Generale di P.S. Sabatino Galli: cenni

Vicende storiche del Generale Sabatino Galli

Di Gianluigi Marconi

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Un giovane Sabatino Galli ritratto durante il periodo bellico

Nel corso di una recente discussione sull’attività svolta dalla P.A.I. in Roma “citta aperta “, nel periodo 1943/1944 è emerso, da parte di un interlocutore, il nome di Sabatino Galli personaggio estremamente controverso che dal 1946 al 1963 ha ricoperto la carica di Generale ispettore del Corpo delle Guardie di P.S. cioè della componente militare della Polizia Italiana.

La storia che lo riguarda, riferita al periodo precedente quello sopra citato è particolarmente nebulosa e di non facile comprensione cosa che peraltro ben s’ addatta alla personalità del soggetto che chi ha conosciuto descrive molto intelligente, scaltro ma di difficile, se non impossibile, collocazione ideologica. Sabatino Galli inizia la sua carriera entrando, verso la fine degli anni trenta, nei ranghi del neo costituito Corpo militare della Polizia Africa Italiana; un organismo creato dal regime fascista per svolgere nei territori africani gli stessi compiti che nel Regno erano delegati al Corpo degli Agenti di p.s.. L’atto costitutivo della PAI del luglio 1936 pone il Corpo alle dipendenze del Ministero delle Colonie. Nel contesto coloniale Sabatino Galli rivela sin da subito la sua eccezionale capacità di valutare ogni sia pur minima circostanza per emergere e crearsi una posizione di prestigio. Riesce a farsi attribuire la preziosa qualifica di squadrista dichiarando falsamente di avere partecipato alla “Marcia su Roma” e il titolo gli consente un percorso privilegiato all’interno del Corpo dove peraltro si distingue anche per fanatismo ideologico e la durezza nei confronti degli indigeni. Negli anni 1940 e 1941, lo troviamo comunque aggregato in Germania al Comando Generale delle SS nel gruppo nel quale operano il col.Dollman e il maggiore Kappler, figure ben note a Roma nel corso dell’occupazione nazista. Per la sua partecipazione alle operazioni delle SS riceve l’onorificenza dell’Aquila nazista. L’armistizio dell’8 settembre lo coglie a Roma assieme al generale Comandante la Pai Maraffa ed al Generale Calvi di Bergolo dove non si evidenzia per particolari azioni. Il 23 dello stesso mese viene arrestato da tedeschi e internato in Germania. Testimonianze precise riferiscono che i tedeschi si servirono quasi subito di lui affinchè convincesse i soldati italiani prigionieri ad aderire alla Repubblica Sociale e a quanto pare la sua opera ebbe successo se egli, dopo aver giurato fedeltà ai tdeschi, ottenne nell’estate del 44 il permesso di rientrare in Italia al servizio di Mussolini. Da documentazione rinvenuta nell’immediato dopoguerra risulta anche che un tale Galli fu effettivo al comando “sipo and S.D. tedesco di Verona dove aveva collaborato con il col. Dollman delle SS, ma non vi sono prove certe che si trattasse del nostro oppure di un omonimo. Negli ultimi mesi del 1944 del Generale Sabatino Galli si perde ogni traccia. Riappare improvvisamente in quel di Treviso nel mese di marzo del 1945. La spiegazione del perché si trovasse in quella parte del Veneto è data dal fatto che egli, romano di nascita, aveva sposato una nobildonna di Volpago di Montello e godeva quindi in loco di solide amicizie. Voci di popolo raccontano anche che egli, in compagnia di altri ufficiali avesse trascorso l’inverno del 44/45 nella villa di una contessa, fra gli agi e fuori da ogni pericolo.

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Il generale Sabatino Galli con l’uniforme di Generale Ispettore del Corpo delle Guardie di P.S.: siamo nel 1959

Ed è nel mese di marzo 1945 che Sabatino Galli, che nel frattempo si fa chiamare con lo pseudonimo di Bianchi riesce a rifarsi la verginità, compromessa da non pochi precedenti, sia con il regime del ventennio, che con quello della Repubblica Sociale. Ma per meglio analizzare il capolavoro della sua strategia è necessaria una premessa. Nella primavera del 45 gli alleati avevano inviato nell’Italia settentrionale, occupata dai tedeschi, alcune missioni militari con il compito di coordinare le forze partigiane e pianificarne gli aiuti che venivano effettuati mediante lanci aerei. I gruppi partigiani tuttavia non sempre aderivano alle aspettative degli Ufficiali alleati che trovavano così, inevitabilmente, non poche difficoltà a reperire interlocutori seri e capaci, uomini cioè abituati a ricevere a dare ordini; in poche parole uomini idonei a garantire quella disciplina che mancava totalmente nelle file partigiane, spesso intrise di ideologie di partito. Gli alleati cercavano uomini seri, onesti e soprattutto apolitici. L’allora colonnello Galli, che aveva trascorso l’inverno nel Veneto, in provincia di Treviso ed aveva avuto tempo e modo di valutare la situazione percepì immediatamente la possibilità di inserirsi nella nuova realtà che si stava formando e con l’aiuto di esponenti locali, Socialisti e Azionisti, riuscì a farsi accreditare presso l’O.A.S., cioè i servizi segreti statunitensi, quale figura ideale dell’uomo che andavano cercando. Galli, condotto a Pedescala (VI), incontrò il maggiore Winkinson, comandante della missione inglese “ Freccia”, qualche giono prima che quest’ultimo rimanesse ucciso in un’imboscata, il quale diede il suo benestare. Restava a quel punto solo il problema di acquisire il beneplacito dei partigiani della Divisione “Garemi”, tutti comunisti, ai quali quell’ufficiale sconosciuto non piaceva per niente ma del quale ignoravano tutto dei suoi precedenti. Per dare maggior peso alla sua figura di patriota venne addirittura creata la leggenda che avesse comandato la brigata partigiana “Montegrappa”in un periodo in cui, molto probabilmente intrallazzava ancora con i fascisti. Fu così che il colonnello Galli, nome di battaglia prima Bianchi e poi Pizzoni, iniziò, come scrive Egidio Ceccato sul suo volume dedicato al maggiore Winkinson, “ l’irresistibile ascesa al vertice militare della Resistenza Veneta “ e più tardi, aggiungo io, a quello di Comandante del Corpo delle Guardie di P.S. Solo nel 1946, quindi a guerra conclusa vi fu chi, scoperti i suoi inganni tentò inutilmente di bloccarne la nomina a generale e la sua destinazione ai vertici del Corpo di Polizia. Si tratta del partigiano “Libero” al secolo Ermenegildo Pedron comandante del Gruppo Brigate Partigiane “Vittorio Veneto“ che nella sua documentazione smontò del tutto la tesi degli asseriti meriti partigiani di Galli. Ma la battaglia di “Libero” contro il superdecorato generale Galli, che assommava sul petto medaglie fasciste, tedesche, partigiane e da ultimo quella assegnatagli dagli Stati Uniti d’America era ragionevolmente una lotta persa in partenza. Detto questo, con la massima onesta intellettuale, che si addice a chi scrive di fatti storici, dobbiamo ammettere che Sabatino Galli fu un grande; un uomo talmente fuori dal comune che seguendone i tratti biografici nelle sue sfumature, riesce addirittura a suscitare ammirazione in chi lo esamina tanto che anche i suoi tanti difetti non appaiono più come tali quanto piuttosto come qualità.

Gianluigi Marconi

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GP 1960 generale Sabatino Galli.jpg

Due ultime immagini del generale Galli: siamo a Roma nel 1960, a pochi mesi dal suo collocamento in quiescenza (Istituto Luce, per gentile concessione)

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15 pensieri su “Generale di P.S. Sabatino Galli: cenni

  1. Mi spiace dirlo,ma questo è un articolo livoroso,pieno di “si dice”,con pochi o nessun fatto accertato.
    Quali erano gli” incarichi di Galli presso il comando generale delle SS ? (sappiamo che molti Germanici parteciparono a corsi di formazione presso la scuola di Tivoli della PAI,e che vi erano diversi scambi di visite),a quali “operazioni”delle SS avrebbe partecipato?
    Possiamo citare le “testimonianze precise” (nomi,cognomi,fatti e circostanze) secondo le quali l’internato Galli avrebbe svolto opera di proselitismo per la RSI?
    A proposito,strano che un amico dei tedeschi fosse arrestato ed internato in Germania.
    Si arriva persino a insinuare che un certo “Galli fu “effettivo al comando “sipo and S.D. tedesco di Verona” “senza nessuna prova”,si aggiunge (ed ovviamente).
    Come mai Galli rientra solo nel 1944,e se aderisce alla Repubblica Sociale,perchè non confluisce,come è ovvio, nella Guardia Nazionale Repubblicana,che aveva assorbito Milizia,Carabinieri e PAI?
    Invece guarda tra 44 e 45 se ne sta “tra gli agi” nella villa di una Contessa….strano per uno che avrebbe aderito alla RSI.
    Malgrado “gli agi” in villa Galli nel 1945 riesce a scalare i vertici della resistenza Veneta…tutti fessi i partigiani..ah,già ,poverini “ignoravano tutto dei suoi precedenti”(però “non gli piaceva per niente”).
    Siamo informati che per Galli “venne addirittura creata la leggenda che avesse comandato la brigata partigiana “Montegrappa”in un periodo in cui, molto probabilmente intrallazzava ancora con i fascisti”.
    Notiamo bene quell’ultimo passaggio “probabilmente”.
    Nel profilo (molto più equilibrato) del Generale Galli tracciato su “Polizia nella Storia” leggiamo “Pretese l’estromissione di tutti i militari provenienti dalle esperienze del PNF e del PFR: fuori tutte le Guardie Nazionali Repubblicane riciclatesi in Polizia e tutti gli appartenenti alla Polizia Repubblicana palesemente compromessi con i nazisti; corsia preferenziale per tutti gli ex partigiani la cui attività di Liberazione fosse comprovata in modo oggettivo”.
    http://www.polizianellastoria.it/2.5/index.php?option=com_content&view=article&id=37:l-ispettore-generale-di-p-s-sabatino-galli&catid=13&Itemid=114
    Possibile che nessuno di quei personaggi compromessi con il PNF e la RSI non rinfacciasse al Galli la sua fantomatica attività nel periodo della Repubblica Sociale?
    Non vi è dubbio che Sabatino Galli fu uomo della sua epoca,e che come gran parte della classe dirigente Repubblicana servì il precedente regime che per lui si incarnava nello Stato.
    Non si mette in dubbio che al tempo della Polizia dell’Africa Italiana possa avere svolto i suoi compiti con rigore e durezza.
    Quel che però è inaccettabile è sostituire l’illazione a fatti storici accertati e documentati.
    Non a caso l’articolo si conclude con questo passaggio :”Detto questo, con la massima onesta intellettuale, che si addice a chi scrive di fatti storici, dobbiamo ammettere che Sabatino Galli fu un grande; un uomo talmente fuori dal comune che seguendone i tratti biografici nelle sue sfumature, riesce addirittura a suscitare ammirazione in chi lo esamina tanto che anche i suoi tanti difetti non appaiono più come tali quanto piuttosto come qualità”.
    “Suscitare ammirazione” e “difetti come qualità”, un giudizio che difficilmente potrebbe essere dato nel caso in cui i “si dice” di cui sopra fossero fatti storici acclarati,e che francamente suona come un colpo al cerchio ed uno alla botte.

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  2. Eccellente l’articolo di Marconi che integra e completa quello di Calore permettendo uno spaccato più ampio sulla figura di Cesare Sabatino Galli. Mi sembra che cominci ad esservi materiale storico in tale quantità che potrebbe essere tentata l’elaborazione di una monografia a due mani (Calore-Marconi) sul personaggio. Sono certo che un approfondimento analitico dei vari momenti e passaggi storici di cui è stato protagonista permetterebbe di costruire una pietra miliare sulla ricostruzione della Polizia e sulla sua Storia. Forse, ora, dovreste alzare il tiro. Come sempre complimenti. Guido Chessa

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    • La ringrazio per il suo commento. Da appassionato di Storia della Resistenza della mia Regione, mentre tentavo di approfondire il mistero riguardante la morte di un maggiore inglese,comandante un missione alleata, paracadutato nel 1944 nel Vicentino sulla quale grava tutt’oggi il sospetto di responsabilità partigiane mi sono imbattuto nelle mie ricerche nel nome di Sabatino Galli, di cui avevo sentito parlare,tanti anni fa , quando prestavo servizio in Polizia .All’epoca Galli era generale comandante il Corpo delle Guardie di p.s. e anche se ufficialmente mitizzato già allora circolavano sul suo conto, voci che lo descrivevano come un arrivista di professione. A Bolzano,nel 1962,ebbi anche modo di conoscere un m.llo in pensione che era stato suo attendente sin dai tempi della PAI il quale, a grandi linee, mi delineo il personaggio, senza tuttavia entrare nei particolari ,Era l’epoca in cui in Polizia pullulavano gli ufficiali ex Pai (Mantineo-Zambonini,lo stesso Genco) e quindi bisognava stare attenti anche a pronunciarne il nome. La parte per così dire “resistenziale” di Galli l’ho quindi appresa recentemente e posso assicurarle che nel mio intervento mi sono limitato a estrapolare solo i particolari meno significativi perché dalle risultanze documentative emergerebbero giudizi assai più penalizzanti.

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    • Buongiorno, avvocato!
      Purtroppo la sua posizione non mi trova d’accordo poiché il materiale storico-memorialistico è andato quasi completamente perduto, quand’anche addirittura inquinato. Il rischio di ottenere un’opera “monca” è troppo elevato e – come si dice – il gioco non vale la candela….
      Cordialmente.

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  3. Non accetto il termine livoroso perché non nutro astio o acredine nei confronti di nessuno.Qui si tratta di definire la personalità di un personaggio storico ed io l’ho fatto basandomi di sicuro non sui sentimenti ma attingendo, a fonti ben precise e cioè dall’archivio dell’Itresco, vale a dire dall’Istituto della Resistenza della provincia di Treviso dove sono custoditi documenti riguardanti le attività delle formazioni partigiane e dove hanno attinto storici e studiosi autori di numerose pubblicazioni. Cito fra queste quella di Egidio Ceccato –Freccia un missione impossibile – nella quale è ben tratteggiata la figura di Sabatino Galli. Non certamente basata quindi sui “ si dice “ come si è insinuato. Se qualcuno si vuol attenere alla descrizione agiografica del personaggio Galli liberissimo di farlo e se si sente offeso non si che farci ma poiché la Storia è un’altra cosa lo invito ad acquisire di persona le testimonianze e la documentazione del citato archivio, in particolare la parte riguardante il ruolo avuto dall’avv. Sabadin di Cittadella ,esponente della democrazia cristiana,nell’ imporre , con l’apporto di socialisti ed azionisti, Sabatino Galli,al vertice della Resistenza Veneta, dando scacco al comando della Divisione partigiana “Garemi “comunista.

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  4. Resta il fatto,caro Marconi,che le illazioni a carico di Sabatino Galli non siano suffragate da nessuna prova,e che quindi restino,per l’appunto,illazioni.
    Più che i”si dice” ed i pettegolezzi provenienti da qualche sottoposto del Generale,sarebbe utile avere fonti documentali precise circa le non lievi accuse mosse alla figura del Galli.
    Ci sono queste fonti documentali?
    Furono avviate azioni contro il Galli ricorrendo alle competenti autorità civili e militari?
    Per molti anni la Polizia fu nel mirino dei neofascisti (a causa della legge Scelba) e delle sinistre; sembra strano che da parte di MSI o PCI si sia persa l’occasione formidable di presentare interrogazioni parlamentari sul passato impresentabile della massima carica militare del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza.
    Non mi risulta peraltro,mi corregga se sbaglio,alcuna campagna di stampa contro il Galli da parte dei giornali di opposizione dell’epoca.
    Trovo interessantissimo il suo ultimo passaggio:
    “la documentazione del citato archivio, in particolare la parte riguardante il ruolo avuto dall’avv. Sabadin di Cittadella ,esponente della democrazia cristiana,nell’ imporre , con l’apporto di socialisti ed azionisti, Sabatino Galli,al vertice della Resistenza Veneta, dando scacco al comando della Divisione partigiana “Garemi “comunista”.
    Non sarà propio questa la grande colpa di Sabatino Galli agli occhi di una ben individuata area politica,che non ha mai esitato di ricorrere contro quelli che riteneva i suoi avversari all’arma della calunnia?
    La Storia per l’appunto è un altra cosa.

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  5. Dunque, è bene fare il punto della situazione prima che la discussione prenda strade pericolose. Il generale Galli è uno dei tanti personaggi di quell’epoca, sulla cui carriera non sempre ci sono state luci abbaglianti. Non è l’unico: sempre restando in tema di Polizia, mi viene in mente la figura del capitano Dal Sasso (“Cervo”) di cui già abbiamo trattato su queste pagine; allargando il discorso, vogliamo parlare ad esempio del conte Giuseppe Volpi di Misurata, fervente fascista ritratto più volte in orbace al fianco dei più importanti gerarchi, salvo poi riparare in Svizzera ove si rifece una “verginità” politica per meriti resistenziali (sic!) per poi tornare alla ribalta sulla scena politica italiana del dopoguerra??
    Lo scritto di Gianluigi Marconi necessita sicuramente di parecchi approfondimenti, soprattutto a livello di fonti: sarebbe interessante leggere in prima mano alcune di esse, fermo restando che ben difficilmente oggi si riuscirebbe comunque a venire a capo di qualcosa. Altrimenti rimane uno scritto che rappresenta esclusivamente un’opinione personale.
    Ricordo inoltre che tutta questa pletora di personaggi più o meno ambigui fu in realtà quella che per prima “annusò” il cambiamento d’aria che già nel 1944 si era fatta velenosa per la RSI. E quando quest’ultima collise con il gigantesco iceberg della Liberazione (perdonatemi il paragone con la tragedia del Titanic), essi furono i primi ad accaparrarsi i posti migliori sulle prime scialuppe di salvataggio. Che questo sia più o meno moralmente discutibile, lascio a voi dirlo. Ma quanti altri analoghi “rimestati” della politica moderna hanno seguito la medesima strada?
    Ora, da storico indirizzerei questa discussione sul piano dell’approfondimento delle fonti primarie: invito pertanto Gianluigi a produrre quantomeno un elenco di testi da consultare e – se possibile – ad estrapolare verba scripta i passaggi sostanziali che lo hanno portato sulle posizioni rappresentate nel suo testo.
    Invito infine – more solito – tutti gli utenti a proseguire la discussione su un piano di utile confronto evitando qualsiasi forma di flame.

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    • Con tutta la serenità possibile vorrei precisare che da semplice appassionato di Storia, quale sono, non mi sono mai arrogato la pretesa di rivelare chissà quali verità storiche. Però, l’accusa di livoroso accompagnata da quelle di fare illazioni o nel migliore dei casi di esprimere solo opinioni personali mi spinge a fare qualche riflessione : 1°)- Se le mie considerazioni ,di cui ho indicato le origini vengono considerate illazioni vorrei conoscere da quale fonte certa è stata tratta l ‘affermazione ,che tutti sembrano avere acquisito come un dogma e che cioè Galli, sarebbe stato comandante di una divisione partigiana denominata “Montegrappa “ specificando in quale periodo tale unità avrebbe operato ,in quali luoghi e di quali brillanti operazioni sarebbe stata protagonista; 2°)- Da quale documentazione risulta che si deve all’attività di comando di Galli se il rastrellamento del Grappa (del settembre 1944) non portò ad un numero ancora maggior di vittime o che Galli fu l’unico a capire che la zona del Grappa non si prestava a una guerra di posizione. Queste sono favole . La verità è tutt’altra e cioè che solo l’8 febbraio del 1945,(nel corso di una riunione documentata) nell’insieme dell’operazione messa in atto dai vertici di partito e dalla Curia per conferire a Galli l’aureola di Comandante gli venne conferito a tavolino il comando “Zona Grappa “ che non ha alcuna attinenza con la nota operazione nazista “Piave” avvenuta ben sei mesi prima. Il ruolo di Galli ,al vertice della Zona Grappa è peraltro ben documentato in una relazione di “Dardo” ufficiale inglese di collegamento il quale informato di presunte operazioni compiute sotto la direzione di Galli così le commenta in data 24 marzo 1945: “…ora il comando regionale veneto è stato ricostituito sotto la direzione di un unico comandante militare,il col,Pizzoni . Sembra stia conducendo un buon lavoro ……anche se rimane da accertare come questo funzioni nella pratica “ . La verità è quindi che Galli con la Resistenza non c’entrava assolutamente niente. Era solo il risultato di un’operazione costruita dai vertici della Democrazia Cristiana (dicasi avv, Sabadin Gavino) con il determinate apporto delle Curie venete terrorizzate dal possibile avvento al potere del Partito Comunista. Ma queste ovviamente sono opinioni personali.

      L

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      • Certamente il terreno in cui ci stiamo muovendo è molto impervio, proprio per il deficit di fonti primarie attendibili e per l’inquinamento politico che da molte parti si è fatto sulle varie figure incardinate nell’amministrazione statale dopo la Liberazione. Per fare chiarezza, gradirei però sapere:
        1) in quale fonti viene tratteggiato un Galli suprematista bianco; in particolare, quali sono gli elementi che depongono a favore di maltrattamenti (o peggio) sugli indigeni delle colonie;
        2) le collusioni o il collaborazionismo con i nazisti. La PAI aveva creato dei “corsi di orientamento coloniale” (così in Girlando, op. cit.) frequentati da Ufficiali SS e Ordnungspolizei. La scuola di Tivoli divenne un punto di riferimento europeo per questo genere di amministrazione. Ma tali corsi a parere di chi scrive non possono inquadrarsi propriamente come “operazioni” militari. Resta una variegata gamma di ipotesi che potrebbero vedere Galli come semplice ufficiale di collegamento (mansione molto più appropriata al suo ruolo) fino a effettive operazioni di rastrellamento in A.O. (di cui personalmente finora non ho trovato traccia);
        3) a livello uniformologico, Galli venne insignito dell’Ordine dell’Aquila Tedesca (diversa da quella nazista): era una decorazione concessa a funzionari, diplomatici e militari anche stranieri che avevano collaborato con la Germania, ma negli anni tra il 1940 ed il 1943 Roma e Berlino erano alleate.
        Mi fermo qui, per il momento.
        Quanto invece alle “voci” e ai “si dice”, invito all’estrema prudenza: oltre a non fare fede come fonti, molto spesso si sono rivelate un boomerang tanto più pericoloso quanto più la vicenda si fa ingarbugliata.

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  6. Non voglio giustificare Marconi che correttamente titola il proprio lavoro col termine “cenni”, nè dare ragione al Pugliatti su alcuni profili critici che mi sembra abbiano un certo fondamento.
    Vorrei però che si uscisse da ogni apparente contrasto e si prendesse la strada che compete apersone competenti. Per questo motivo parlo dell’opportunità che venga scritta una storia, magari a due mani, sul Galli che abbia i necessari, puntuali riferimenti testimoniali e documentali. In tal senso parlo di “alzare il tiro”.- Mi sembra esistano i presupposti per ridisegnare la personalità, l’operato e le scelte di un uomo tanto discusso ma che anche ha fatto molto per la Polizia nel periodo 46/63. Avendone il coraggio vi auguro di avere anche il tempo per dare corpo ad un lavoro che assuma veste di scientificità. Contribuirebbe certamente ad accrescere il prestigio di Polizianellastoria.

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  7. Mi pare che la nostra discussione si mantenga sui binari di un confronto civile,e non vedo rischi di flame.
    Il termine “livoroso” non voleva essere offensivo,ma mettere in rilievo un evidente pregiudizio malevolo sul personaggio; se è stato percepito in termini di scortesia personale me ne scuso senz’altro.
    Ribadisco però la definizione di “illazioni” per le gravissime accuse non provate sul Galli.
    Mi pare che Giacal ponga correttamente i termini della questione riportandola alla necessità di fonti,certe ed attendibili.
    Mi limito ad aggiungere alle sue osservazioni la richiesta di documentazione sulla presunta attività propagandistica a favore della RSI svolta dal Galli arrestato e recluso dai tedeschi (perchè poi arrestato recluso,visto che ne sarebbe stato così amico?) nei confronti degli altri prigionieri Italiani.
    In genere tali attività non erano svolte da internati,ma da personaggi politici o militari che avevano già aderito alla Repubblica di Mussolini e facevano visita ai campi.
    Sarebbe anche utile vedere la documentazione dell’adesione di Galli alla RSI e delle sue attività per la Repubblica Sociale.
    In ultimo,il fatto che Galli si sia prestato ad una operazione delle forze moderate, preoccupate (dal mio punto di vista ,a ragione) da una possibile egemonia del partito comunista,non mi pare essere una colpa.
    Giustifica però ampiamente le voci malevole contenute nell’ archivio (di parte) consultato;
    voci che peraltro non generarono mai denuncie presso le autorità competenti (forse perchè sarebbero finite con una condanna per calunnia).

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    • Mi pare ovvio e naturale che la discussione non debba mai degenerare. Si tratta in fondo di convincimenti personali ,maturati attraverso ricerche e detti in buona fede nell’intento non di colpire un personaggio, che nel bene e nel male ha fatto la Storia , quanto di cercare di arrivare ad una verità per quanto controversa . Tenterò quindi di spiegare meglio, non certo in mio pensiero ,che ho già espresso ma il mio metodo di analisi. Preciso che la mia iniziativa è nata dalla lettura del profilo del generale Galli evidenziata in questo blog che ,al contrario di te, non ho assolutamente condiviso, perchè alcuni punti erano per me inaccettabili. Ho già spiegato quali essi fossero e cioè l’asserito comando della divisione partigiana “Monte Grappa”assegnato al Galli ma soprattutto il tentativo di accreditare al medesimo un qualche coinvolgimento nei combattimenti avvenuti con le truppe naziste nel corso dell’operazione “Piave” del settembre 1943. Dichiarazioni che considero, quelle sì, vere illazioni, fra l’altro offensive di chi su quella montagna e nei paesi circostanti ci ha lasciato la vita. Sulla tragedia del Grappa è stato scritto tutto e di più e mai ripeto mai è emerso anche un minimo cenno che riguardasse il futuro generale E sfido chiunque a dimostrarmi il contrario. La verità inconfutabile è che prima del mese di marzo 1945 Galli, ( ad eccezione di pochi intimi ) era , soprattutto per comandanti partigiani veneti ,un’illustre sconosciuto che solo per l’abilità di personaggi, avvezzi a frequentare salotti più che a impugnare un fucile, riuscì ad arrivare al vertice dell’organizzazione partigiana. Che poi le dicerie sul suo conto riguardanti la sua permanenza in Germania,il suo misterioso rientro in Italia, i lunghi periodi di vuoto senza spiegazione, possano essere frutto di dicerie e di maldicenze posso anche convenirne anche se esistono soprattutto ,nel già citato libro di Emilio Ceccato tracce, se non di vere testimonianze( un po’ difficili da acquisire ) sicuramenti di commenti riportati a lui sfavorevoli. Che poi Sabatino Galli abbia rappresentato uno strumento efficace per impedire la supremazia delle forze partigiane comuniste e la conquista del potere da parte delle stesse e che sia stato per il Corpo delle Guardie di P.S. ,in cui ho militato, una figura positiva mi può andare anche bene ma questo, è un altro discorso che non attiene alla mia ricerca tendente a capire come Sabatino Galli era riuscito nella sua impresa di diventare quasi un eroe senza (ma questa è sicuramente un ‘opinione ) averne i meriti. Per questo e non per contradizione concludevo il mio intervento manifestando per lui, nonostante tutto, la mia ammirazione per come aveva gestito la sua scalata al potere. Ti accludo i titoli alcuni libri da me consultati: Freccia un missione impossibile di Ceccato Egidio-edizioni cierre.Itresco-2004- Quaderni della Resistenza a cura di Benito Gramola,n° 5 settembre 2006 –Intervista a Cristopher Woods (Colombo) Wilkinson una morte senza misteri – Quaderni della resistenza –Gruppo di cinque Schio anno 1977.-Il massacro del Grappa- ED.ISTREVI CIERRE-DI Sonia RESIDORI 2007.

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  8. Mi sembra che il nostro discorso evolva rispetto al ritratto di Sabatino Galli tracciato nell’articolo.
    Ciò che è in discussione adesso è l’effettiva partecipazione del Galli alla guerra partigiana,o non piuttosto l’essere stato al centro di una manovra ( peraltro del tutto legittima ed opportuna) per impedire l’egemonia dei comunisti in Veneto accreditandosi al vertice dell’organizzazione partigiana grazie a fantomatiche azioni costruite ex post .
    Anche qui andrebbero valutate attentamente le fonti ,evitando di basarsi soltanto su quelle per ovvie ragioni ostili al Galli.
    Tuttavia anche nel caso in cui i rilievi mossi al Generale fossero accertati,mi sembra evidente che l’essersi prestato ad un operazione politica è cosa ben diversa dalle accuse di aver partecipato a non meglio precisate “operazioni” delle SS,di aver svolto propaganda a favore dell’arruolamento nella forze armate della RSI,di aver aderito alla RSI (“giurato fedeltà ai tedeschi”) e magari collaborato con Dollman a Verona (ma almeno in questo caso si precisa che “non ci sono prove certe”).
    Nessuno intende qui fare il santino del Generale Galli,uomo evidentemente abilissimo a barcamenarsi col potere politico e gli ambienti che contano.
    Attenzione però a condirne il ritratto con voci ( peraltro relative a fatti gravissimi) di dubbia provenienza non suffragate da prove documentali.
    Tutto qui.

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    • Non c’è stata alcuna evoluzione nel mio pensiero. L’idea che mi sono fatto di Sabatino Galli è la stessa iniziale e cioè quella di un uomo di straordinarie capacità , doti che però ha esercitato in modo estremamente disinvolto se non spregiudicato. Le notizie che ho appreso sul suo conto, descritte nell’opera di Egidio Ceccato costituiscono per me elementi validi ed attendibili ,basati su documenti, testimonianze o anche semplici voci, pure significative quando contribuiscono a completare un quadro già sufficientemente delineato. Poi ognuno la può pensare e vedere come vuole ; io rispetto le opinioni di tutti . Anzi, proprio per non scontentare nessuno, sono io che rivolgo l’invito a chi mi legge a considerare il contenuto del mio articolo una semplice considerazione, formulata da un profano appassionato alla lettura di testi storici. Ma se in conclusione mi è consentito esprimere un giudizio sul personaggio in questione non posso astenermi dal dire che non lo ritengo sicuramente un modello da tramandare ai posteri.

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  9. E’ la sua rispettabilissima opinione,caro Marconi.
    Per me Sabatino Galli fu uomo del suo tempo,con tutti i pregi ed i difetti del caso.
    Mi permetto però di dissentire quando dice che “semplici voci sono significative quando contribuiscono a completare un quadro già sufficentemente delineato”.
    Possiamo trovare “voci”,maldicenze,episodi riportati in modo alterato o ancora pure e semplici calunnie su ogni personaggio storico della storia recente ( o anche di quella remota).
    Gli annali della nostra Repubblica ne sono pieni; ma solo i fatti storicamente accertati e ben documentati possono completare quadri delineati.

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