Legittima difesa: alcune considerazioni

legidifesa

Sul tema di questo articolo ne abbiamo sentite tante, soprattutto in occasione dell’ultima raccolta di firme volte all’ennesimo tentativo di modifica di una normativa che solo in Italia appare schizofrenica, e il cui equilibrio della ratio normativa è tuttora pericolosamente spostato in senso iper garantista.

Tra il tanto bailamme mediatico propongo queste considerazioni estremamente sobrie fatte dal dott. Francesco Scinia, nostro Funzionario, che sull’argomento ha sempre dimostrato una preparazione tra le più complete.

LEGITTIMA DIFESA, ALCUNE CONSIDERAZIONI

del dott. Francesco Scinia

Anni fa, dopo le ondate di sdegno nell’opinione pubblica suscitate da alcune sentenze, avevo espresso alcune considerazioni su possibili modifiche al regime della scriminante, finalizzate a riequilibrarne i meccanismi in misura maggiormente rispondente alle mutate esigenze.
Avevo infatti maturato il convincimento secondo cui l’autore di un’illecita aggressione alla sfera giuridica altrui, accettando il rischio di subire una reazione violenta e sproporzionata, si espone ad essa volontariamente, per cui ben potrebbe ritenersi presunto il suo consenso, ancorché implicito, ad ogni eventuale reazione, anche eccessiva, entro il limite della disponibilità del proprio diritto leso.
Avevo pertanto ipotizzato una modifica dell’art. 52 mediante un espresso richiamo al disposto dell’art. 50 c.p., che recita: Consenso dell’avente diritto. Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che può validamente disporne.
L’interazione fra le due norme sarebbe potuta avvenire aggiungendo semplicemente all’art. 52 un secondo comma, così formulato: Si considera sempre prestato, da parte dell’autore dell’offesa, il consenso di cui all’art. 50, limitatamente alla reazione difensiva necessaria.
L’inciso “che può validamente disporne” avrebbe limitato la portata della norma ai soli diritti disponibili (ad es. integrità fisica, onore, patrimonio) ed ai casi in cui l’aggressore fosse persona imputabile, maggiorenne e compos sui. Non essendo la vita un diritto disponibile, sarebbe lecito reagire con violenza contro l’aggressore, arrecandogli lesioni non letali e, comunque, non più gravi di quelle necessarie a respingere l’offesa e far cessare il pericolo. La reazione difensiva, infatti, trova un suo limite invalicabile nella necessità di far cessare l’azione lesiva e, ancorché sproporzionata, deve interrompersi non appena vengano meno gli altri due requisiti: necessità ed attualità. Una risposta che travalica quei limiti non è più “reazione”: è offesa autonoma e punibile, a titolo di eccesso colposo o di dolo.
Esemplificando: sarebbe consentito ingaggiare una colluttazione con il ladruncolo, al solo fine di farsi restituire il maltolto; reagire, cioè, all’aggressione ai beni con una reazione al (suo) diritto all’incolumità personale, purché entro i limiti dettati dalla necessità di difendersi e dall’attualità del pericolo. Non sarebbe, invece, mai consentito infliggergli una bastonata di troppo, spezzargli volutamente un braccio, ucciderlo. Questi comportamenti, successivi alla desistenza e, quindi, alla cessazione dell’offesa, sono assolutamente ingiustificati e se ne risponderebbe penalmente. Mentre resterebbe (giuridicamente) lecito uccidere chi voleva sicuramente uccidere: in caso di morte dell’aggressore, tutto resterebbe come prima, con l’eventuale esclusione della scriminante, ove la reazione abbia colposamente o dolosamente valicato i confini della norma. Per realizzare ciò sarebbe bastato aggiungere all’art. 52 la su riportata formula. Senza alcuna limitazione legata al locus commissi delicti e salvaguardando in ogni caso il primato della vita umana, evitando di suscitare vivaci reazioni politiche a proposito di una paventata “licenza di uccidere”.

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5 pensieri su “Legittima difesa: alcune considerazioni

  1. Le osservazioni del dott. Scinia sono valide e interessanti ma difettano,come tutte , in un particolare non insignificante:la mancanza della chiarezza. La norma deve essere scritta in modo comprensibile e tale da togliere al Giudice qualsiasi possibilità di interpretarla a soggetto. Ci sono state recenti sentenze che sono un insulto al buon senso dei cittadini. . Il dott. Mori,che io stimo molto, anche se so bene che la mia opinione nei suoi confronti non è sempre condivisa ha pubblicato recentemente sul suo sito,sul tema “Legittima difesa “, l’articolo del codice penale tedesco, risalente al 1871 il quale recita “ ” Legittima difesa è quella difesa che è necessaria per respingere una aggressione attuale e illegittima verso sé o verso altri. L’eccesso non è punibile se si è agito per concitazione o paura.” Quel legislatore, dice Mori aveva capito perfettamente che nella legittima difesa “ bisogna tener conto della situazione psicologica della vittima e non di masturbazioni mentali sulle parole della legge”. Possibile che in Italia non si riesca a fare qualcosa di simile ? Questa è la mia opinione di uomo della strada. Auspico un intervento di Vito che sulla materia ha sicuramente qualcosa da dire.

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  2. Da una norma ben fatta (come l’art. 52 c.p.) il sistema politico-sociale italiano è riuscito a generare un “mostro” giuridico…
    La mia formazione giuridica avvenne illo tempore sui sacri testi di Francesco Antolisei il quale, al riguardo, aveva sempre sostenuto che il rispetto della vita umana è un principio fondamentale, tuttavia non assoluto.
    Oggi, difendere l’incolumità propria o dei propri cari è di fatto impossibile. Lo è sotto il profilo giudiziario, dal momento che il PM parte sempre con l’ipotesi di reato più grave (quella di omicidio volontario) e MAI con l’eccesso colposo, paragonando così chiunque difenda la propria vita a un qualsiasi killer malavitoso; lo è sotto il profilo risarcitorio, dal momento che al danno della condanna penale subentra sempre la beffa del risarcimento per i danni arrecati (ma il diritto civile non aveva sancito il principio secondo cui il danno proprio derivante da fatto illecito non è risarcibile?…); lo è sotto il profilo mediatico, con il “mostro” sempre sbattuto in prima pagina e processato sui social da parte del solito branco di tuttologi perbenisti di una sinistra ormai ammorbata dalla sua stessa essenza….
    Il dott. Scinia ci ha offerto a mio avviso un ulteriore spunto di analisi del problema.
    Circa il “peso” del dott. Mori, scusatemi ma lo ritengo un illustre giurista diventato prigioniero del proprio personaggio: le sue invettive contro un mondo delle armi ormai superato sono viste con la stessa pietosa indulgenza che i commensali accordano al nonno vecchio e sdentato che risucchia rumorosamente il brodo, relegato in fondo alla tavola….

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  3. Io non ritengo il Giudice Mori un vecchio arnese superato e il paragone con un vecchio semi/demente mi appare quanto meno improprio . Proverò comunque in alternativa a proporre il pensiero di un altro magistrato,il dott. Carlo Nordio della Procura della Repubblica di Venezia che sul tema della legittima difesa dice :” lo Stato non può avere il comportamento schizzofrenico di colui che prima rilascia al cittadino li permesso di detenere un’arma ai fini di difendersi e poi lo punisce perché non la usa nel modo in cui Lui Stato ritiene opportuno. Da un lato non potendo negare ad un poveraccio il sacrosanto diritto di difendersi lo autorizza a detenere un’arma ma dall’altro avoca a se il benchè minimo uso della forza e punisce il cittadino che si è autonomamente difeso. A questo punto sarebbe il caso che questo Stato arrogante avesse il coraggio ,assumendosene tutte le responsabilità di vietare ai cittadini qualsiasi tipo di arma garantendo però a tutti una sicurezza reale, non a chiacchere come attualmente avviene.” Queste sono parole chiare ,non sofismi o richiami a citazioni intellettualoidi che per il cittadino comune rappresentano solo chiacchere. Io ritengo senza ovviamente voler insegnare nulla a nessuno, che sia in atto, da parte di una ben nota parte politica, la precisa volontà di disarmare moralmente il popolo,obbligandolo ad un “modus vivendi” che lo renda docile servo del potere esecutivo. Le previsioni di quanto dico sono molteplici. Non c’è in ballo solo la legittima difesa o l’uso legittimo delle armi ma ben altro, La stessa legge sulla tortura, che verrà molto probabilmente approvata in settembre, fa parte di questo piano strategico che mira a cambiare il sistema. Manconi e i compagni di ”Lotta Continua” si stanno dando da fare per prendersi le loro rivincite……..Auspico sempre un intervento di Vito.

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  4. Sul giudice Mori io sono stato bene attento a evidenziare come lo stesso sia diventato prigioniero del suo personaggio. Partito con tutte le buone intenzioni, quali risultati concreti ha prodotto il suo abbaiare alla luna?
    Nordio è la classica voce nel deserto. Autorevole, magistrato della “vecchia guardia”, ma in questo settore assolutamente lasciato solo.
    Concordo invece sul piano lungimirante di sovversione dell’ordine costituito nel 1948 ad opera di una sinistra assolutamente schizofrenica: altro che rivincite!

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  5. Ho spesso apprezzato il giudice MORI in quanto come privato cittadino collezionista di armi ho vissuto in prima persona gli abusi dei colleghi. Come scritto in passato la legge deve avere giustamente i caratteri di generalità ed astrattezza per potersi applicare alla miriade di casi concreti nella realtà empirica. Ritengo quindi l’articolo 52 ben formulato sotto questo profilo. Il punto come sempre è la pessima interpretazione che se ne è fatta spesso. Nella proporzionalità tra offesa e difesa andrebbe considerato anche lo stato psicologico delle parti. Per usare termini biologici la sfera emotiva di un predatore gli conferisce capacità empiriche e psichiche che la sfera emotiva di una persona normale non da a quest’ultima. Anzi, la sfera psico-emotiva di una persona che ha raggiunto uno stadio di sviluppo psico-sociologico mediamente elevato pone delle barriere che vengono notoriamente definite freni inibitori. La proporzione tra atti aggressivi e difensivi dovrebbe tener conto di tutto ciò, al di là dei mezzi usati dalle parti. Ora come ce ne accorgiamo noi persone comuni, è evidente che se ne accorgono anche i magistrati ed allora vien da domandarsi il perché di questo accanimento giudiziario fino a creare un vero e proprio biasimo sociale verso chi si difende. Perché c’è stata infinita più attenzione giudiziaria verso chi si è difeso che non verso chi è risultato responsabile di crimini gravissimi. A me la risposta pare chiara. La domanda investigativa “Quis juvat” è sempre illuminante…..evidentemente ci sarà pure una componente di becera ideologia ma temo che vi possa essere anche un’altra più inquietante risposta e cioè che tutto ciò possa essere imposto da una politica che come stupendamente illustrato nel film “Suburra” possa essere direttamente compartecipe degli utili del crimine………

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