La “Giulia”, il mito in grigioverde

LA GIULIA, IL  MITO IN GRIGIOVERDE
– di Paolo Masotti –

E’ bella l’Italia nel 1962. Gli effetti del boom economico sono ancora avvertibili ancora per qualche anno e gli Italiani si stanno oramai dotando di tutte le comodità che la grande dignità ed il coraggio hanno permesso loro di conquistare. Gli anni della guerra ed i pesanti anni della ricostruzione, immediatamente successivi, hanno dato già da tempo i loro frutti e concedersi (almeno) un’automobile in famiglia è ormai nelle possibilità di molti. La 600 nel 1955 e la 500 – quella al tempo chiamata Nuova per distinguerla dalla Topolino – nel 1957, vengono incontro alle esigenze di spostamento (e di portafoglio) anche delle fasce più umili della popolazione. E poi la 1100, per quelli un po’ più facoltosi…

La motorizzazione di massa non si ferma più e sempre più connazionali possono accedere a vetture di cilindrata più alta, le Alfa Romeo Giulietta o le FIAT 1300/1500, ad esempio. Comincia ad essere abbattuta la distinzione tra auto nazionali ed estere (un po’ come le sigarette): iniziamo a poterci permettere anche queste ultime.
E’ proprio il 1962 l’anno in cui viene presentata una vettura di concezione completamente nuova, l’auto disegnata dal vento. Finisce per sempre l’era delle auto un a cassettone e delle pinne, è l’aerodinamica che detta legge. Si storce il naso per quello strano oggetto, così distante dai canoni estetici dell’epoca, troppo audace quel muso un po’ inclinato e che orribile quella coda tronca!
E invece no, proprio quello “strano oggetto” conquista il mercato e, prima ancora, l’ammirazione della gente. Forse unica concessione un po’ retrò, il divano anteriore a tre posti in assenza di tunnel di trasmissione centrale e cambio con leva al volante. Dura poco però: una macchina così non può essere vincolata a questi (per lei) anacronismi. Si cambia quasi subito, quel poco che serve per perfezionare l’auto del futuro: cambio a cloche e freni a disco, che vanno a sostituire i tamburi, inadeguati a contenere la potenza dei 92 cavalli scatenati dal rombante 1600. Che favola la Giulia: ora è lei il sogno delle famiglie qualunque che possono garantirsi una vera e propria Gran Turismo a quattro porte. E la Giulia piace, spesso fa impazzire, nella forma e nella sostanza e il suo successo è inarrestabile.

Il traffico aumenta sempre di più e la criminalità si evolve. Iniziano a mutare le tecniche della “caccia al malvivente”. Eh sì, perché la criminalità va ora di pari passo con il diffondersi del benessere. Le Gran Turismo (quelle vere), cioè potenti e veloci coupé, rappresentano troppo spesso il mezzo nella impari lotta tra guardie e ladri. Le 1100 e le poche Alfa 1900 protette non bastano più. La Polizia si dota allora, proprio a partire dal 1962 ed almeno nelle grandi città, di mezzi adeguati a contrastare i delinquenti: le Alfa 2600 Sprint e la Ferrari. Sono anni eccezionali, di cronache e di leggende ma, come direbbe il Maestro Lucarelli: “questa è un’altra storia”.
I favolosi piloti della Mobile si trovano però, nel giro di qualche anno, a dover gestire rischiosissimi inseguimenti a sirene spiegate in un traffico sempre più caotico. L’incolumità del cittadino deve in ogni momento rappresentare il bene supremo e l’inevitabile incognita è pur sempre in agguato. Gli eccezionali sceriffi in sella ai loro purosangue non possono più contare sulla loro esclusiva abilità. Ci vuole qualcos’altro o, per lo meno, “anche” qualcos’altro. Bisogna organizzare il gioco di squadra e non contare solo sull’abilità del fuoriclasse, dalla marcatura “a uomo” bisogna passare a quella “a zona”.
A partire dalla metà degli anni Sessanta, vengono progettati e, a mano a mano realizzati, quadri elettronici, ad iniziare dalle Questure delle grandi città. E’ il Capo della Polizia, Prefetto Angelo Vicari, a volerli fortemente. Nel 1965 tocca alla Questura di Roma. Al terzo piano di Via San Vitale, si allestisce il nuovo apparato riproducente in scala la pianta della città: ci siamo messi al passo delle più importanti metropoli straniere, perfino di New York! La posizione delle Volanti e delle altre pattuglie, auto e motomontate, appare automaticamente sul pannello. Ciò permette all’operatore in centrale di guidare, via radio o radio-telefono, l’operazione. E si tende la rete.
“Da Doppia Vela 21 a Siena-Monza 15”, ovvero dalla centrale operativa, dotata dei moderni Westinghouse 21, dove Doppia Vela, è semplicemente la “W” iniziale dell’apparato in codice radio; le Siena-Monza sono le pattuglie, il codice per che sta per Squadra Mobile, accompagnato dai due ultimi numeri di targa.
E quale auto migliore per la Polizia, se non la Giulia?
Ha tanti cavalli, certamente non come le 2600 (più potenti, ma anche più pesanti: 1370 kg. contro 1060), ma quanto basta: in fin dei conti nel traffico moderno, il terreno si guadagna, prima ancora che sull’allungo, sullo scatto e sull’agilità. E poi,  per motorizzare in massa la P.S., servono tante auto, mica si può avere un autoparco costituito da nemmeno cento 2600 e da centinaia di oramai vecchie e inadeguate Giulietta, 1100 e Appia. Ci vuole qualcosa di universale…. Tutto questo ha la Giulia, basta adattarla un po’ alle esigenze operative: qualche piccola elaborazione al motore, al cambio, ai freni, ma basta così; in fin dei conti, il resto viene completato dall’abile pilota di turno. E poi l’inconfondibile taratura degli ammortizzatori posteriori che abbassano il retrotreno, fino a far scomparire la parte alta dello pneumatico posteriore al di sotto del parafango, inclinata all’indietro e pronta come una vera pantera a spiccare il balzo sulla preda. Un felino che va sapientemente domato dal suo conduttore che ne deve prevedere e gestire sbandate controllate in curva, accentuate dalla trazione posteriore. Altro che sistemi elettronici! E che dire poi del frontale, reso più che mai aggressivo dai quattro fari della 1600, in cui i due interni, più piccoli, vengono sostituiti dall’uscita della sirena con una griglietta metallica nera che ne fa uscire il suono e prende il posto della calotta di vetro? Questo almeno sulle Volanti perché, di solito, la Stradale ha bisogno di tutta la luminosità che i proiettori di serie possono garantire.
La Polizia ne compra a centinaia, quasi tutte con motore 1600, fino al 1977. La prima acquistata dal Ministero dell’Interno è una TI blu, in servizio presso la Questura di Milano, targa POLIZIA 31161. E’ il 1963. La prima in livrea grigioverde è la 31518, in servizio presso la Questura di Torino.

Ma, contemporaneamente, qualche variante: la Mobile non si fa mancare qualche rarissima versione TI Super, ma solo in alcune grandi città, come Roma, Torino, Milano e Bologna. Le unità prodotte dalla Casa del Portello sono solo 501, tra il 1963 ed il 1964, il motore viene portato a 112 cv. e pesa un quintale in meno della TI; gli esemplari arruolati in Polizia si contano poco più che sulle dita di una mano. Non è così per tutte le altre serie della 1600 che seguono: le Super (1965,’67, ’69 e ’72) e le Nuova Super (1974).

La potenza progressivamente aumenta, fino ai 104 cv. delle ultime tre serie.
Ed è la massificazione. “LA” vettura della Polizia inizia la sua avventura. E’ perché la Giulia dovrebbe limitarsi ad assolvere funzioni di Pronto Intervento? In fin dei conti è o no un’auto da famiglia? Effettivamente è anche spaziosa e confortevole e ha un ampio bagagliaio,
perfetto per il trasporto dell’abbondante dotazione segnaletica e per l’infortunistica, una perfetta pattuglia per la Polizia Stradale.
E allora via l’assegnazione a Compartimenti, Sezioni e Sottosezioni e poi ancora, ai Commissariati di zona, talvolta riciclata come ex-Volante un po’ logora, ma sempre efficacissima e poi ancora come vettura di servizio per il funzionario in qualche Reparto Celere (a quel tempo riorganizzati in Raggruppamenti) come vettura comando, e, per non farsela mai mancare, in dote a Polaria, Polmare, Frontiera, Ferroviaria e a qualche Gruppo Volo, insomma: è dappertutto.
Nel 1968 viene istituito il nuovo numero del soccorso pubblico “113” unificato su tutto il territorio nazionale.

Ora le Volanti non sono più inquadrate presso apposite sezioni delle Squadre Mobili, destinate al pronto intervento, ma presso appositi uffici adibiti alla prevenzione (controllo del territorio) ed al soccorso pubblico (pronto intervento). Il caratteristico disco telefonico prende il posto dei più disparati numeri delle Squadre Mobili, da comporre in caso di emergenza Il termine Volante diviene ufficiale e non più solo un appellativo e fa bella mostra di sé sugli sportelli anteriori, al di sotto della dicitura “Polizia”. Presso le Questure nascono le Squadre Volanti.
Ora la Squadra Mobile opera solamente in borghese, si occupa di investigazione ed opera in condizioni di bassa visibilità. Ed è sempre la Giulia la Siena-Monza per antonomasia. La livrea è azzurro spazio, biancospino, verde muschio, blu cobalto, grigio indaco… per il resto, solo autoradio con relativa antenna e qualche ritocco meccanico. Non è ancora l’epoca delle lucciole blu a ventosa o magnetiche.
Nel 1971 viene realizzata, ad elaborazione del modello ’69, una particolare versione protetta anteriormente c.d. Specializzata, del tutto simile alla vecchia 1900 in versione Pantera: parabrezza antiproiettile piatto, unito ai montanti da due deflettori laterali separati (dato che la tecnologia non permette ancora di realizzare cristalli blindati curvi adatti allo scopo), maglie metalliche realizzate con la cinta della distribuzione a protezione degli pneumatici anteriori, vetro dei proiettori anch’esso antiproiettile, lastra d’acciaio forata posta dietro la calandra a protezione del radiatore e tetto scorrevole per permettere al poliziotto di rispondere al fuoco verso la vettura inseguita, se necessario. Quest’ultima dotazione determina l’asportazione dell’antenna radio e del lampeggiante posti, rispettivamente, amovibile sulla cappelliera e sul parafango posteriore. Ovviamente freni e sospensioni sono modificati. E’ cambiata epoca, d’accordo, ma qualche ritorno ai “cari” vecchi inseguimenti con sparatoria può sempre capitare e, in determinate condizioni, la sicurezza passiva degli agenti, che non si precludono l’eventualità di una reazione a mano armata, è fondamentale. Ne viene consegnato un primo lotto di 19 esemplari tra la fine del 1971 e l’inizio del ’72, a partire dalla targa 40370 (Questura di Como). E’ impiegata in diverse Squadre Volanti sparse per l’Italia, non solo nelle grandi città, ma anche in centri più piccoli. Il loro congedo dal servizio avviene ben prima della fine degli anni Settanta.
Ma la Giulia della Polizia è anche 1300. Probabilmente se le ricordano in pochi. Esordisce la 1300 TI nel 1966, acquistata dalla Società Autostrade (versioni ’65 e ’67) e qualche 1300 berlina (1964) in sostituzione della vecchia Giulietta. Proprio dal 1967 le viene preferita la versione familiare Colli, con motore 1600. Dal ’69 le 1300 TI in grigioverde sono anche ministeriali. Una prima ventina vengono ad esempio assegnate alla Stradale ed a qualche Gruppo Volo, mentre la 1300 Super conclude le forniture delle 1300 in grigioverde con un lotto di (ben) cento esemplari nel 1972, destinate soprattutto alla Polizia Stradale e alle Questure, comprese le Volanti.

La Nuova Super ha, nel 1974, l’intento di adeguare la Giulia ai canoni estetici dell’epoca, pur rimanendo invariata nella meccanica, ma il risultato non è convincente: quattro proiettori anteriori di uguali dimensioni, scudo Alfa più grande, eliminazione delle nervature sul cofano del baule posteriore e ai lati della targa, rostri dei paraurti in gomma, finiscono per snaturare una vettura più che mai figlia della sua (lunga) epoca, di moda attraverso più di una generazione.

Neanche l’entrata in produzione della fortunatissima e più potente Alfetta 1800, nel 1972, riesce a metterla in crisi. La Giulia è inimitabile, almeno finché rimane se stessa. Dopo oltre un milione di esemplari prodotti, la Giulia esce di scena, ma non capitola dal suo immutato ruolo di regina di fascino e di innovazione.

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