Il corso mai partito

ACCADEMIA DI POLIZIA, 13° CORSO UFFICIALI : IL CORSO MAI PARTITO

di Gianmarco Calore

 

Nel variegato panorama storico della nostra Polizia ci siamo spesso imbattuti in vicissitudini complesse, a volte perfino contraddittorie, che hanno riguardato molti aspetti organizzativi del Corpo.

Uno di questi è emerso recentemente quasi per caso, sconosciuto ai più. Riguarda l’Istituto di formazione più prestigioso, quello dell’Accademia Ufficiali del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza. Per meglio comprendere questa strana storia, facciamo un passo indietro fino all’aprile 1943, quando il maresciallo Badoglio, a seguito della caduta del Fascismo, militarizzò l’allora Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza, incardinandolo in uno stringente ordinamento militare che resterà inalterato praticamente fino alla legge di riforma del 1981. Da allora e fino al 1963, l’accesso al ruolo Ufficiali del Corpo avveniva “per osmosi” direttamente dagli Ufficiali d’Accademia delle altre FF.AA., con particolare preferenza per gli ufficiali appartenenti all’Esercito.

Se un tale sistema poteva in qualche modo funzionare nella fase immediatamente successiva alla fine della Seconda Guerra Mondiale, esso rivelò tutti i suoi limiti man mano che la Polizia italiana si plasmava alle mutate esigenze della nuova società democratica. Ben si comprende infatti come la Polizia della fase post-bellica dovesse essere traghettata da un periodo monarchico-dittatoriale a una nuova fase repubblicana, densa di incognite: un “salto nel buio” che poneva il governo di fronte a paure e a un senso di fragilità preoccupante. La lettura dell’ordinamento e regolamento di disciplina del Corpo riflette in modo lampante la primaria esigenza di una pressione disciplinare estremamente ferrea e rigorosa che nessuno meglio di un Ufficiale dell’Esercito poteva garantire in un ambito così delicato come quello della Pubblica Sicurezza.

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1951, Roma: allievi Ufficiali del Corpo delle Guardia di P.S. impegnate nel corso di Radiocomunicazioni tenuto da un Ufficiale dell’Esercito (fonte: Polizia Moderna)

Ma i tempi cambiarono in fretta: l’evoluzione della società, l’approssimarsi del “boom” economico, le mutate esigenze socio-politiche e di ordine pubblico portarono ben presto a galla tutti i limiti legati a una gestione della Polizia come una qualsiasi Forza Armata. Gli ufficiali dell’Esercito, molto più avvezzi al comando su scenari bellici e all’esercizio della disciplina sulla base del “comandi-signorsì”, dei bottoni lucidi, delle barbe rasate e dell’obbedir tacendo, rivelarono tutti i loro limiti nell’amministrazione delle vere colonne portanti della Polizia, a partire da quella Giudiziaria in cui purtroppo impreparazione e pressappochismo la fecero da padrone fino a tutti gli anni Cinquanta. Basti soffermarsi sul percorso di formazione di una singola Guardia di quell’epoca per capire quanto si prediligesse l’aspetto formale a quello culturale di settore; aggiungiamo a questo desolante panorama la necessità di assumere “a termine” nuovi poliziotti come guardie aggiunte, deputate a servizi di caserma o di solo ordine pubblico, e che pertanto venivano formate in modo ancora più approssimativo, per capire il livello di preparazione media della Polizia di quel periodo.

La risposta offerta dai vertici dell’Amministrazione della P.S. all’inizio degli anni Sessanta fu dunque radicale e, per certi versi, assolutamente innovativa. Alla base venne eliminata finalmente la figura della Guardia Aggiunta, questo “minus inter pares” costretto a dibattersi eternamente di rafferma in rafferma nella speranza di essere ammesso alla frequentazione del corso per Guardia Effettiva. Ai vertici venne fondata nel 1963 l’Accademia Ufficiali del Corpo delle Guardie di P.S.. Senza giri di parole, venne creato un autentico gioiello, a partire dal fatto che i nuovi ufficiali erano innanzitutto Poliziotti, come tali formati e istruiti. Il Cadetto, dopo un percorso selettivo molto duro che doveva tenere in considerazione non solo l’idoneità psico-fisica e culturale, ma anche quella morale di lui e della sua famiglia, veniva ammesso alla frequentazione di un corso biennale di formazione specifica dal quale usciva con il grado di Sottotenente in s.p.e..

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L’Accademia del Corpo delle Guardie di P.S. di Roma in una foto del 1968 (per gentile concessione del dott. Sergio Tinti)

La stessa analisi delle materie oggetto di formazione fece a buona ragione parlare di “università della Polizia”: alle lezioni più schiettamente militari (assetto formale, ordinamento e regolamento, cerimoniale, frequentazione della scuola di guerra, gestione del personale) si affiancarono quelle ben più specifiche di diritto penale e processuale penale, civile e processuale civile, leggi di pubblica sicurezza, diritto amministrativo, economia politica, diritto costituzionale, diritto internazionale, codice della strada e molto altro ancora, con i relativi esami da superare. Al Sottotenente che riusciva finalmente a indossare i galloni, veniva inoltre offerta la possibilità di sostenere i pochissimi esami che gli mancavano per conseguire la laurea completa in Giurisprudenza presso le varie università statali italiane. Venivano inoltre organizzati viaggi d’istruzione all’estero, per uno scambio reciproco di esperienze con i Cadetti delle altre Accademie.

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1973: il 7° Corso Allievi Ufficiali in visita d’istruzione a Copenaghen (fonte: Polizia Moderna)

Ben si comprende quindi il grande salto di qualità che permise da un lato di immettere in servizio Ufficiali specificamente formati, dall’altro di agevolare il collocamento in congedo dei vecchi “geronti” ormai ritenuti non più idonei a comandare una Polizia in fervente rinnovamento.

E’ naturale che, nella fase di transizione tra il “vecchio” e il “nuovo” mondo, si crearono attriti e dissapori tra il vecchio Colonnello e il “tenentino” di prima nomina. Ma si trattò più che altro di uno scontro generazionale, divergenze di mentalità necessarie come una febbre che purifica il corpo.

L’Accademia Ufficiali del Corpo delle Guardie di P.S. fu collocata naturalmente a Roma all’interno di un augusto palazzo di via Pier della Francesca. Essa divenne l’unico centro di formazione non solo per gli Ufficiali destinati ai ruoli operativi del Corpo (Reparti Mobili e Celeri, Polizia Stradale, di Frontiera e Ferroviaria, Scuole di Formazione, Ispettorati di Zona), ma anche per quelli destinati ai ruoli tecnico-professionali (Ufficiali Medici, Ingegneri, Chimici, Psicologi). A cadenza annuale veniva bandito il relativo concorso aperto ai civili in possesso di diploma di scuola superiore e a coloro che già appartenevano al Corpo delle Guardie di P.S., a parità di requisiti.

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1968: allievi ufficiali di p.s. durante una lezione (foto gentilmente concessa dal dott. Sergio Tinti)

La formazione dei nuovi Ufficiali attraversò periodi spesso convulsi e terribili della nostra storia recente, che riguardarono non solo la società civile ma anche la stessa Polizia. L’avvento del Sessantotto, i movimenti studenteschi, la lotta operaia, il terrorismo eversivo fecero da contraltare a un malessere interno che aveva cominciato a serpeggiare tra le guardie a partire dalla metà degli anni Sessanta, con i primi timidi tentativi di rivendicare migliori condizioni di vita operativa, adeguamenti stipendiali, orari di servizio più umani, maggiori garanzie di tutela del personale, soprattutto in ordine pubblico.

Il 19 novembre 1969 a Milano, nel corso di scontri di piazza tra manifestanti e Polizia, viene uccisa la guardia di P.S. Antonio Annarumma. E’ la scintilla che fa esplodere in modo violento (ed è la prima volta) tutto il malessere del Corpo, con un vero e proprio ammutinamento dei militari del 3° Reparto Celere che sfociò anche in aggressioni fisiche ai propri ufficiali. Lo stesso generale Arista, ispettore di Zona, intervenuto per sedare gli animi, fu preso a ceffoni.

Se fino ad allora il malessere covato in seno al Corpo era stato soffocato a suon di bastonate disciplinari e trasferimenti d’ufficio, per la prima volta a Milano quel giorno i giornalisti poterono toccare con mano il reale disagio dei Poliziotti italiani, “odorando” in prima persona tutti quei panni sporchi che il ministero aveva cercato malamente di lavare in famiglia. La morte della guardia Annarumma (di cui in questo portale potrete trovare il relativo articolo) può considerarsi la prima, vigorosa spallata a un sistema poliziesco vecchio: la prima pietra verso la futura smilitarizzazione.

E arriviamo a quel 13° Corso Allievi Ufficiali: il Corso mai partito.

Siamo nel 1980: la legge di riforma sta ormai per essere promulgata, in Parlamento stanno apportando le necessarie “limature”. E’ una legge rivoluzionaria, la futura 121/81: alla smilitarizzazione del Corpo fa seguito l’introduzione di un nuovo concetto, quello di sindacalizzazione. Fino a qualche mese prima, il solo discutere di questi aspetti avrebbe comportato il deferimento del poliziotto al Tribunale Militare per attività sediziosa. Basti pensare a quello che accadde a Padova nell’agosto 1976, quando esplose il famoso “caso Margherito” (anch’esso trattato su queste pagine), con il primo Ufficiale che si batte in prima persona per tali diritti, pagandone lo scotto.

Smilitarizzazione e sindacalizzazione del Corpo posero quindi un preliminare problema di metodo nella formazione dei nuovi Ufficiali….. che però non erano più Ufficiali, bensì Funzionari. Se fino ad allora l’amministrazione della P.S. era stata una sorta di creatura bicefala (con l’articolazione civile composta dai Funzionari di P.S. e quella militare composta dai relativi Ufficiali), come ci si sarebbe dovuti comportare adesso che l’Ufficiale avrebbe dovuto consegnare stellette e sciarpa azzurra, mentre il Funzionario avrebbe dovuto indossare l’Uniforme?

Nel frattempo era stato comunque indetto il concorso per i nuovi Ufficiali di P.S., non sapendo quando esattamente la legge di riforma sarebbe entrata in vigore. Probabilmente si pensò che di tempo ancora ce n’era e che probabilmente quel 13° Corso sarebbe stato l’ultimo con le stellette sulla giacca. Migliaia di giovani vennero esaminati, venne stilata la graduatoria di merito e i nuovi aspiranti cadetti rimasero in attesa di ricevere l’agognata convocazione per il corso di formazione.

Attesa che rimase tale.

Nel frattempo il 1° aprile 1981 venne promulgata la legge di riforma. Per quegli aspiranti cadetti quel 1° aprile fu il peggior “pesce” che poterono ricevere. Il loro corso non partì mai. Il ministero naturalmente prese tempo, per capire che pesci pigliare (aforisma che meglio non si potrebbe adattare alla situazione!). Probabilmente comunicò ai giovanotti che avrebbero ricevuto presto notizie e che una soluzione sarebbe stata trovata.

Da quanto abbiamo potuto accertare con le nostre ricerche, questa soluzione non venne trovata. Nel frattempo molti aspiranti cadetti trovarono un’altra occupazione, il tempo passò, la vita andò avanti…. e quando finalmente a Roma si ricordarono di loro, in pochi accettarono la possibilità di entrare in Accademia per la nuova formazione dirigenziale, anche perché il Corso era stato completamente riformulato nella sua nuova frequentazione, ora di tipo quadriennale.

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Cadetti dell’Accademia Ufficiali del Corpo delle Guardie di P.S.: gli aspiranti del 13° Corso non riuscirono ad arrivare a questo ambito traguardo

Sarebbe bello saperne di più. Sarebbe bello che qualcuno di quei “capelloni” (come affettuosamente venivano chiamati in gergo i nuovi cadetti) leggesse questo articolo e dicesse la sua su cosa realmente accadde per quel 13° Corso: quello mai partito.

Per la Redazione Polizianellastoria: Gianmarco Calore

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2 pensieri su “Il corso mai partito

  1. Partecipai all’ultimo concorso, passai le prime prove ma a settembre, dove se ben ricordo eravamo rimasti in 100 concorrenti per 60 posti, quando mi sarei dovuto presentare per la prova scritta e colloquio orale, l’allora Ministro dell’Interno Cossiga annullò tutto in attesa della riorma che entrò in vigore solo cinque anni dopo, nel 1981. Essendomi arruolato nel settembre del 1975, all’epoca ero già in servizio e prestavo servizio presso il 1° Reparto Mobile di Torino, divenuto poi 5° Reparto Celere, comandato dal Colonnello Guardini. In polizia ci sono rimasto, ovviamente e dal 2013 sono in pensione.

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