13 – Dalla smilitarizzazione a oggi

DALLA SMILITARIZZAZIONE A OGGI

                                                                    di Gianmarco Calore

Per quanto riguarda infine le vicende interne al Corpo delle Guardie di P.S., finalmente il 1° aprile 1981 viene approvata la famosa Legge n° 121, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 10 aprile successivo, con la quale il Corpo militare viene disciolto e sostituito dall’odierna Polizia di Stato, un Corpo civile ad ordinamento speciale6. Sotto l’aspetto politico e gestionale non cambia nulla: il Ministero dell’Interno è il responsabile esclusivo dell’ordine e della sicurezza pubblica nel Paese e per tali scopi si avvale sempre dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza.

 

Così “Polizia Moderna” annuncia la riforma della Polizia italiana.

 

Cambia invece l’organizzazione logistica del personale impiegato che “perde le stellette”7 e viene unificato in un’unica scala gerarchica che vede scomparire la distinzione tra Funzionari di P.S. (civili) e Ufficiali di Polizia (militari): questi ultimi entrano a fare parte del ruolo “Funzionari, Direttivi e Dirigenti” della Polizia di Stato, continuando a mantenere sull’uniforme il grado militare, ma mutando la denominazione della qualifica8; stessa cosa avviene per le guardie e i sottufficiali: spariscono i vecchi gradi (guardia, guardia scelta, appuntato,  vice brigadiere, brigadiere, maresciallo di P.S.), sostituiti dalle nuove qualifiche (agente, agente scelto, assistente, assistente capo, vice sovrintendente, sovrintendente, sovrintendente capo, vice ispettore, ispettore, ispettore capo, ispettore superiore9). Al ruolo apicale di questore vengono quindi ammessi anche i generali di P.S.. Viene disciolto anche il Corpo di Polizia Femminile, le cui appartenenti transitano automaticamente nei ruoli della Polizia di Stato: le Ispettrici passano al ruolo di Sottufficiali e Funzionari, mentre le Assistenti a quello di Agenti, tutte secondo l’anzianità di servizio maturata nel grado. Per la prima volta uno strumento spiccatamente militare come la Polizia apre le proprie porte anche alle donne che, sul piano operativo, vengono equiparate in tutto ai colleghi maschi10. Un tale fattore imporrà negli anni successivi tutta una serie di adeguamenti tecnico – logistici alle caserme, agli istituti d’istruzione e agli alloggi di servizio in genere, essendo necessario prevedere settori separati per i due sessi. Verranno rivisti anche l’abbigliamento e l’armamento individuale: accanto alla divisa ordinaria con giacca e pantalone viene abbinata anche la divisa con gonna da utilizzare nei servizi di rappresentanza e nei servizi interni, quali il lavoro d’ufficio; dopo qualche anno verranno fornite le pistole “Beretta” 92SBM, con caricatore monofilare da 8 cartucce che facilita l’impugnatura dell’arma rispetto alla più massiccia “Beretta” 92F bifilare.

La bandiera del Corpo delle Guardie di P.S. e tutte le decorazioni ad essa attribuite diventano automaticamente bandiera e decorazioni della Polizia di Stato. A quest’ultima passano anche tutte le attrezzature, i mezzi, gli strumenti, gli equipaggiamenti e i beni immobili e ad essa si applicano tutti gli accordi e le convenzioni precedentemente instaurati con le altre Forze Armate.

La Polizia di Stato, svincolata ora dall’osservanza del Codice Penale Militare di Pace, è quindi sottratta all’ingerenza dei Tribunali militari quanto ai processi dei suoi appartenenti, che vengono d’ora in avanti giudicati dai Tribunali ordinari.

A questo si aggiunge la tanto richiesta sindacalizzazione del Corpo che, in quanto civile, ha diritto a farsi rappresentare da propri organismi sindacali interni nei rapporti con il Ministero e in sede politica. Nascono le prime sigle sindacali, S.I.U.L.P. (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori di Polizia), S.A.P. (Sindacato Autonomo di Polizia), cui negli anni se ne aggiungeranno di nuove (CO.I.S.P., LI.SI.PO., SI.A.P., solo per citarne alcune) e, grazie al loro operato, i rapporti interni tra poliziotti migliorano decisamente.

Gli stipendi aumentano in base alla c.d. riparametrazione, viene riconosciuta la retribuzione del lavoro straordinario secondo criteri prestabiliti, viene meglio disciplinato il trattamento economico del personale, con specifiche diversificazioni a seconda del suo impiego (ordine pubblico, servizio fuori sede, servizio notturno e festivo).

Grazie ai rappresentanti sindacali, cui il poliziotto può ora rivolgersi alla luce del sole, egli riceve una migliore tutela nei rapporti gerarchici e disciplinari. All’interno dei Reparti “Celere” migliora progressivamente la qualità della vita: i dipendenti possono usufruire di una sorta di programmazione settimanale – per quanto consentita dalla specificità del servizio – e sono posti al corrente del tipo di servizio in cui verranno impiegati. Ove possibile, viene esteso il c.d. “turno in quinta11 che comunque già da qualche anno aveva sostituito il ben più oneroso “otto-quattro”; i riposi settimanali vengono garantiti con maggiore puntualità, sempre peraltro subordinati alle esigenze di ordine pubblico.

Vengono abolite alcune norme del vecchio regolamento quali quelle disciplinanti il matrimonio del dipendente, che ora è libero di sistemarsi senza limitazioni; i tempi minimi di trasferimento su richiesta al proprio paese natale o di residenza vengono dimezzati (quattro anni anziché otto). Il personale femminile riceve tutela in caso di maternità, in base allo Statuto dei Lavoratori.

I criteri di arruolamento del personale beneficiano anche della possibilità di assunzione di nuovi agenti dopo l’espletamento del servizio di leva come agenti ausiliari, sistema che era stato sperimentato con successo anche nel periodo immediatamente precedente alla smilitarizzazione: gli agenti ausiliari, dopo due anni di servizio nella Polizia di Stato e la frequentazione di un ulteriore corso di addestramento, possono così transitare nei ruoli effettivi del Corpo13.

Nel 1985 i Reparti “Celere” mutano la loro denominazione in quella di “Reparti Mobili”, essendo questi ultimi già da tempo scomparsi come Reparti militari di difesa del Paese da attacchi esterni. Non muta assolutamente la loro sostanza e, a partire dal 2001, i 13 Reparti Mobili presenti in Italia14 diventano un’altra specialità della Polizia di Stato che obbliga tutti i loro appartenenti alla frequenza di appositi corsi di specializzazione e aggiornamento in tema di ordine pubblico e soccorso pubblico. Con il 1990, in occasione del Campionato del Mondo di calcio tenuto in Italia, a tutti i Reparti Mobili è stata cambiata l’uniforme da o.p., con la vecchia tuta grigio-verde sostituita dall’attuale bicolore grigio-azzurra; ad essa verranno apportati ulteriori adeguamenti in occasione del vertice del “G8” tenuto a Genova nel luglio 2001.

Nel 1990 ai Reparti Mobili viene assegnata la nuova tuta da o.p. che, con le successive modifiche è quella tuttora utilizzata. Qui siamo a Genova durante il G8 del 2001

La dotazione di autotutela personale di ogni agente dei reparti mobili viene progressivamente incrementata fino ad arrivare all’adozione di protezioni di schiena, braccia e gambe e di maschere antigas che impediscono l’inalazione dei lacrimogeni. Viene sperimentato anche un nuovo tipo di scudo, stavolta di forma rotonda e decisamente più maneggevole di quello rettangolare.

Gli stessi reparti mobili vengono poi dotati di automezzi specifici per il settore: un nuovo tipo di idrante, nuovi furgoni per il trasporto delle squadre e per servizi antisommossa, mezzi meccanici per il soccorso pubblico contribuiscono a rendere il servizio di questi uomini sempre all’altezza della situazione che vanno ad affrontare.

I Reparti Mobili vengono dotati di nuovi mezzi per la gestione dell’ordine pubblico: nella foto, il nuovo Iveco 190 idrante

Ma il cambiamento più radicale che si inizia ad intravedere dalla smilitarizzazione in poi è il rapporto sempre più paritario della Polizia con il cittadino. Quest’ultimo, grazie all’innalzamento del livello culturale medio, ha acquisito piena consapevolezza dei propri diritti e delle proprie prerogative, esigendo risposte precise ai molteplici interrogativi. Il poliziotto diventa nel corso degli anni un “professionista della sicurezza” e in questo senso il Ministero dell’Interno ha compiuto autentici passi da gigante nella formazione professionale dei propri dipendenti. Insomma, l’autorità non deve essere più fatta sentire come un qualcosa che il cittadino subisce passivamente, senza potervi opporre le proprie legittime rimostranze.

Il mutamento delle esigenze di ordine e sicurezza pubblica di questi anni, con la progressiva scomparsa del terrorismo e delle violente manifestazioni di piazza degli anni precedenti, porta anche ad un cambiamento dei vari sistemi di indagine: nel 1989, con la riforma del Codice di Procedura Penale che ha ridimensionato la posizione per certi versi privilegiata del vecchio giudice istruttore, anche la Polizia Giudiziaria è stata assoggettata ad un numero maggiore di vincoli giuridici, in un’ottica decisamente più garantista rispetto a prima.

I rapporti tra cittadino e Polizia diventano più diretti: anche in ordine pubblico le varie situazioni vengono gestite privilegiando ila strada della dialettica a quella della repressione (si ringrazia l’archivio fotografico Tano0 D’Amico per il materiale messo a disposizione)

Lentamente si passa da una Polizia di repressione ad una Polizia di prevenzione. Si è ormai radicato il valido sistema di controllo del territorio, con personale sia in divisa che in borghese. Le innovazioni tecnologiche portano ad un progresso notevole nella metodologia di indagine: ne beneficia soprattutto la Polizia Scientifica in ogni ambito applicativo, dalla balistica alla chimica, dall’identificazione dei soggetti ai sistemi di repertazione del materiale.

In particolare, a seguito del massiccio fenomeno dell’immigrazione dagli Stati del Nord Africa e dell’Est Europa che ha preso il via nei primi Anni ’90 e alla conseguente necessità di identificazione certa di ciascun soggetto fotosegnalato, è entrato in funzione il sistema A.F.I.S. (Automatic Finger  Identification System) che, immagazzinando tutte le impronte digitali rilevate al momento dell’identificazione di un individuo, permette di attribuirgli tutti i nomi con cui si è fatto identificare, ricostruendone la storia personale e criminale dal momento del suo primo fotosegnalamento.

Nel 1997 vengono introdotti nuovi criteri di sicurezza per gli operatori delle Volanti che, tramite l’adozione della Fiat Marea blindata, vedono standardizzate le tecniche operative in tutta Italia. Con tale automezzo, dotato di innovazioni tecnologiche recepite a livello europeo, viene mandata in pensione la caratteristica pattuglia composta da tre agenti, uniformandola con una composizione a due operatori. Un allarme di bordo permette di allontanarsi dalla Volante senza pericolo per la custodia delle armi in essa custodite e rimanendo comunque in contatto radio con la sala operativa e le altre macchine tramite due apparati portatili; il trasporto di persone fermate può ora avvenire in totale sicurezza, essendo il due posti anteriori separati da quelli posteriori da una paratia in plastica trasparente antisfondamento; il parabrezza anteriore presenta una blindatura di 4° classe che permette di sopportare anche proiettili sparati dal kalashnikov mentre i finestrini laterali sono in materiale anti-scheggia e antisfondamento. Tutti i sistemi di sicurezza attiva e passiva già ampiamente sperimentati per oltre un decennio sulla Fiat Marea sono stati adottati nel 2008 sulle nuove Alfa Romeo 159 utilizzate per il medesimo servizio. Le volanti vengono progressivamente dotate di impianto di rilevazione satellitare connesso alla sala operativa e di terminale di bordo per l’interrogazione remota alle banche dati, quest’ultima attualmente in fase di perfezionamento.

Ne sono passati di anni dai primi equipaggi automontati! Dal 1952 (prima foto) al giorno d’oggi (Fiat Marea e AR 159) passando attraverso la “mitica” AR Giulia

Nell’aprile 1991, all’indomani dell’eccidio di due colleghi avvenuto a Padova nel corso di una rapina15, il Ministero dell’Interno creò un ulteriore strumento operativo da affiancare alle sezioni volanti delle questure. In ogni regione venne creato il Reparto Prevenzione Crimine16 costituito da uomini che dovevano essere affiancati alle singole questure a seconda delle esigenze per concorrere al controllo del territorio e alla prevenzione e repressione di reati in genere.

L’impiego di questo reparto si esplica tuttora anche mediante aggregazioni temporanee in tutta Italia per il contrasto della criminalità organizzata e in occasione del verificarsi di fatti criminosi particolarmente efferati come sequestri di persona, recrudescenza di fatti di sangue quali il fenomeno delle rapine nelle ville, lotta alla camorra. A questi reparti sono stati assegnati automezzi in grado di effettuare sia il servizio proprio della volante, sia il pattugliamento anche in zone impervie del Paese. Ciascun reparto ha preso il nome della regione in cui ha sede (ad esempio, quello di stanza a Milano si chiama Reparto Prevenzione Crimine “Lombardia”).

Sempre all’interno delle varie Sezioni Volanti, viene prevista la figura di un Sottufficiale che possa recarsi nelle abitazioni di persone anziane che si trovino nella condizione di dovere presentare una denuncia, ma di non potersi muovere o di poterlo fare solo con grande fatica. Le sale operative vengono predisposte con postazioni dedicate alla richiesta di soccorso da parte di portatori di handicap visivo, uditivo o vocale, permettendo a questi utenti di comunicare tramite semplici telefoni a tastiera.

Un ulteriore “spinta” che avvicina la Polizia di Stato ai cittadini è la progressiva apertura al pubblico delle sue strutture in occasione della “Festa della Polizia” che inizia ad essere celebrata non più all’interno delle caserme17, ma per le strade o in luoghi pubblici, attraverso l’esibizione dei mezzi dei vari reparti e del personale schierato. In ambito scolastico, la Polizia si attiva un po’ a tutti i livelli con lezioni di circolazione stradale, dimostrazioni con unità cinofile e antisabotaggio, attività volte alla prevenzione di reati particolarmente frequenti a danno di bambini e ragazzi, soprattutto in tema di stupefacenti. Vengono tenuti anche incontri con gli anziani, frequenti vittime di truffe e raggiri.

A Roma viene creato il museo delle auto storiche della Polizia, alcune delle quali vengono utilizzate in mostre itineranti in occasione delle varie manifestazioni sociali di particolare rilevanza.

La Polizia di Stato: un Corpo proiettato verso il futuro, ma attento alle proprie tradizioni. Ecco perchè è stato creato il museo delle auto storiche

L’applicazione della c.d. “legge Bassanini”18 in tema di trasparenza e semplificazione della Pubblica Amministrazione ha permesso di allestire in tutte le Questure gli Uffici per le Relazioni con il Pubblico (U.R.P.), alla stregua di tutti gli uffici pubblici: personale particolarmente portato al raffronto con le esigenze del singolo utente, lo aiuta in tutte le sue necessità che lo hanno portato a rivolgersi alla Polizia, vuoi per la richiesta di un passaporto piuttosto che per un permesso di soggiorno o per la presentazione di una denuncia. Con questo strumento, il cittadino viene guidato passo per passo e trova sempre una risposta che lo aiuti a risolvere un determinato problema.

Con l’avvento di Internet e con la sua diffusione capillare nelle case degli Italiani, anche la Polizia si informatizza allestendo il sito http://www.poliziadistato.it dagli elevatissimi contenuti multimediali che permettono addirittura al cittadino di presentare denunce di furto o smarrimento di effetti personali direttamente da casa e di ricevere in tempo reale una risposta a qualsiasi quesito.

In quest’ultimo periodo, l’informatizzazione si è estesa anche alle varie questure, visitabili in modo multimediale direttamente dal succitato sito.

Il 18 dicembre 2002, nell’ambito del progetto “Polizia di Prossimità”, ha preso il via il servizio del “Poliziotto di Quartiere”19, dapprima in alcune città-campione e poi esteso a tutti i capoluoghi di provincia. Un servizio che, riprendendo in parte la “filosofia” del poliziotto appiedato che negli Anni ’50 e ’60 girava per i rioni della città fermandosi a parlare con la gente, raccogliendone le lamentele, le paure e le informazioni, ha portato ad un ulteriore avvicinamento della Polizia di Stato alla cittadinanza. Questo servizio vede impiegate pattuglie rigorosamente appiedate, composte da due Agenti appositamente addestrati20 ed assegnati ad un determinato quartiere della città, i quali, tramite contatti quotidiani con commercianti e privati cittadini, si calano nelle singole realtà, recependo informazioni e spunti investigativi che verranno poi trasmessi agli uffici di pertinenza (Squadra Mobile, Amministrativa, D.I.G.O.S. o altro).

Mediante la progressiva familiarità tra gli abitanti del rione e gli agenti in divisa, viene aumentata la percezione di sicurezza che il singolo cittadino avverte osservando la presenza della Polizia con regolarità, magari in zone che, per varie ragioni, vedevano prima soltanto il passaggio sporadico della Volante.

Il vantaggio di essere svincolati dall’impiego in interventi da parte delle sale operative permette agli agenti di concentrarsi sull’ascolto del singolo utente che trova oggi una figura professionale stabile e conosciuta alla quale appoggiarsi per qualunque necessità.

Dal 2002 la Polizia di Stato ha istituito il nuovo servizio di Poliziotto di quartiere

La Polizia Stradale ha implementato il proprio parco auto grazie anche alla possibilità di ricevere in comodato dalla Società Autostrade vetture particolarmente adatte allo specifico servizio. Nel corso degli anni e con l’adeguarsi del Codice della Strada alle mutate esigenze della circolazione, la Stradale ha saputo adeguare la professionlità dei suoi operatori sia mediante corsi di aggiornamento, sia con l’adozione di apposite strumentazioni che permettono di accertare direttamente in strada particolari infrazioni che fino a qualche anno prima era possibile solo presso strutture diverse: ecco che, oltre all’impiego di autovelox fissi e telelaser mobili per il rilevamento degli eccessi di velocità, ogni pattuglia è stata dotata di etilometri di ultima generazione per l’accertamento della guida in stato di ebbrezza. All’etilometro si è presto affiancato uno stick portatile per verificare l’avvenuta assunzione di sostanze stupefacenti. Il personale in uniforme, dal 1997 vede il supporto anche di agenti in borghese a bordo di autovettura “civile” dotata di rilevatore automatico di velocità. Tale servizio, denominato dal Ministero “progetto Provida”, si esplica essenzialmente su autostrade e strade a scorrimento veloce quali tangenziali e raccordi e permette la contestazione immediata delle infrazioni mediante l’acquisizione video su supporto magnetico di tutto il rilevamento dell’eccessiva velocità. Gli operatori di Polizia Stradale continuano inoltre ad effettuare servizio di scorta e assistenza nelle manifestazioni sportive su strada (un esempio tra tutti, il Giro d’Italia) e concorrono alla scorta di veicoli sanitari per espianti di organi: in quest’ultimo caso, oggi viene utilizzata anche una potentissima Lamborghini “Gallardo” che esplica il suo servizio essenzialmente sull’autostrada Salerno – Reggio Calabria e nel Piemontese.

In ogni sezione o compartimento di Polizia Stradale è inoltre operativa una sezione di polizia giudiziaria che, oltre a trattare la repressione di particolari reati di specifica competenza (furti di auto, clonazione di targhe e simili), estende le proprie competenze a tutti quei reati che vengono commessi in tratti di esclusiva gestione come le autostrade, dal traffico di stupefacenti ai furti commessi nelle aree di servizio.

Cinquant’anni di Polizia Stradale: dalle prime pattuglie motomontate (1950) alla modernissima Lamborghini “Gallardo”, senza dimenticare la gloriosa AR Giulia “Break” degli anni ’70

6 L’ordinamento speciale consiste nel mantenimento di un inquadramento paramilitare necessario per la corretta esecuzione degli ordini e comunque indispensabile per il mantenimento dei rapporti operativi con le altre Forze di Polizia italiane, ancora militari. Al personale appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, per quanto non previsto dalla presente legge, si applicano, in quanto compatibili, le norme relative agli impiegati civili dello Stato.

7 Queste vengono sostituite sull’uniforme dagli alamari con il simbolo “R.I.” (Repubblica Italiana).

8 Ad esempio Tenente, Capitano, Maggiore, Tenente Colonnello, Colonnello e Generale di P.S. diventano rispettivamente Vice Commissario, Commissario, Commissario Capo, Vice Questore Aggiunto, Primo Dirigente, Dirigente Superiore della Polizia di Stato.

9 Inizialmente per il ruolo sovrintendenti e ispettori erano previste anche le qualifiche di sovrintendente principale e ispettore principale, poi abolite. Per il solo ruolo ispettori è stata prevista poi la qualifica di sostituto commissario al fine di parificala al grado di luogotenente previsto per l’Arma dei Carabinieri.

10 Tuttora l’unica tacita limitazione esistente riguarda l’assegnazione delle donne ai Reparti Mobili, a causa della particolare tipologia del servizio e delle dotazioni di reparto.

11 Con tale turnazione, il dipendente viene chiamato ad espletare lo stesso orario di servizio ogni 5 giorni, articolandolo sul turno serale (19/24), pomeridiano (13/19), mattutino (7/13) e notturno (00/07) al termine del quale spettava il giorno di riposo.

12 Attualmente, la Polizia Postale è l’unico organismo specializzato nella prevenzione e repressione delle truffe informatiche, dei reati a sfondo sessuale perpetrati tramite Internet (si pensi alla pedopornografia) attraverso un attento monitoraggio delle reti multimediali. E’ inoltre attivamente impegnata nel contrasto del fenomeno della clonazione di telefoni cellulari e, grazie ad un’attiva cooperazione con le Questure, sovrintende al rintraccio dei telefonini rubati ed indebitamente utilizzati.

13 Tale sistema, dopo la riforma dell’obbligo di leva, è rimasto in vigore fino al 2006, con il transito nei ruoli effettivi degli ultimi agenti ausiliari trattenuti incorporati fino all’ottobre 2004. Gli agenti ausiliari, anche se agenti di P.S. e di P.G. a tutti gli effetti, potevano essere impiegati esclusivamente nei c.d. “servizi d’istituto” (vigilanza e servizi interni) o in ordine pubblico, mediante la loro assegnazione ai Reparti Mobili, questo a tutela dell’incolumità personale per soggetti ancora non appartenenti in modo permanente alla Polizia di Stato.

14 A partire dal 2007 è stato creato il 14° Reparto Mobile di Ancona con sede a Senigallia (AN).

15 Il 5 aprile 1991 l’assistente Giovanni Borraccino e l’agente ausiliario Giordano Coffen intervennero sul luogo di una rapina, un ristorante di Padova. Il loro arrivo coincise con l’uscita dal ristorante dei banditi che aprirono il fuoco uccidendo i due poliziotti. Un terzo agente si salvò per miracolo. Le indagini della squadra mobile permisero la cattura dei responsabili in breve tempo: questi ultimi sono tuttora in carcere.

16 La denominazione originaria di tale reparto fu quella di Nucleo Prevenzione Crimine. Con il successivo incremento del personale e con il suo definitivo radicarsi sul territorio, esso assunse ben presto il rango di reparto.

17 Fino a pochi anni fa la Festa della Polizia era un avvenimento che vedeva coinvolti gli appartenenti al Corpo, i loro familiari e i rappresentanti delle altre Forze di Polizia e dell’Esercito. Da qualche anno, una tale manifestazione viene invece portata per le strade, riscuotendo vivi apprezzamenti dalla cittadinanza che vi può partecipare liberamente.

18 Leggi 59/97, 127/97 e successive modifiche.

19 Servizio effettuato parallelamente all’Arma dei Carabinieri che, in tale occasione, ha formato la sezione “Carabinieri di Quartiere”.

20 Il corso di formazione si tiene presso la Scuola Pol.G.A.I. di Pescara. Gli Operatori, tra l’altro, sono dotati di cellulare di servizio con funzioni di telefono e computer portatile, il cui numero telefonico viene fornito a tutti i vari “contatti” da loro effettuati e tramite il quale possono essere chiamati per qualsiasi ragione. Tale sistema non va a sovrapporsi o modificare il servizio 113, che rimane sempre come numero per le emergenze. In caso di necessità, agli Operatori di Polizia di Quartiere viene sempre assicurato un appoggio dalle Volanti, con le quali sono sempre in contatto radio.

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2 pensieri su “13 – Dalla smilitarizzazione a oggi

  1. Solo un piccolo appunto: nella prima fase della riforma le ex appartenenti alla disciolta polizia femminile vennero inquadrate con i seguente criterio,peraltro previsto dalla normativa appena emanata:Le assistenti, nel ruolo ispettori , qualifica di ispettore principale e ispettore capo ;le ispettrici ,tutte laureate,nel ruolo dei Funzionari. Le ex assistenti, pur essendo in possesso di solo diploma di scuola media superiore, dopo qualche mese ,attraverso concorsi farsa , appositamente predisposti , modificando artificiosamente la legge n° 121, riuscirono a transitare, TUTTE ,senza eccezione alcuna, nel ruolo dei Funzionari con la qualifica di Commissario Capo e di Vice Questore aggiunto . A chi mi censurasse per aver usato la parola farsa rispondo a mia volta con una domanda :come dovrebbe essere definito un concorso che vede le concorrenti risultare tutte indistintamente idonee ? Sic stantibus rebus !Questa è la Polizia di Stato che qualcuno ha voluto alla faccia di quanto prevedeva della legge 121/81.-

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  2. Concordo con quanto scritto da Gianluigi ed aggiungo un’altra farsa da me medesimo assistita di persona. All’insegna del “privato è bello” con le quattro leggi BASSANINI si tentò di dare una presunta veste privata e quindi una presunta maggiore efficienza anche alla Polizia di Stato. Se non vado errato l’ultima delle quattro leggi BASSANINI fu il Decreto Legislativo numero 80 del 31 Marzo 1998 che tra l’altro all’articolo 18 prevedeva la possibilità di transito tra pubbliche amministrazioni, diritto confermato poi dall’articolo 5 della legge numero 78 del 31 Marzo 2000 per i soli Direttivi e Dirigenti e negato a tutti gli altri i ruoli dal D.P.R. 165 del 30 Marzo 2001, il quale peraltro ristabiliva un po’ di ordine sancendo che le Amministrazioni dei comparti Sicurezza, Difesa e Giustizia, rimanevano regolati dai rispettivi ordinamenti preesistenti in base anche al principio “Lex speciali derogat legi generali”. Ingiustizia e discriminazione, se si pensa che l’articolo 107 della legge 121 del 1 Aprile 1981 prevedeva il diritto di transito a TUTTI gli appartenenti al disciolto Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza in altre Pubbliche Amministrazioni civili o militari, delegando il Governo ad emanare apposita legge entro tre mesi. Ma la cosa più grave e farsesca fu che su modelli privati assolutamente inapplicabili al pubblico, si previde la definizione di cosiddetti “obbiettivi”. Peccato che le ditte private che stabiliscono per i loro Dirigenti gli obbiettivi a parte dagli gli strumenti per conseguirli, chiamino altre ditte esterne per la verifica e la certificazione del raggiungimento o meno dei suddetti! Si videro così Dirigenti di Reparti che ogni anno facevano delle relazioni in cui si autocertificavano il raggiungimento degli obbiettivi che per il pubblico sono indefinibili consistendo nell’espletamento dei doveri istituzionali ed i cui risultati sono legati alle normative in vigore!

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