Stellette sì, stellette no…..

STELLETTE SI’, STELLETTE NO….

di Gianmarco Calore

stellette

 

E’ uno degli argomenti che di quando in quando saltano fuori tra una chiacchiera e l’altra. E’ anche uno degli argomenti preferiti, da tirare fuori quando le cose vanno male. “Bisognerebbe tornare con le stellette!”

Premetto che non ho vissuto la Polizia “militare”. Premetto anche che in tanti anni di raccolta di testimonianze di chi le stellette le ha portate davvero non sono ancora riuscito a farmi un’idea chiara su come si stava realmente: anche qui, si passa da un estremo all’altro, da chi non vi avrebbe mai rinunciato a chi ancora le maledice, passando attraverso chi le ha vissute con indifferenza.

Una cosa però mi è chiara. Siamo passati da un estremo all’altro, da una disciplina ferrea e talvolta amministrata in modo dittatoriale a un lassismo che oggi francamente mi fa rabbrividire. La Polizia “militare” aveva sicuramente il pregio di essere un Corpo granitico, coeso: sarà perché in caserma ci vivevi, sarà stato per i mille sacrifici imposti e magari anche per la presenza di Ufficiali la cui severità travalicava a volte i limiti dell’umana sopportazione. “Genco fu una mosca bianca” mi ripetè poche settimane fa un vecchio “celerino” riferendosi a uno dei più grandi Comandanti che la nostra storia possa annoverare.

Trattamento economico da fame, straordinari e indennità non contabilizzate perché non previste, servizi interminabili, la tanto temuta “permanenza” per le solite ignote esigenze di ordine pubblico, vincoli stringenti alla vita privata (con la possibilità di contrarre matrimonio solo dopo otto anni di servizio o 30 di età), continui trasferimenti d’ufficio costituiscono solo un aspetto minimale dei tanti sacrifici richiesti a un appartenente al Corpo delle Guardie di PS.

Oggi, invece, con le stellette mandate in soffitta da quasi quarant’anni, la Polizia vive la stagione del benessere: quello economico (con il riconoscimento di tutte le spettanze e indennità), quello disciplinare (con il relativo regolamento che sta assumendo sempre più i connotati dell’illustre sconosciuto), quello personale (con l’abolizione dei vincoli per il matrimonio, della permanenza e di tanti altri ancora), quello logistico (basta guardare le nuove dotazioni per l’ordine pubblico e confrontarle con quelle “in grigioverde”).

Allora perché di tanto in tanto il discorso-stellette salta ancora fuori, soprattutto da parte di chi quella realtà non l’ha vissuta? La conciliazione degli opposti avrebbe potuto vedere una Polizia lasciata militare, ma con un regolamento (quello del 1944 novellato con pochissime disposizioni successive) necessariamente ammodernato e alleggerito da molti inutili pesi? Del resto, se anche la Guardia di Finanza e addirittura l’Arma dei Carabinieri lo hanno fatto, perché noi no?

E perché poi la brama del militarismo contagia in modo provocatorio addirittura quelle compagini sindacali che tanto si batterono per il suo smantellamento?

Sono interrogativi ai quali non so rispondere. A un innegabile malessere diffuso si risponde invocando misure draconiane: ciò significa che l’equilibrio raggiunto inizialmente con la legge di riforma nella prima metà degli anni Ottanta si è spostato su posizioni troppo estreme: come un tempo il militare di p.s. doveva stare attento addirittura ai giornali che leggeva, così oggi si è arrivati alla considerazione di questo lavoro alla stregua di quello impiegatizio, dove le rivendicazioni sindacali tengono in ostaggio la massima parte dei dirigenti, intimoriti dalle ripercussioni che una qualsiasi vertenza potrebbe provocare sulla loro carriera.

E forse qualcuno si è stancato. Ma le stellette sarebbero davvero la soluzione ai nostri problemi?

 

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14 pensieri su “Stellette sì, stellette no…..

  1. Non ho letto l’articolo ma solo: Stellette sì e stellette no. Io dico che per quanto mi riguarda e valutando i pro ed i contro della legge 121 ritengo che era meglio con le stellette.

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  2. Vorrei scrivere tante cose su questo argomento ma mi limiterò a sottolineare un concetto: la FUNZIONE di polizia nei paesi democratici è esercitata da un soggetto ad ordinamento civile. Concettualmente il militare serve a difendere il Paese da minacce esterne, non a presidiarne le strade o le libertà democratiche.
    Detto questo, concordo con Gianmarco: abbiamo sprecato un’occasione. Mio padre si è arruolato nel ’55 e io ho vissuto i primi anni ’70 in un Distaccamento di Polizia Stradale: questo mi ha convinto che le “stellete” erano un metodo di governo superato; lo status civile presuppone però una maturità e una consapevolezza del proprio ruolo da parte del singolo poliziotto, a tutt’oggi, mai raggiunta. Il problema attuale sta quindi nel dare effettività a quella svolta del 1981; sta nella selezione, nella formazione, oserei dire, nella visione di un modello di “agente civile” che deve contraddistinguere quella scelta. Altrimenti anche la Polizia sarà l’ennesimo esempio che dà ragione a Tomasi di Lampesusa: “bisogna che tutto cambi affinchè nulla cambi…”

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  3. Come detto, è difficile trovare il giusto equilibrio. La 121/81 (che io ritengo una buona legge) è rimasta di fatto inapplicata nei suoi princìpi fondamentali, lasciando troppo spazio di manovra al particolarismo e agli interessi personali o “di pennacchio”. Manca – come ha scritto @guardia aggiunta – la maturità e la consapevolezza del proprio ruolo, oggi svilito e calpestato. Un “ritorno alle origini” lo vedo impossibile…. non vedo tuttavia impossibile cercare di recuperare quel minimo di identità di Corpo che è andata perduta.

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    • mi permetto di aggiungere una nota: per noi “mediterranei” non è il caso di imitare improbabili modelli anglosassoni ma credo che rovistando nella soffitta della Storia, possiamo trovare nella PAI quel patrimonio di stile, in bilico tra il militare e il civile, che poi fu il germe da cui germogliò la riforma.
      La formazione degli ufficiali e dei sottufficiali di quel Corpo precorse i tempi.
      Ora, dopo l’abolizione delle mense e dei circoli ufficiali post ’81, si osserva una progressiva e marcata distinzione del ruolo funzionari i quali ridiventano sempre più “ufficiali” (si pensi alle mostreggiature o, unico caso nei corpi armati dello Stato, all’uniforme di gala, prevista solo per quel ruolo). La riapertura di alcuni Circoli Funzionari completa il quadro…
      Bene, potrei anche accettare questo stato di cose se si reintroducesse il concetto di comando e non di “gestione”. Ma così non è: si tratta solo di riaffermare quel gradino più alto, momentaneamente cancellato dalla 121.
      In conclusione, converrete che non sono le stellette che creano la leadership o che risolvono il problema. La polizia non necessita né di manager né di condottieri ma di funzionari meno coscienti del “ruolo” e più coscienti della “funzione”…
      Facile no? 😉

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  4. Sull’argomento ho già espresso ripetutamente il mio pensiero che quindi è ben noto ai frequentatori dell’ormai ex Forum. Dei miei 40 anni trascorsi in Polizia i primi venti sono stati caratterizzati dalla sottoposizione alla giurisdizione militare per uscire dalla quale ho lottato e anche pagato di persona. Per quanto mi riguarda quindi nessun rimpianto per quell’ Istituto che come era congegnato rappresentava la negazione della stessa dignità umana. E’ sbagliato, sull’onda della nostalgia, fare riferimento a personaggi come il colonnello Genco o altri che sono sicuramente esistiti ma che rappresentavano l’eccezione e non la regola. Non dimentichiamo che se a Padova c’era Genco a Vicenza c’era Dal Sasso che era tutt’altra cosa.La realtà quindi era purtroppo un’altra e chi ha buona memoria dovrebbe ricordare , tanto per fare un esempio, come vennero a trovarsi i colleghi del 2° celere di Padova quanto, a Genco ,subentrò un certo colonnello Campanella che senza tanti riguardi per minime mancanze,che risultavano regolarmente insussistenti ,sbatteva i colleghi al carcere di Peschiera servendosi di una rete di informatori interni , facilissimi da trovare in quel clima di intimidazione. Potrei farvi qualche nome ma andrei inevitabilmente a ledere situazioni personali. Non voglio quindi perdermi in particolari ;rammento solo, sempre in tema di dignità umana, che gli sciacquini “ termine che non credo abbia bisogno di traduzione , vennero aboliti solo con la legge di riforma ! Ho lasciato la Polizia da diversi anni e quindi non sono in grado di valutare la situazione attuale. Ma c’è un punto sul quale mi trovo d’accordo con chi critica la riforma dell’81 ; devo ammettere che ,valutata la situazione attuale, la Legge 121 è stata sicuramente tradita nella parte in cui era stata predisposta per tutelare coloro che facevano parte della base vale a dire le categorie degli agenti dei sovrintendenti e degli ispettori cioè di coloro che per la riforma e la smilitarizzazione avevano lottato. Chi al contrario aveva combattuto qualsiasi ipotesi di rinnovamento (perché lo “status quo”precedente gli andava benissimo cioè ufficiali e funzionari) una volta varata la Legge si buttarono a corpo morto per instaurare a loro utile privilegi e vantaggi creando una spaccatura netta con le categorie inferiori. E’ sufficiente in proposito constatare la fine impietosa e degradante che hanno fatto gli ispettori ed osservare le strepitose carriere dei Funzionari ed Ufficiali molti diventati Questori e Prefetti magari dopo essere transitati attraverso cariche sindacali. Del resto perché meravigliarsi ! Non era proprio all’entrata dell’Accademia del Corpo in via Pier della Francesca che spiccava la scritta: “Per la patria educo i suoi figli migliori ? E dai figli migliori ,quelli peggiori cosa dovevano aspettarsi ? Piccole cattiverie a parte, che mi vengono è purtroppo spontanee ,concludo affermando che secondo me il malessere attuale della Polizia non va ricercato nella sua giurisdizione militare o civile quanto nell’organizzazione interna,caratterizzata da caste , che più che al bene dell’Istituzione si interessano dei propri interessi.

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  5. Stellette: sì, no, forse ………..
    Più che un commento mi verrebbe voglia di scrivere un “De profundis”, ma è meglio che lasci perdere …….
    In ogni caso, l’idea di fondo era sostanzialmente buona, i tempi erano maturi per un cambiamento epocale, ma – al solito – la perfida manina di chi tira le fila ci ha messo del suo ed ecco che chi ha potuto ha colto al volo l’occasione ed ha tratto le rendite di posizione che la situazione gli ha concesso; qualcun altro è riuscito ad imboscare il figlio incapace di fare la benché minima cosa nella vita “civile” (ovviamente non da Guardia o Agente che dir si voglia); poi è stata la tornata dei gradi (pardon, qualifiche), inventati con burocratica pervicacia che hanno visto bibliche scalate al livello superiore, magari inventato ad hoc per parcheggiare la marea montante. Per capirci, cose come il “Sostituto Commissario” o i vari “Vice”, “Aggiunto” e chi più ne ha più ne metta, creati apposta per cercare di calmare le rivendicazioni sindacali e dare un colpetto di qua ed uno di là, così da tenere buoni tutti. Però manca sempre la benzina per le auto di servizio ……
    Tuttavia per farla breve, non bisognerebbe dimenticare la famosa frase pronunciata dal Principe di Salina nel “Gattopardo”, secondo cui “… tutto deve cambiare, perché tutto resti come prima!”.
    Oggi un ritorno al passato non è ipotizzabile; non esiste più gente disposta al sacrificio gratuito e quotidiano, ma “fare il Poliziotto” non è un mestiere come un altro e un po’ di spirito di sacrificio, di disciplina e di obbedienza credo che siano gli ingredienti base per servire degnamente lo Stato (avrei voluto dire “la Patria”; ma potrei rischiare il linciaggio …………).
    Saluti a tutti, stellati e non!

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  6. Sono davvero contento che questa discussione abbia dato una scossa a questa sonnacchiosa estate! Vedo con piacere che l’argomento è ancora particolarmente sentito. E mi congratulo more solito con i vari partecipanti per la profondità di analisi e la sobrietà di vedute.
    Emerge un dato che mi pregio di portare alla vostra attenzione. La Polizia è un Corpo costituito prima di tutto da PERSONE. Se da un lato lo status militare aveva in sé il vantaggio di una maggiore funzionalità (se non altro perché un ordine è un ordine e non si discute!), dall’altro molto spesso – troppo spesso – il concetto di PERSONA veniva calpestato proprio perché mancava qualsiasi possibilità di contraddittorio, pur nel rispetto delle reciproche posizioni. Un Ufficiale (ma bastava anche un maresciallo…) particolarmente severo sfociava molto spesso in un vero e proprio “ducetto”, plenipotenziario di un regolamento di disciplina che prevedeva ancora la cella penale semplice, di rigore, la camera di punizione e la consegna in caserma. Questo, ieri.
    Oggi? Bene ha fatto @Vito Campisi a sottolineare la sempre più estrema frammentazione dei ruoli, in cui nessuno sa più chi deve fare cosa… Alla presenza dei “vice”, degli “aggiunti” e dei “sostituti” aggiungiamo pure la scellerata proposta di riforma avanzata manu militari dal Ministero, nella quale prevede l’introduzione di due nuove qualifiche: quella di “sostituto vice sovrintendente” e quella di “sostituto vice ispettore”. Spero davvero che ci si renda conto della follia insita in un simile progetto.
    Ecco dunque che la “forbice” costituita dalla contrapposizione stellette sì – stellette no ha oggi raggiunto il massimo divario. Cosa fare per ridurlo?

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    • Buongiorno a tutti. Un saluto particolare a Gianluigi che ritrovo con piacere. Anch’io ho già espresso la mia opinione favorevole allo status giuridico militare e cercherò di non tediare troppo ripetendomi. Indubbiamente come scrive Gianluigi è sbagliato fare riferimento a situazioni particolari, ma questo principio vale per tutte le situazioni e persone. Giusto anche ciò che scrive Giacal e cioè che su questo argomento si possono trovare opinioni equamente contrastanti. Difficile quindi farsi un’opinione che come tutte diventa poi estremamente soggettiva in base al carattere ed alle situazioni di luogo casualmente contingenti. Io credo che sostanzialmente questo sia un dibattito su due concezioni di vita sociale differenti e cioè tra chi mette la comunità sopra l’individuo accettando come giuste molte limitazioni alla libertà personale e chi invece se proprio non mette l’individuo sopra la comunità, ritiene che la comunità debba trovare un limite invalicabile su tanti diritti dell’individuo sempre più ampi. La parola chiave dovrebbe sempre essere “equilibrio” ma quanti ne sono realmente in possesso? Fino a che punto è mai possibile trovare questo concetto nella patria del MACHIAVELLI? Personalmente posso dire che tra i due estremi negativi preferirei il primo perché quantomeno si basava su di un sistema. L’attuale stato di cose è un non-sistema. Ma anche questa finisce per essere un’opinione soggettiva. Dissento sull’abolizione dei cosiddetti “sciacquini”. Proprio oggi ne ho dovuto sopportare l’ennesimo con i suoi effetti nefasti ed i guai che combina e che ricadono sulla comunità col placet di chi lo incoraggia. Categoria questa purtroppo come quella dei delatori e dei loro incoraggiatori, mai scomparsa non solo in Polizia ma in tutti gli ambienti pubblici o privati. Nego poi che chi ha avuto una formazione militare non possa essere un buon investigatore o non abbia una coscienza democratica. Diversamente bisognerebbe abolire le Forze Armate. Altra considerazione di carattere generale è che all’epoca tutta la pubblica amministrazione e tutta l’Italia vivevano momenti di maggior rigore perché parliamoci chiaro…non è che il capo reparto alla catena di montaggio in FIAT fosse tenero neh! Una considerazione tecnica che mi sento di fare è che una funzione pubblica come quella della sicurezza interna od esterna del paese secondo me abbisogna di un sistema di regole più stringente e rigoroso e di un’organizzazione collaudata da secoli. Purtroppo questo sistema più rigoroso indubbiamente venne utilizzato per evitare di corrispondere un più giusto trattamento economico a fronte dei sacrifici richiesti ma stante il logico e naturale divieto di sciopero per gli operatori dei comparti sicurezza e difesa anche oggi è cosi, difatti siamo in vacanza contrattuale da diversi anni (mi pare una decina…). E allora? Non saprei che pensare sull’ipotesi di rimettere le stellette. Ogni cosa deve avere un senso all’interno di un contesto e deve essere fatta cum grano salis. Rimettere le stellette sic et simpliciter ad un organismo che da decenni è stato in quel senso snaturato e destrutturato servirebbe solo ad aumentare la confusione in cui versiamo ed a fornire poteri che verrebbero usati da persone già incompetenti peggio dei periodi in cui c’erano le lamentele……conoscete la mia opinione 🙂 mi auguro solo per il bene di tutti che la situazione migliori perché così
      non si può più andare avanti…….

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      • Ciao Gerard –Conosco le tue opinioni nel merito e le trovo rispettabilissime e per certi versi anche accettabili. Il che detto da me che sono sempre stato un irriducibile poliziotto antimilitarista deve intendersi come un complimento. Vorrei comunque puntualizzare che il mio non è un antimilitarismo che trae origine da preconcetti o pregiudizi nei confronti del mondo militare. Ribadisco che ,come cittadino, sono sempre stato un ammiratore ed estimatore delle Forze Armate . La mia convinzione è , ed è sempre stata ,che queste ultime siano destinate ad altri compiti che sono in antitesi con quelli propri della Polizia . Devo tuttavia riconoscere che le tue tesi possono a volte essere condivisibili . Ricordo che nel corso delle animate discussioni, che caratterizzavano le riunioni nel periodo ante riforma, riunioni che organizzavamo per seguire l’iter della legge che languiva in Parlamento , alle quali partecipavano esponenti politici di rilievo di tutti gli schieramenti , emerse anche l’ipotesi di mantenere , nella futura Polizia riformata, lo status militare per i reparti inquadrati e la Polizia Stradale. Ci fu anche un esponente democristiano che propose di far transitare quest’ultima specialità, nell’Arma dei Carabinieri, suscitando ovviamente l’ indignazione generale. Acqua passata dirai ; comunque al di là delle reciproche divergenze che nascono e si sedimentano su esperienze e vicissitudini personali debbo avvicinarmi a te per concordare su quanto affermi nella conclusione del tuo commento e cioè che è urgente e necessario che qualcosa cambi altrimenti ( e questo lo aggiungo io ) la Polizia di Stato farà la fine della “Forestale”. Qualche visita in Questura ,anche se rara ma anche la semplice osservazione dell’equipaggio di una “volante” mi ha convinto che questa non è più la mia Polizia o almeno quella che io avrei desiderato fosse. E siamo solo nella mia piccola Vicenza – figuriamoci cosa accade a Milano – Roma o Napoli…..

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  7. Ciao Gianluigi! Evidentemente il tuo vissuto ha lasciato un segno in relazione anche alla tua personalissima sensibilità che è rigorosamente personale e assolutamente privata e che quindi merita il massimo rispetto. Non dubito quindi che le tue opinioni non traggano origine da schemi politico ideologici o da preconcetti. Personalmente ho sempre avuto la cultura del coordinamento, indipendentemente dalla 121, nel senso che ho sempre pensato che ogni Forza di Polizia rappresenta un momento della storia del paese con una competenza ed un’identità che vanno rispettate ed ho sempre cercato e costruito rapporti con colleghi di tutte le altre quattro Forze con cui mi incontro e confronto spesso. So che nemmeno per te sarà una consolazione leggerlo ma……..ti posso garantire che il germe dell’indisciplina e del disfacimento ha contagiato anche le altre Forze di Polizia ed Armate…..è rimasta un’intelaiatura indubbiamente più organica ed organizzata della nostra ma dentro si è perso molto anche là…..del resto come scriveva John Donne <>. Nemmeno le Istituzioni…….ed è tutto in linea con il disfacimento del paese………tutto si regge sui singoli onesti……speriamo bene…………..Io credo che ogni gruppo sociale, ogni comunità si esprima globalmente e globalmente debba trovare la sua strada evidentemente noi italiani, non l’abbiamo ancora trovata…………

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