Questione di casta….

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Questa foto sta facendo il giro del web.

Si tratta di due “professionisti del Foro” (ogni battuta al riguardo va evitata….) immortalati in un momento di svago nel 2013. Peccato che “lei” si chiami Simona Merra, di lavoro faccia il pubblico ministero e sia l’attuale capo del “pool” che indaga sul disastro ferroviario di Corato del 12 luglio scorso; “lui” fa invece l’avvocato, si chiama Leonardo Di Cesare ed è l’attuale difensore del capostazione di Andria, indagato per disastro colposo.

Ora, io non voglio soffermarmi su questa foto, di cui in rete troverete commenti per ogni gusto e ogni costume.

Essa è solo la punta di un iceberg da tutti conosciuto, da molti rinnegato. Quello della casta. E non è nemmeno questione di tempi che cambiano, di tabù che cadono, di società che evolve. Il sistema-casta in Italia c’è sempre stato. E più il potere si fa elevato, più la casta si chiude in se stessa.

Un tempo non c’era internet, non c’erano i social e anche la stampa aveva una sorta di deontologia molto più radicata: certi argomenti non si potevano, non si dovevano nemmeno accennare. La casta c’era, il “popolino” lo sospettava: c’era forse più discrezione: gli affari propri se li facevano in qualche villino di periferia, nel casino di caccia di uno di loro, nei casali di campagna: l’autoprotezione assunta a sistema funzionava alla perfezione. O quasi. Magari capitava che una povera disgraziata ci lasciasse le penne e venisse abbandonata morente sulla spiaggia di Torvajanica; o che un’altra strafatta di Dio-sa-cosa precipitasse dalla finestra di un albergo di periferia…. Che vuoi, incidenti di percorso che tutto sommato servivano per collaudare proprio quel sistema di autoprotezione che la casta adottava a propria tutela. Ecco che era facile dare a una della “poco di buono”, all’altra della tossica…. Ancora più facile era telefonare all’amico politico per manipolare la stampa e le indagini, per “consigliare” al commissario di turno una strada investigativa piuttosto che un’altra. Perché quel povero commissario (anche lui facente parte di una casta, tuttavia meno potente e asservita a quelle più grosse, come in un gigantesco ingranaggio) sapeva che “cane non mangia cane” e che a non dar retta a quel “consiglio” c’era pure da rimetterci. E tanto.

I tempi cambiano. Le caste no. E nemmeno si adeguano. Il loro potere è fuori discussione, c’è sempre il sistema per salvare capra e cavoli. Ogni casta ha adottato l’autoprotezione più funzionale: ad esempio, una magistratura che per Costituzione dovrebbe essere autonoma e indipendente, accoglie al proprio interno le correnti politiche più rappresentative, collocandole in seno al CSM che dovrebbe garantire proprio il dettato costituzionale di autonomia e indipendenza. E invece spesso si “interessa” anche di altro. Ancora, l’avvocatura (un tempo vincolata da un codice deontologico oserei dire francescano) vede spesso i propri appartenenti immortalati in pose e situazioni imbarazzanti.

Intrallazzi, amicizie “particolari”, collegamenti trasversali tra ambienti contigui ma che dovrebbero restare separati….tutto è lecito per la casta. Perché ciascuno dei suoi appartenenti sa con assoluta certezza che può contare proprio su quel sistema di autoprotezione che garantisce la sopravvivenza. Parlano tra di loro un linguaggio criptato, si frequentano, copulano e si riproducono sempre tra di loro. Casta con casta. Se ne esci, sei fuori e resti fuori. Capitò a un professionista da me conosciuto e stimato il quale, ammesso a farne parte, vi rinunciò per motivi personali: ne sta ancora pagando dazio…. Perché non puoi essere ammesso a farne parte, carpendone segreti, usi e costumi e poi dire: arrivederci e grazie! La casta diventa come una donna tradita: si vendica.

La gente comune si stupisce, si indigna, protesta. Ma poi ci sono le vacanze estive, le Olimpiadi, il calciomercato…. E tutto torna a tacere, tutto viene dimenticato. Perché quell’autoprotezione che da secoli tutela la casta trova il suo migliore lubrificante nell’indolenza tutta italiana, nella superficialità resa ancora più dannosa da un’informazione mordi-e-fuggi, da un clic lasciato frettolosamente su un social…. Se le cose funzionassero davvero, quel PM avrebbe avuto il dovere morale di rimettere subito il proprio mandato su un’indagine così delicata, senza attendere le determinazioni del Procuratore della Repubblica. Questione di stile, uno stile che è scomparso da decenni.

E’ successo ieri, succede oggi. Statene certi che succederà domani.

E’ tutta una questione di casta.

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5 pensieri su “Questione di casta….

  1. ……….si potrebbero dire tante cose……da tutte queste situazioni a me pare emerga in generale una concezione estremista dell’individuo, una disgregazione sociale e quindi la mancanza del sentire di un progetto generale comune. La maggior parte degli italiani non ha il senso del far parte di una cosa che si chiama stato insieme a molte altre persone per costruire una convivenza di gruppo che comporti la condivisione di un progetto di vita più o meno comune basato sul rispetto reciproco, sul lavoro, sull’impegno per la comunità in cui star bene anche singolarmente. La maggior parte degli italiani preferisce un sistema non-sistema in cui farsi largo a gomitate in faccia agli altri, a chi capita capita, forte del disfacimento di un sistema che praticamente consente a chiunque di fare ciò che vuole senza conseguenza alcuna……….

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  2. Certo che noi italiani siamo un popolo strano. Ci vantiamo di avere la Costituzione più bella del mondo senza accorgerci che ,all ‘art. 18 .favorisce l’associazionismo più sfrenato ; siamo l’unico Paese in Europa ad avere gli Ordini Professionali , che partendo dal presupposto di tutelare i cittadini garantendo loro professionalità e onestà creano nella sostanza veri e propri centri di potere e poi ci meravigliamo se esistono le Caste. La Magistratuta poi, come ha rilevato Giacal,rappresenta il caso più eclatante perché pur differenziandosi , a parole, su questioni puramente ideologiche diventa in realtà un’unità granitica quando si tratta di difendere privilegi e prebende. Cito solo il dibattuto problema sulla responsabilità civile dei magistrati , irrisolvibile nonostante il parere espresso dal popolo , in forma quasi plebiscitaria . Del resto lo sanno tutti che un Esecutivo , per durare, non deve assolutamente toccare gli interessi dei magistrati e questo dà l’idea del potere dei Giudici. Vengono emesse sentenze ignobili , la carcerazione preventiva viene usata come forma di pressione per far confessare l’indagato ,il C.S.M. più che un organo di controllo è un apparato di autotutela ma tutto viene giustificato con la magica parola, “ autonomia “ anche se tutti hanno capito si tratta di dispotismo. Ma potremmo continuare con altre categorie : un recente tentativo per semplificare la vita degli italiani ha sollevato le barricate degli interessati. Vi ricordate la vicenda dei farmacisti che si opponevano alla vendita dei para/medicinali nei supermercati o dei notai che si indignavano perché la legge prevedeva che il passaggio di proprietà di un’auto usata non richiedesse il loro intervento. ? Per non parlare di tutte le altre categorie di professionisti,medici in testa che difendono il proprio orticello con le unghie e coi denti. E a farne le spese è come sempre il cittadino comune , tartassato oltre ogni limite . E poi scopriamo che esistono le caste e pretendiamo pure di protestare ! Ad maiora .

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  3. ..chiedo scusa se posso esser apparso un pò criptico nel mio commento ma in sostanza intendevo esprimere ciò che ha scritto Gianluigi……il non sentire un progetto comune per me significa la mancanza del senso di cittadinanza, di comunità, di interpretare un ruolo od una professione, qualsiasi essa sia nella società con un equilibrio tra la ricerca del benessere e del profitto personale ma con spirito di servizio verso gli altri…….a guardare la foto come per tanti altri episodi si correrà pure il rischio di decontestualizzare l’episodio ma a me pare il trionfo dell’individuo che non sente per nulla il senso di un ruolo importante (con il suo carico di pesanti responsabilità) che non dovrebbe esser casta ma classe in un servizio estremamente importante per la società, quello dell’esercizio della giustizia ed invece di mantenere una condotta sobria (che non significa monastica), almeno nella foto, appare dedita/o a baccanali per non dire peggio………Insomma, purtroppo oggi non si intraprende un corso di studi accademici per passione verso un branca dello scibile ma per ottenere un titolo accademico che consenta di anteporlo al cognome per avere reverenza, e non per interpretare un ruolo importante con senso di responsabilità e serietà, e questo vale per tutti, Giudici, Avvocati, Medici e via discorrendo………….tutte caste nocive per la vita della nazione………..alle volte ripenso alla farsesca querelle che ha visto contrapposti per lustri l’allora premier BERLUSCONI e la Magistratura milanese……al di là del ridicolo in cui siamo precipitati agli occhi del mondo, il vero dramma è che………..avevano ragione entrambi!

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