agenti rilevarono una incompleta impronta digitale ma utile per confronti; furono pertanto sottoposti a rilievi dattiloscopici tutti gli operai che avevano lavorato la notte precedente nella vetreria, nonché il custode che aveva denunciato la presenza della iscrizione. Ed ecco emergere dai confronti operati dal Servizio centrale che l’impronta digitale sul vetro era stata lasciata dal custode che aveva denunciato il reato.

I laboratori fotodattiloscopici decentrati nelle questure nel 1951

Un furto domestico

In un villino, in via Giorgio Baglivi, a Roma, un ingente furto di preziosi era stato consumato nottetempo in danno di una signora dell’alta nobiltà romana. Il funzionario del Servizio centrale di indagini che eseguì il sopralluogo rilevò che le porte di accesso al villino erano intatte. Rotto era, invece, un vetro della finestra della camera da bagno che dava sul giardino: la metà inferiore di questo vetro, sulla faccia esterna, quella rivolta cioè al giardino, presentava, parallelamente ai due lati laterali ed al profilo inferiore, incrinature superficiali. I pezzi di vetro sparsi sul davanzale della finestra vennero raccolti e ricomposti. Si osservò così che sulla faccia interna di essi erano altre incrinature superficiali, corrispondenti a quelle della metà inferiore. Orbene, dall’esame di queste incrinature e specialmente dalla loro direzione, il dott. Emilio Giri, che presiede appunto al Servizio centrale di indagini tecniche, potè argomentare che esse erano state e prodotte dall’interno, a finestra aperta. Cosparsi i frammenti di vetro con polvere d’alluminio, si rilevarono su di essi impronte digitali e palmari. Di qui alla scoperta dell’autrice del furto il passo fu breve: si trattava della guardarobiera, nella cui stanza i preziosi vennero appunto trovati, nascosti in un cappello della stessa padrona ed occultati dietro un armadio.

SCIENT 1954 rilievi su auto
Rilievi scientifici su un’auto rubata: siamo nel 1954

La sottrazione di soldi da parte della criminalità di cui la scoperta dei rei è stata ottenuta, ancora, col procedimento dattiloscopico, Una raccomandata spedita da Torino ad una signora abitante a Firenze, giungeva alla destinataria manomessa: nel tragitto, i biglietti di banca inclusi nella missiva erano spariti. Repertata la lettera, nel quadrante inferiore destro di essa si rilevarono, con polvere di argento, quattro impronte digitali, una delle quali, ben utilizzabile per confronti, veniva asportata con adesivo nero. Assunte quindi le impronte digitali al fattorino che aveva recapitato la lettera e compiuto il confronto dattiloscopico, si accertava che una delle quattro impronte, la più chiara, era stata lasciata dal dito indice della mano destra del fattorino. Il mariuolo si era indugiato a leggere la missiva e la curiosità lo aveva tradito. Dinanzi alla constatazione dell’identità, egli confessava avere operato la sottrazione delle banconote non;solo, ma confessò anche le infedeltà che aveva commesso in precedenza. Con analogo procedimento fu scoperto l’autore di un tentativo di estorsione. Alla signora M. D. proprietaria di una gioielleria in piazza delle Erbe a Fiume, giungeva una lettera anonima in cui le si imponeva di depositare in un determinato luogo, pena la morte, la somma di diecimila lire. Sulla lettera minatoria, trattata con polvere di alluminio, furono rilevate due impronte digitali. Erano le impronte dei due indici di un pregiudicato del luogo, il quale coronò con la confessione.

SCIENT 1955
Il paziente lavoro di confronto delle impronte papillari

La scoperta degli autori di un furto consumato in una trattoria a Trieste potè avvenire in virtù delle impronte papillari lasciate dai ladri su tre bicchieri. Confrontate le impronte con quelle dei cartellini segnaletici di tutta la vasta teoria dei ladri da scasso, ecco raggiungersi la prova dell’identità per il pregiudicato F. G. che veniva condannato a 5 anni e 6 mesi di reclusione e dichiarato delinquente abituale.

Ma le indagini del Servizio centrale non si limitano al campo dattiloscopico. Anche rispetto ai più disparati campi, dove può essere proficuamente perseguita la ricerca e l’opera di accertamento, la casistica è vasta e persuasiva. Recentemente, a Bolzano fu trovato annegato in un corso d’acqua un individuo del luogo. II cadavere e era saldamente legato e le modalità della legatura fecero profilare subito l’ipotesi del delitto. Gli accertamenti del Servizio centrale stabilirono che si trattava di autolegatura: il disgraziato aveva voluto giocare una beffa ai familiari ed agli amici ed era stato vittima di quella sua tragica bizzarria.

SCIENT 1949 10 marzo roma riconoscimentoRilievi antropometrici e merceologici integrano il nuovo metodo di indagine scientifica

Accertamenti nuovissimi, infine, per la loro natura e le modalità con cui sono stati compiuti, sono costituiti dagli esperimenti balistici su un cadavere disposti di recente a Palermo. Nel deposito d’armi della Milizia universitaria erano stati rinvenuti i cadaveri della giovanotta Maria Z., studentessa del 2° anno di lettere che aveva lesioni di arma da fuoco alla schiena ed al petto, e del giovane Vincenzo M., che aveva lesioni di arma da fuoco al petto. Per la diagnosi differenziale dell’origine delle lesioni, il personale addetto al Gabinetto di polizia scientifica, addivenne nel cimitero dei Rotoli al singolare esperimento. Il cadavere d’un uomo deceduto il giorno precedente fu rivestito con gli indumenti che il giovane Vincenzo M. indossava almo mento della morte e sui quali esistevano i fori di entrata dei proiettili. Su questi indumenti furono esplosi colpi di rivoltella, tenendo l’arma, dapprima a contatto di essi, poi, successivamente, ad un cm„ 5 cm. ed un metro di distanza. Gli effetti prodotti dalle esplosioni furono fissati e documentati, di volta in volta, con nitidi rilievi fotografici. Si poterono così rilevare e fissare sia gli effetti prodotti dai proiettili sulla stoffa, sia sul corpo, dopo avere attraversato gli indumenti. Ed ecco diradati, attraverso il singolare esperimento ed i rilievi tecnici che ne seguirono, gli angosciosi dubbi che avvolgevano il dramma; ecco ricostruito il dramma nella sua genesi e nelle sue modalità; ecco eliminato il pericolo che la giustizia potesse incorrere in un errore.

SCIENT 1962
Lo studio delle creste papillari si avvale delle gigantografie

 

…. e così trent’anni dopo!

Pagina 9

(14.04.1967) LaStampa – numero 88

Nei laboratori della polizia scientifica la tecnica più avanzata contro il crimine

La grande silenziosa riforma delle forze dell’ordine – Nei laboratori della polizia scientifica la tecnica più avanzata contro il crimine – Le attrezzature della « Criminalpol » all’Eur di Roma sono tra le più complete del mondo – Dieci anni fa il centro era così povero da stare in uno stanzino presso il carcere delle Mantellate – Tutti i dati delle 92 questure sono immagazzinati nella memoria magnetica del «Maigret elettronico» – Ora gli sforzi puntano a migliorare il livello culturale e tecnico degli agenti – Nuovi criteri di arruolamento e severi corsi di scuola

(Nostro servizio particolare) Roma, aprile 

All’Eur, sulla sinistra del lago, quasi a ridosso dei nitidi grattacieli in vetro e strutture metalliche, spiccano due grandi palazzi di stile piacentiniano. Qui, al Viale dell’Arte, è il «cervello» della polizia italiana, quel «Centro nazionale di coordinamento delle operazioni di polizia criminale », costituito di recente e che va sotto il nome di «Criminalpol ». Marmi, pannelli di legno, veloci ascensori, uscieri sommessi e cortesi, lunghi corridoi per i quali si muovono con rapida efficienza uomini e donne in camice bianco o azzurrino.

SCIENT 1961
Macchinari sempre più innovativi permettono rilievi fotodattiloscopici maggiormente nitidi e precisi: qui siamo nel 1961

C’è una atmosfera vagamente felliniana e, insieme, avveniristica. Ma si tratta di una realtà concreta, ancorché inimmaginabile: siamo nei laboratori della polizia scientifica che, insieme con la sezione italiana dell’Interpol, dipende, ai fini operativi, dal vice capo della polizia, dott. Vincenzo De Stefano, direttore della «Criminalpol». Anche se l’idea che ci si fa della nostra polizia non è più quella del « dotto’ » o del questurino di poco alfabeto, stupisce constatare come la « Criminalpol » disponga di attrezzature quali non ricordiamo di aver visto neanche negli Stati Uniti. E, infatti, con voluto distacco ci informano che i laboratori della nostra polizia scientifica sono « i più perfezionati del mondo ».

A partire dagli anni Cinquanta i laboratori mobili permettono di trasferire le prime indagini direttamente sulla scena del crimine.

Un tempo, ancora quindici anni fa, i nostri bravi marescialli della «giudiziaria», mostri di memoria e di intuito, per stabilire un rapporto tra il delitto e lo strumento con cui era stato compiuto o per risalire da quest’ultimo all’assassino, si regolavano semplicemente « con una guardata ». Fino al 1956 la polizia scientifica italiana, per citare le parole dell’uomo che l’ha creata e trasformata, 1′ ex avvocato Calogero Marrocco, favoloso capo della « mobile » romana nel dopoguerra, oggi questore di Bologna, « era tutta dentro uno stanzino gentilmente concesso dalla direzione del carcere femminile delle Mantellate… Venivano in visita funzionari delle polizie straniere e c’era da nascondersi per la vergogna: strumenti vecchi di almeno un secolo ». Oggi la polizia scientifica italiana ha laboratori fisici, chimici, merceologici, balistici, di gigantografia e falso nummario, di spettrografia, di cromatografia, di ricerche biologiche, di criminalistica, di microfilm. In un ampio locale è installato, insieme col centro telescriventi, il servizio Telex per ora in possesso di poche polizie e il servizio telefoto. La nostra polizia scientifica, divisa in due sezioni, « identità » e « indagini tecniche e documentazione », dispone fra l’altro di uno schedario del « modus operandi » dei criminali, in continuo aggiornamento. Vi sono addetti specialisti dotati di appositi, complicati strumenti, razionalmente disposti sui rispettivi tavoli.

SCIENT 1962 sopralluogo con servizio aereoQuando necessario, la Scientifica si avvale anche dei mezzi di trasporto aereo sia per le ricognizioni che per i sopralluoghi: qui siamo nel 1962

Or è poco, i tecnici di questo reparto, osservando l’analogia di taluni «colpi » ladreschi, sono riusciti a identificare un individuo che aveva compiuto ventiquattro furti in quindici Provincie. La « Criminalpol » conta tra i suoi strumenti più perfezionati, lo schedario elettronico nazionale, al quale giungono regolarmente, dalle novantadue Questure della Repubblica, i moduli di rilevazione dei vari reati, e, giornalmente, dei furti d’automobili. Le notizie riportate sui moduli, una volta a Roma vengono perforate in apposite schede e poi trasferite su nastri magnetici, andando così ad arricchire la «memoria » del « Maigret elettronico ». In un prossimo futuro le varie Questure e i quattro « nuclei ” Criminalpol ” » dipendenti da Roma (uno per il Nord a Milano, uno per il Sud a Napoli, uno per la Sardegna a Cagliari, uno per la Sicilia a Palermo), potranno comunicare direttamente con il cervello elettronico. L’attrezzatura scientifica della «Criminalpol » non finisce qui: ci sono ancora apparecchi per rilevare in profondità tracce visibili o dissimulate, reparti dove sono raccolte le armi di tutti i tipi fabbricate e in commercio nel mondo, tutti i sistemi di serrature e di chiavi, i campioni d’ogni tipo di carta, d’inchiostro, di vernici, di fari automobilistici, di leghe metalliche, i calchi dei battistrada di ogni marca e specie di pneumatici. Ma l’ottava meraviglia è rappresentata dal gabinetto scientifico mobile o autolaboratorio, « novità » assoluta per l’Europa. Si tratta di un furgone « Fiat 1100 T », attrezzato per le indagini di polizia scientifica in occasione di un omicidio, di una rapina, di un attentato terroristico, di un disastro, del rinvenimento d’un cadavere sconosciuto ecc. Nell’autolaboratorio possono lavorare comodamente quattro tecnici (uno dei quali è un funzionario o un sottufficiale di polizia giudiziaria) avendo a disposizione un largo equipaggiamento alloggiato in poco spazio grazie a davvero geniali accorgimenti : un apparato ricetrasmittente transistorizzato; un gruppo elettrogeno di elevata potenza e un impianto illuminante di vasta portata; una camera oscura; un gabinetto di dattiloscopia; l’« identikit » ; una macchina per scrivere, registratori da impiegare negli interrogatori; un laboratorio completo di provette, vetrini, microscopio binoculare, lampada a ultravioletti, reattivi” per sangue e per sostanze stupefacenti; una macchina da ripresa 16 mm; una valigia-corredo per ricavare calchi in gesso ed eseguire il « guanto di paraffina ». In Italia, oltre a settantanove gabinetti di polizia scientifica presso altrettante Questure, funzionano quarantasei «posti di segnalamento » presso commissariati o sedi di Tribunale con particolari esigenze di polizia giudiziaria, e sono operanti tredici gabinetti regionali dotati di questi autolaboratori.

Fra i rimproveri mossi, soprattutto in passato, alla nostra polizia ricorre appunto quello di non preoccuparsi tanto delle prove obiettive quanto delle confessioni, che permettono di chiudere un’inchiesta senza dannarsi troppo nella ricerca di solidi elementi probatori. Ebbene, l’eccezionale ammodernamento della nostra « scientifica » è motivato innanzitutto dalla preoccupazione di consentire la ricerca di quelle prove obiettive da cui la polizia di un paese – democratico non può prescindere: « In qualsiasi indagine di polizia dev’esserci la sicurezza assoluta di una completa uguaglianza di trattamento nei confronti di tutti i cittadini e di un esauriente accertamento per ogni fatto E tuttavia non bastano « i più perfezionati laboratori del mondo », tecnici eccellenti, funzionari coraggiosi e provveduti, dirigenti illuminati a rendere veramente moderna una polizia quando — per citare le parole di un alto magistrato — tuttora « residuano talune mentalità contrastanti con i compiti di polizia giudiziaria, come la valutazione a volte politica dei fatti e un eccessivo timore dei superiori della gerarchia amministrativa ». Il problema della nostra polizia rimane dunque problema di uomini, soprattutto alla base, come, del resto, recenti, tristi episodi stanno a confermarci. Di questo, peraltro, i dirigenti della polizia italiana sono consapevoli, il primo a parlarne con responsabile franchezza è il prefetto Vicari, capo della stessa polizia.

SCIENT 1977 cronaca
La riesumazione dei cadaveri è uno dei compiti più ingrati, tuttavia necessari, per ricostruire un evento delittuoso

La « riforma silenziosa » che prende nome da lui, è stata incentrata, infatti, proprio sull’uomo-poliziotto. nell’intento di evitare « ogni malinteso e superato concetto di imposizione autoritaria» in chi fa parte della polizia e di epurare quest’ultima degli incapaci e degli indegni. Da qui i nuovi criteri di arruolamento con regolare bando di concorso, da qui i severissimi, lunghi corsi di addestramento scanditi da esami rigorosi, da qui la creazione di una Accademia degli ufficiali di P. S., il perfezionamento della Scuola superiore di polizia e della « scientifica ». Il problema di fondo risiede nel « rammodernamento della massa umana », affinché la polizia tutta sia sollevata a un livello tecnico e culturale assai superiore al livello presente. Ma è un problema che non si poteva risolvere nei sei anni trascorsi dall’inizio della « riforma Vicari », i cui effetti potranno vedersi non prima di un decennio. Ci si è mossi tardi e occorre aver pazienza. Per adesso siamo in piena fase evolutiva, la più delicata e difficile. E ciò spiega molte cose: certi progressi sorprendenti ma anche qualche fatto sgradevole. 


 

Due articoli, scritti a distanza di trent’anni l’uno dall’altro: stili diversi, l’uno maggiormente intriso di retorica e quasi favolistico; l’altro più razionale e celebrativo. Nel 1937 leggere di un “mariuolo” che sottraeva denari o scriveva frasi ingiuriose scatenando un cotale dispiegamento di forze può far sorridere. Solo trent’anni dopo, in strada ci si beccava schioppettate e la Polizia aveva da tempo iniziato a fare i conti con una criminalità organizzata e senza scrupoli.

Emerge tuttavia un dato incontrovertibile: quello di una Polizia Scientifica sempre e comunque all’avanguardia, composta da professionisti dall’assoluto rigore che operavano secondo procedure codificate che in Europa ci invidiavano. Può far sorridere anche l’esaltazione dell'”autolaboratorio”…. ma proviamo a calarci in quei rombanti anni Cinquanta e a chiederci cosa doveva significare l’arrivo di un intero laboratorio scientifico sulla scena di un delitto.

Oggi, dove tutto è informatizzato e una qualsiasi informazione o confronto si ottiene nel tempo di un “clic” dando per scontato un mucchio di cose, dobbiamo soffermarci proprio sulle nostre radici e su ciò che l’avanguardia scientifica della nostra Polizia ha apportato in termini di sicurezza e legalità.

 

Un pensiero su “La Polizia Scientifica

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...