Squadra Volante

Pagina 9

(27.10.1967) StampaSera – numero 254

Un servizio indispensabile nella lotta alla malavita

Vegliano giorno e notte le «radiomobili» dello polizia. In ogni momento di qualsiasi giornata i drammi, le miserie e le sventure della città corrono sull’onda della radio della polizia. Ci viviamo dentro: stiamo lavorando o dormendo o guardando la televisione e ci passa vicino la notizia che una ragazza è stata trovata assassinata oppure la notizia di una rissa tra ubriachi, ma non ci accorgiamo di niente. Soltanto l’autoradio della polizia riceve il messaggio. E’ nel traffico del mezzogiorno o attraversa le strade vuote della notte. Accelera, accorre.

colonnina
Le colonnine di soccorso a disposizione della cittadinanza e installate nei punti nevralgici delle città a partire dai primi anni Settanta

E’ questo un servizio ormai indispensabile alla vita di una grande città: intervenire, su ogni fatto, più presto possibile, perché un ritardo di pochi minuti — talvolta di secondi — può essere decisivo. Una vita salvata, un furto sventato. E poi c’è la malavita che si perfeziona nel delitto con tecniche nuove e auto più veloci, che parte sempre con il vantaggio della sorpresa, della scelta del luogo e del tempo. Per batterla, bisogna ridurre al minimo questo vantaggio. Perciò, l’ufficio radio della questura funziona ventiquattro ore su ventiquattro. Una parete è occupata da un quadro luminoso che riproduce la pianta della città, disseminato di luci rosse, verdi e bianche, che indicano la posizione delle radiomobili, delle auto della squadra mobile e di quelle dei commissariati.

sala operativa
Una sala operativa nel 1978

Il telefono chiama per notizie o appelli che sono sempre urgenti e, con un’occhiata al quadro luminoso, si vede quale è l’auto più vicina da inviare all’indirizzo segnalato. E subito segue l’ordine per via radio. « Radiomobile tre c’è una rissa, forse con coltelli. Bisogna fare presto » trasmette la centrale e dà un indirizzo. La « tre » è ferma in una piazza a quattrocento metri dalla rissa, con gli agenti a bordo che stanno pronti in qualsiasi momento; decine di pattuglie son dislocate nei punti nevralgici della città, pronte ad accorrere a un ordine della «centrale». Delitti, sciagure, drammi familiari: ogni avvenimento passa al vaglio delle «autoradio» che accertano i fatti e inviano un rapporto al comando. Solo una piccola parte di questo lavoro incessante viene a conoscenza del pubblico controllando le targhe delle auto che passano e confrontandole con quelle dell’elenco delle macchine rubate. « Ricevuto » rispondono nel microfono e avviano la pantera a sirena spiegata nel traffico delle 8 di sera.

volante 3

Nell’ufficio radio della Questura l’operatore sposta con l’apparecchio elettronico la luce rossa della « tre » dalla piazza al posto della rissa. Ancora il telefono. E’ una donna che crede di avere visto un ladro arrampicarsi su un’impalcatura e infilarsi in una finestra. Il telefonista passa la comunicazione all’agente della radio che gli siede vicino e che subito chiama: « Radiomobile sette, radiomobile sette… ». L’operatore è pronto a spostare la luce rossa della « sette ». Altre chiamate, altre luci che scivolano lente sul quadro verso posti che significano una vetrina infranta con il cric o un alloggio dal quale filtra odore di gas o il magazzino di un ricettatore. Intanto la radio sta ricevendo: « Radiomobile tre chiama centrale ». La pattuglia accorsa per la rissa riferisce di avere trovato un gruppo di inquilini che si azzuffavano nel cortile. « Vi erano coltelli? » domanda la centrale. « Niente coltelli. Un agente in servizio trasmette alcuni dati: pugni, morsi, bastonate ». « Portateli tutti al commissariato». Ma una sola macchina non basta per il trasporto di tante persone e sul posto viene avviata la « undici », che dal quadro luminoso risulta la radiomobile più vicina. La storia della rissa si concluderà davanti a un sottufficiale del commissariato: i fermati saranno interrogati, presi a verbale, ammoniti. Torneranno a casa a piedi o in tram. Le autoradio non saranno rimaste ad aspettarli, saranno già lanciate su altri servizi. Tutto il giorno e tutta la nette le chiamate si susseguono.

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«Radiomobile nove: un uomo è impazzito, è chiuso in casa, solo, con la figlia di pochi anni ». Segue un indirizzo e la « nove » vi accorre, mentre dalla questura si avverte la Croce Rossa, che invia un’ambulanza. Il caso si rivela difficile: occorrono rinforzi e la « nove » li chiede via radio. Pochi minuti dopo altre due radiomobili sono sul posto. Si tengono lontani i curiosi mentre due poliziotti — attenti a non fare rumore — raggiungono un balcone, entrano nell’alloggio e immobilizzano il folle. La bimba piange in un angolo, non è ferita, soltanto spaventata. Ma se si fosse ritardato dieci, venti minuti ad intervenire? La maggior parte degli episodi che impegnano le radiomobili non compaiono sulla cronaca e restano sconosciuti. Sono fatti non gravi, che il più delle volte si concludono bene proprio per il pronto intervento della polizia. Gli agenti rappacificano due coniugi; fermano uno sventurato che era deciso a cercare la morte; accorrono per un segnale d’allarme che si è messo a suonare per un contatto di fili o qualcosa del genere. In qualsiasi momento della giornata e della notte ci sono sempre almeno ima ventina di luci accese nel quadro luminoso della centrale. Le autoradio sono pronte a lanciarsi verso una chiassata tra inquilini o verso una rapina. Per quest’ultimo evento viene subito ordinata una manovra a tenaglia, che interessa parecchie radiomobili e che dovrebbe chiudere la fuga dei banditi. Altre auto vanno a controllare le uscite della città o a formare posti di blocco. Non sempre il piano riesce. E’ riuscito il 25 settembre a Milano ed ha permesso di catturare Cavallero, Notarnicola, Rovoletto e Lopez. 

Al passo coi tempi! Dal 1964 al 1978 cambiano i mezzi, ma lo spirito rimane lo stesso!


Un articolo breve e sincero che esprime tutta la sensazione di “esordio” di un servizio che in realtà era già operativo da molti anni, sebbene in modulazioni operative completamente diverse. 

Si percepisce l’esigenza della rapidità dell’intervento. Una società che si è evoluta a ritmi frenetici li ha imposti anche alla gestione della sicurezza pubblica. L'”onda lunga” di Vicari e delle sue importanti riforme si ripercuote dunque su un pronto intervento dove le Volanti venivano ancora chiamate “Radiomobili”, un termine che non fu mai usato davvero perché le nostre “Pantere” si sono sempre chiamate “Volanti”. 

In quegli anni la “Pantera” divenne un mito nell’immaginario collettivo, grazie soprattutto agli importanti successi riportati quotidianamente contro tutti i tipi di criminalità, da quella di strada a quella organizzata.

Oggi la visione di quella “Pantera” è stata appannata da moduli polizieschi più politically-correct, perché si preferisce un gatto senza artigli a un felino pronto all’azione. Una destrutturazione che parte da lontano, forse già da quel 2006 quando la sua nuova effigie passò dal nero a un bianco da ospizio, rendendola una vecchietta sdentata.

O tempora, o mores….

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