I primi sessant’anni della Polizia Stradale

 

La Polizia Stradale compie 60 Anni
 

(di Francesco Scinia)

Ho pochi rimpianti dei miei 21 anni di Amministrazione, l’ultimo dei quali da “civile”, uno di questi è non aver mai fatto l’esperienza della Stradale, ai tempi del corso il nostro “tutor”, il VQA dr. Antonio Giannella, ci chiese espressamente chi volesse segnalare il proprio nome per la specialità. Lo guardammo tutti e 200 come un marziano: noi entravamo in Polizia per fare i Commissari Maigret, risolvere casi, indagare, ci vedevamo tutti quanti mobilieri, e lui ci veniva a proporre di fare i vigili urbani? L’anno dopo, lavorando a strettissimo contatto con la Stradale, avevo già cambiato idea e programmato, in linea di massima, un periodo di esperienza in qualche sezione, appena mi si fosse presentata l’occasione. Negli anni ho fatto di tutto, amministrativa, stranieri, gabinetto, NAPS, squadra mobile, MP, digos, poi reparto mobile, 4 anni fa, finalmente, presentai domanda per il compartimento della Stradale, avrei potuto dedicarmi ad un settore su cui mi sono documentato ampiamente per studi personali, ma non fui accontentato, peccato, ora è troppo tardi e la collocazione attuale mi sta benissimo.
Alla Stradale vorrei dedicare, nel giorno dell’anniversario, un mio scritto di qualche anno fa, che potrebbe  magari trovare posto nella pagina del sito dei Caduti, così adempio anch’io ai miei doveri verso la Redazione, una volta tanto!

 


Nella Roma imperiale, cavalieri e bighe mod. Ben Hur Biturbo scorrazzavano nell’Urbe, acciaccando schiavi, patrizi e plebei. Giulio Cesare, con la Lex Julia Municipalis, varò il primo Codice della Strada, con tanto di obbligo di tenere la destra, sensi unici, divieti d’accesso, divieto di circolazione dei carri nelle ore notturne (facevano un rumore infernale!), le prime ZTL ante litteram, accessibili solo ai cavalli e bighe di Centurioni e Magistrati, le zone riservate alla sosta e le “zone disco”, con orari rigidamente determinati.
Nel Medio Evo, con le crociate e i pellegrinaggi, le strade divennero sempre più larghe. Con la rivoluzione industriale, il numero di carri e carrozze crebbe sempre più ed apparvero norme su dimensioni e peso dei veicoli, obbligo di lanterne e divieto di sorpassi irregolari.
La “Legge sulla libertà di circolazione sulle strade e sulla sicurezza del passaggio” del 1868 è già abbastanza simile alla disciplina attuale, ma non prevede ancora i veicoli a motore, che appaiono solo alla fine del secolo.
Nel 1923 essi sono già 100.000 e s’introduce il limite di velocità, di solito 30 km/h. Nel 1928 ne circolano quasi il doppio e, per la gestione e la manutenzione delle strade, nasce l’Azienda Autonoma Statale della Strada (oggi A.N.A.S.). Per vigilare sulla viabilità, l’ente si avvale della Milizia della Strada, un reparto speciale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, appositamente creato, anche in previsione del primo, vero Codice della Strada del 1933, una raccolta delle norme fin’allora emanate. La Milizia opera fino al ‘43, anno in cui, con l’occupazione nazista, viene sciolta e le sue funzioni passano al Corpo delle Guardie di P.S.
Nel dopoguerra, il vertiginoso aumento del traffico induce il Ministero dell’Interno a costituire presso le Questure alcune Sezioni di Polizia Stradale, con uomini scelti per particolari attitudini e specificamente addestrati. Gli agenti vestono uniformi eterogenee e pattugliano le strade con residuati bellici ereditati dalla Milizia (FIAT Torpedo, moto Gilera, Guzzi e Morini) e dagli alleati (Jeep, Dodge, Harley Davidson); la loro presenza sulle strade, semidistrutte dai bombardamenti, scoraggia le aggressioni ai convogli di viveri, allora assai frequenti e rassicura viaggiatori e braccianti. Le pattuglie accorrono in aiuto ad interi paesi, isolati da neve, frane e calamità, recapitando viveri, foraggio, posta e medicine. Ripristinano collegamenti interrotti e prestano soccorso con una forte carica d’umanità. Scortano le competizioni sportive, come il redivivo Giro d’Italia e perseguono con rigore i tanti incoscienti che si avventurano, spesso senza patente, su traballanti camion, stracarichi di operai e masserizie o sfrecciano con le loro Balilla, incuranti di incroci e segnaletica. In breve, diventano un punto di riferimento per il popolo degli automobilisti e grazie alla loro disciplina, dedizione al dovere ed altruismo, riscuotono ovunque gratitudine e stima, conquistando fama di professionalità ed efficienza. Riescono anche a ricucire il rapporto fra la popolazione e le forze dell’ordine che, in quel periodo di forti tensioni politiche, non godono del consenso popolare.
La Specialità è formalmente istituita solo nel 1947, col D. Leg.vo n.1510 che individua, per la prima volta, i servizi di polizia stradale: prevenzione ed accertamento dei reati sulle pubbliche strade; vigilanza e controlli sulla disciplina della circolazione, sui mezzi, sulla sicurezza della viabilità e sulla conservazione del demanio stradale; soccorso automobilistico. La Stradale dispone di 2.800 agenti, che sfoggiano con orgoglio il nuovo scudetto col Sagittario e ricevono subito nuove divise e fiammanti Moto Guzzi Sport (rosse, come tutti i veicoli della Polizia d’allora).

La mitica AR “Giulia” nella versione break per i servizi autostradali

La stampa li definisce Angeli Custodi della Strada e, nei primi anni ‘70, l’Alfa Romeo allestisce apposta per loro una “Giulia Giardinetta”, mentre la Guzzi fornisce un gran numero di Aquile di Mandello, le mitiche V7 bicilindriche. Nel ’75 tutti i veicoli della Polizia di Stato vestono una nuova livrea bianco azzurra; per la Stradale è un po’ un ritorno alle origini: erano azzurre, infatti, le Guzzi Sport 17 della Milizia.
Nei primi anni ’80 circolano 22 milioni di veicoli e l’inarrestabile sviluppo del traffico è costantemente monitorato da vari Ministeri (Trasporti, Interno, Infrastrutture, Sanità e Pubblica Istruzione) e da enti come A.N.A.S., A.C.I. e T.C.I., oltre a sociologi e mass media. La riforma che, nel 1981, smilitarizza la Polizia di Stato, lascia immutata l’organizzazione della Stradale, pienamente rispondente alle esigenze della società civile e tuttora articolata in 19 Compartimenti Regionali, suddivisi in Sezioni Provinciali, Sottosezioni e Distaccamenti, più 11 Centri Operativi Autostradali (C.O.A.).

 

La Redazione Polizianellastoria ringrazie sentitamente il dott. Francesco Scinia per questa ricostruzione

 

UN PO’ DI STORIA FOTOGRAFICA DELLA POLIZIA STRADALE

 

La nascita della Stradale fu voluta da Benito Mussolini che creò in seno alla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale prima, nella Guardia Nazionale Repubblicana poi i primi battaglioni con compiti di controllo delle strade. Nel Ventennio i compiti di questo reparto erano assai diversi da quelli attuali
 
 
Dall’iniziale eterogeneità di mezzi e uniformi post-bellica, la Stradale si organizzò ben presto sotto l’aspetto logistico divenendo il fiore all’occhiello della Polizia italiana. Qui siamo nel 1951
 
La Polizia Stradale, prima specialità del Corpo, costituì da subito una specifica scuola di formazione del personale ubicata a Cesena. La foto ritrae alcuni allievi del CAPS nel 1952
 
Oltre che nell’attività di controllo e repressione di illeciti stradali, la Polstrada è da sempre attiva in servizi di prevenzione e soccorso stradale. la foto ritrae un servizio di assistenza ai primi esodi estivi: siamo nei pressi di Palermo nel 1963
 
L’estrema abilità nella conduzione dei mezzi di servizio fece sviluppare in seno alla Stradale un Gruppo Acrobatico le cui esibizioni fecero ben presto il giro del mondo
 
Controlli autostradali: siamo nel 1977

L’esigenza di armonizzare la normativa statale con quella comunitaria dà vita al D. Leg.vo 30 aprile 1992 n. 285, anch’esso intitolato Nuovo codice della strada, entrato in vigore l’1 gennaio1993 e già sottoposto ad aggiustamenti e modifiche, nel tentativo di adeguarlo ad una realtà cresciuta a dismisura: oggi 32 milioni di autovetture, 6 milioni di veicoli commerciali ed industriali e 9 milioni di motocicli e ciclomotori si contendono una rete viaria di quasi 320.000 km, più o meno la stessa di venti anni fa, con un rapporto di 1,77 abitanti per autovettura ed una densità di 113 automezzi per chilometro di strada.

Sono i valori più elevati d’Europa e siamo ai primi posti anche (ma qui c’è poco da vantarsi) per numero d’incidenti, quasi 190.000 l’anno, con un impressionante tasso di mortalità e lesioni: circa 8.000 decessi e 25.000 feriti, di cui 5.000 con invalidità permanenti. Le forze di polizia lavorano per ridimensionare queste terrificanti cifre; la Polstrada provvede, in via principale, ai servizi di polizia stradale, individuati dall’art. 11 C.d.S. ed ha competenza esclusiva per la vigilanza sulle autostrade. Nel 2001 ha impiegato quasi 500.000 pattuglie, controllato più di 200.000 veicoli e 290.000 persone, accertato 2.000.000 d’infrazioni e 40.000 reati (circa 3.000 le patenti ritirate ed oltre 800 i mezzi sequestrati), prestando soccorso ad oltre 600.000 utenti. Oltre ai noti Autovelox e Telelaser, è stata dotata della nuova telecamera digitale Pro Vida 2000, che accerta e registra il superamento dei limiti ed incorpora l’Auto-Detector, un sistema di lettura delle targhe che segnala i veicoli rubati o ricercati.

Le statistiche non rendono però pienamente l’idea del gravoso impegno che uomini e donne della Stradale profondono, giorno e notte, al servizio della collettività: pattugliamenti e posti di controllo sull’asfalto bollente, sotto la pioggia o la neve; soccorso a persone colte da malore negli interminabili incolonnamenti estivi o ferite in apocalittici maxitamponamenti nella nebbia; scorte a trasporti eccezionali; staffette per il recapito di medicine urgenti od organi per trapianti; attività di contrasto al crimine e, in particolare, al traffico internazionale di auto rubate; aiuto a chi resta in panne o ha bisogno d’informazioni; presenza sempre più incisiva nel mondo della scuola, per avvicinare il cittadino all’Istituzione fin dalla più giovane età, offrendo un’immagine ben diversa dallo stereotipo, che vede solo l’aspetto repressivo. In linea con il rassicurante concetto di Polizia di prossimità, che vuole l’Istituzione sempre più vicina al cittadino, la Polstrada è protagonista di varie iniziative di sensibilizzazione all’educazione stradale, come “Pullman Azzurro” e Progetto Icaro, il concorso bandito dal Ministero dell’Interno e riservato agli studenti delle scuole superiori, per la realizzazione di prodotti multimediali sulla cultura della sicurezza stradale.

In chiusura di queste note, nella ricorrenza del 60° anniversario della fondazione della Specialità, vorremmo ricordare quei tanti Angeli Custodi che, durante la loro silenziosa ed altruistica missione, sono stati strappati alla vita e ai loro cari e che qui sarebbe troppo lungo elencare, col rischio di dimenticarne molti. Uomini e donne brutalmente assassinati da lupi vestiti da agnelli, durante normalissimi controlli di routine, o orrendamente straziati nei troppi incidenti stradali che hanno funestato l’intera storia di questi 60 anni. Siamo certi che Essi continuano, da Lassù, a vegliare sulla nostra sicurezza. Digitiamo “Stradale” nella finestra di ricerca e potremo vedere i Loro volti, leggere i Loro nomi e le Loro storie e dedicare Loro una sommessa preghiera: “Grazie, Martiri Silenziosi, di averci donato la cosa più preziosa, togliendola ai Vostri cari, per difendere la libertà e la democrazia. Cercheremo di esserne degni, sempre”.

Intanto il numero di mezzi sulle strade cresce sempre più e l’imminente boom della motorizzazione di massa (benedetta 600) è già nell’aria: il “Testo unico delle norme sulla disciplina della circolazione stradale”, o Nuovo codice della strada, entra in vigore il 1º luglio 1959. Gli organici della Stradale sono rinforzati e, negli anni ‘60, essa conta 8.000 uomini, ben equipaggiati e dotati di ottimi mezzi (Giulia, Giulietta e Guzzi Falcone 500), ma di un infelice color grigio verde, che sa tanto di caserma.

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