Il rocambolesco furto della Gioconda

IL ROCAMBOLESCO FURTO DELLA GIOCONDA

di Marco Pitzolu

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Durante una delle abituali visite ad un negozio di oggetti usati, routine per gli appassionati del passato, mi ha colpito una foto su di una vecchia Storia Illustrata che la didascalia indicava come “agenti di PS”.

Si tratta del personale incaricato della vigilanza della “Gioconda” che era stata rubata quasi due anni prima da un operaio italiano emigrato in francia, Vincenzo Perugia (in alcuni testi scritto Peruggia).

Il Perugia, che aveva lavorato per il museo parigino del Louvre, contribuendo alla realizzazione della teca di vetro che custodiva il celebre dipinto di Leonardo, era fermamente convinto che l’opera dovesse tornare in Italia perché razziata da Napoleone. La storia della Gioconda, in realtà, è un po’ diversa: lo stesso Leonardo la “regalò” a Federico I durante il suo soggiorno presso la corte francese.

Il nostro Vincenzo, però, apparentemente mosso da spirito di patriottismo, senza troppe difficoltà riesce ad aprire la teca di vetro (che aveva costruito lui) ed esce dal Louvre col dipinto sotto braccio, nascondendolo nella sua camera da letto.

Il dipinto rimane col Perugia per due anni, fino a quando questi non prende contatto con un antiquario di Firenze, un certo Geri, che stava organizzando una mostra ed aveva pubblicato un annuncio nel quale ricercava opere anche appartenenti a collezioni private.

Il Perugia risponde all’annuncio di Geri presentandosi come un sedicente Monsieur Leonardi e  proponendo di consegnare, dietro il versamento di un “riscatto”, nientemeno che la Gioconda “rubata da Napoleone”, ponendo come condizione che l’opera fosse custodita in Italia.

In quei due anni molti erano stati i mitomani che avevano contattato varie autorità sostenendo di possedere informazioni sul ritrovamento del dipinto, alcuni elementi, come la provenienza della lettera di Mr. Leonard da Parigi, convinsero il Geri a rivolgersi al Direttore degli Uffizi Giovanni Poggi. I due fissarono un appuntamento con Mr. Leonard presso l’hotel Tripoli e Italia (che da allora mutò nome in Hotel Gioconda).

Lo stupore del Poggi fu grande quando si accorse di non avere di fronte ad uno dei soliti falsi ma di stare guardando la gioconda rubata due anni prima: il sigillo de Louvre non lasciava dubbi; egli riuscì a farsi lasciare il dipinto dal Perugia ed avvisò immediatamente il Direttore delle Belle arti Corrado Ricci che chiamò il Ministro della Pubblica Istruzione (Il Ricci chiamò direttamente la Camera dei Deputati poiché era in corso una seduta ed il Ministro On. Credaro si trovava li. Quando il commesso della camera annunciò che vi era al telefono il direttore degli Uffizi, il responsabile del dicastero capì che era successo qualcosa di importante) mentre il Perugia fu arrestato dalla Polizia che già dalla sera prima aveva circondato l’albergo.

Per festeggiare il ritrovamento l’Italia ottenne di poter esporre la Gioconda, prima della riconsegna al Louvre, agli Uffizi, a Palazzo Farnese (l’ambasciata di Francia) ed alla Galleria Borghese. La foto allegata ritrae proprio il gruppo delle Guardie di Città incaricate di vigilare sulla Gioconda giorno e notte durante la permanenza della stessa presso il museo degli Uffizi.

Ed il Perugia? Il protagonista di questa storia era apparso all’opinione pubblica come un patriota, o come un simpaticone non completamente “a posto”, il comportamento processuale “candido” portò i giudici a comminargli una pena mite, successivamente ridotta a poco più di sette mesi: il 29 Luglio 1914 il Perugia fu scarcerato.

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Il rocambolesco ritrovamento da parte della autorità Italiane fa da contraltare alla magra figura della Polizia Francese, che nonostante fosse in possesso delle impronte digitali del Perugia, aveva schedato quest’ultimo come Perruggia nato a Dourenza in provincia di Coni, non permettendo, così, di associare la persona a nessuno degli elenchi dei sospettati in mano alle autorità francesi.

Per la Redazione Polizianellastoria: Marco Pitzolu

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