8 – Gli anni della contestazione (1966 – 1969)

GLI ANNI DEL “BOOM” ECONOMICO E DELLA CONTESTAZIONE (1965 – 1969)

         di Gianmarco Calore

Il Corpo delle Guardie di P.S. migliora in questi anni anche sotto l’aspetto qualitativo del personale. Il livello di cultura si è alzato, molte guardie si arruolano in possesso della licenza media e, in alcuni casi, addirittura in possesso di un diploma di scuola superiore.

Nel 1965 viene costituito il Ruolo degli Ufficiali Medici del Corpo delle Guardie di P.S.7: il compito del personale ad esso assegnato ingloba tutti i poteri e facoltà di accertamento dell’idoneità psico-fisica al servizio per gli aspiranti e appartenenti al Corpo, provvedendo all’assistenza igienico-sanitaria del personale nelle varie sedi di servizio cui era assegnato. L’accesso ai ruoli avveniva anche in questo caso per concorso pubblico presieduto da una commissione ministeriale composta sia da personale medico che da personale “laico”. Inizialmente il ruolo in esame si componeva di 80 Ufficiali suddivisi nei vari gradi.

La costituzione del ruolo medico concorreva a svincolare il Corpo delle Guardie di P.S. dalle dipendenze degli ospedali militari, gestiti ed amministrati da personale dell’Esercito. Vicari volle in questo modo evidenziare la propria sensibilità verso un ammodernamento del Corpo ritenuto ormai improrogabile.

La successiva evoluzione di tale ruolo portò alla costituzione di ambulatori e uffici medici in seno a tutte le questure e a tutti i reparti “Celere” dislocati sul territorio nazionale. Dopo la legge di riforma del 1981, detto ruolo è stato mantenuto facendo transitare i suoi appartenenti nel ruolo sanitario della Polizia di Stato. Ai Funzionari medici è stato quindi affiancato personale del ruolo professionale della Polizia di Stato nelle varie qualifiche, con l’attribuzione – limitatamente al servizio svolto – della qualifica di Agenti e Ufficiali di Polizia Giudiziaria e Agenti di Pubblica Sicurezza.

Anche la qualità degli Ufficiali migliorò, grazie anche alla fondazione – nel 1964 – dell’Accademia Ufficiali di Pubblica Sicurezza di Roma e ad un ricambio generazionale che vide nei nuovi tenenti di P.S. ragazzi giovani e dinamici, non più legati ai vecchi canoni che volevano un militare per forza appartenente al trascorso Ventennio fascista. Prima del 1964 gli Ufficiali del Corpo provenivano dai ranghi dell’Esercito, non esisteva un percorso formativo specifico per ufficiali di polizia anche per il semplice fatto che questi erano impiegati all’interno dell’amministrazione soltanto per l’inquadramento e l’addestramento delle guardie nei vari reparti.

Fino a prima della riforma del 1981, essendo gli Ufficiali del Corpo destinati esclusivamente al comando dei reparti “Celere” e della Polizia Stradale, il loro addestramento privilegiava di gran lunga questi due aspetti. In seguito, con la carriera unificata e quindi aperta anche ai ruoli dirigenziali, le materie del corso vennero ampliate e approfondite toccando nuovi settori tanto che gli ultimi funzionari che uscirono dall’ultimo corso di formazione quadriennale nel 1996 si videro riconosciuti dalle università tutti gli esami sostenuti in accademia per il conseguimento della laurea in giurisprudenza.

A partire dal 1996, a seguito della revisione dei criteri di accesso al ruolo dei Funzionari, l’accesso avviene mediante concorso pubblico che prevede già l’avvenuto conseguimento della laurea in giurisprudenza o scienze politiche e la frequentazione di un corso di soli 9 mesi e permeato delle sole materie specialistiche di Polizia8.

Oggi la carriera di un Funzionario progredisce nel ruolo Commissari fino alla qualifica di vice questore aggiunto, l’equivalente del tenente colonnello. Per accedere al ruolo dirigenziale mediante la promozione a primo dirigente (cioè colonnello) è necessario sostenere un concorso interno sulla base dei posti disponibili di anno in anno. Superato il concorso, il Funzionario viene ammesso alla frequentazione di un corso di specializzazione che gli consentirà di proseguire la sua carriera fino alla qualifica di dirigente generale, questore e successivamente prefetto9.

Si tenga presente che la riforme delle carriere dei Funzionari in vigore al momento della stesura di questo testo ha previsto l’abolizione delle qualifiche di vice commissario e commissario e l’immissione in ruolo del neo-funzionario direttamente con la qualifica di commissario capo (equivalente a maggiore). Dopo l’introduzione della qualifica di sostituto commissario come apicale del ruolo Ispettori (ed equivalente a quella di luogotenente), non si esclude che in un prossimo futuro i sostituti commissari vengano ammessi d’ufficio alla qualifica di vice commissario e commissario10.

L’Accademia Militare di Pubblica Sicurezza (oggi Istituto Superiore di Polizia) formò in modo organico la nuova struttura di comando del Corpo immettendo in servizio giovani Ufficiali addestrati secondo gli standard specifici della Polizia

Come già detto, agli ufficiali di polizia prima della riforma del prefetto Vicari erano preclusi i cosiddetti “poteri delegati” alla Questura: gli ufficiali cioè non svolgevano quelle attività proprie di polizia che erano, per contro demandate da sempre, ai funzionari civili di P.S. (la cosa potrebbe apparire come un paradosso ma era solo il frutto di vecchie concezioni, di compromessi e di innovazioni negate in seno alla modernizzazione della polizia). Questo fino al momento in cui Angelo Vicari divenne capo della polizia. La grande mente innovatrice di Vicari diede nuovi impulsi e nuovi segnali che da tempo erano necessari alla polizia.

Si iniziarono lavori concreti nell’ambito del coordinamento delle varie forze di polizia anche a seguito della creazione di una divisione di polizia criminale nel dicembre 1960. Per quanto riguarda la formazione, nello stesso anno Vicari creò la Divisione delle scuole di polizia, quella che ora si chiama Direzione Centrale degli Istituti di Istruzione che permise rapidamente l’organizzazione di nuove scuole per le guardie di P.S.: nacquero in questi anni le Scuole Allievi di Trieste, Bolzano ed Alessandria mentre fino ad allora gli istituti di istruzione erano ubicati solo a Roma e a Caserta.

La formazione specifica del personale riguardò anche la “base” del Corpo: furono istituite numerose scuole allievi guardie. Nella foto in alto, i primi corsi di addestramento alla scuola di Caserta: siamo nel 1954.

In questo periodo inoltre si paventava la possibilità da parte dello Stato Maggiore dell’Esercito di interrompere la concessione dei nulla osta per il passaggio di ufficiali in servizio permanente effettivo dalle Forze Armate alla Polizia: la preoccupazione di restare in breve tempo senza ufficiali diede impulso per la creazione di una apposita Accademia per Ufficiali di Polizia. Sarebbe cessata in questo modo la dipendenza diretta dall’esercito della Pubblica Sicurezza e questo avrebbe consentito a breve di superare vecchi schemi e vecchie concezioni che vedevano l’addestramento di Ufficiali e Guardie della P.S. più per attività belliche che per attività di polizia.

Con la legge 9 giugno 1964 n° 405 quindi sorse l’Accademia del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza a cui fu data la possibilità di programmare la formazione degli ufficiali, sulla base delle esigenze specifiche della P.S.; tuttavia per l’ammissione a questa accademia si richiedeva inizialmente il possesso della laurea in Giurisprudenza e gli obblighi di leva già assolti. Questo non produsse però gli effetti sperati, i civili in possesso di questi requisiti potevano giustamente aspirare a carriere più tranquille e i canditati che si presentavano di volta in volta erano sempre pochissimi. Si pensò allora ad un altro approccio organizzando il percorso formativo in un quadriennio che prevedeva esami teorici ed esercitazioni pratiche; gli esami sostenuti in Accademia venivano riconosciuti dall’Università italiana per il conseguimento della laurea in Giurisprudenza e questo incentivò gli aspiranti che non tardarono ad arrivare. Le domande presentate al primo concorso successivo bandito per poco meno di 90 posti furono già un migliaio.

L’Accademia era stata strutturata con criteri di modernità e finalizzata a formare ufficiali che non apprendevano solo l’educazione tradizionale e caratteristica dell’esercito ma loro istruzione prevedeva anche una solida preparazione in vari campi come la polizia scientifica e la criminologia. Restava tuttavia un ostacolo da superare, e questo sarà uno dei punti chiave che porteranno alla riforma del 1981. Uno dei primi direttori dell’Accademia, il generale di P.S. Enzo Felsani, ricorda il disagio che si percepiva nel formare allievi ufficiali che usciti dall’accademia avrebbero visto loro parzialmente negata l’attività di polizia a cui erano stati preparati; questi sarà uno dei fautori di una grande e coraggiosa riforma il cui lento processo porterà poi alla unificazione dei ruoli degli Ufficiali con quelli dei Funzionari civili di P.S., ed è con decreto legislativo n° 341 del 1982 che il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza cessa il proprio status militare e di riflesso anche il ruolo dell’Accademia per gli Ufficiali di polizia viene meno; per cui queste due istituzioni vengono soppresse come tali ma proseguono l’attività originaria con le nuove (e ci auguriamo definitive) denominazioni di Polizia di Stato e Istituto Superiore di Polizia.

L’Istituto Superiore continua la formazione dei Funzionari di P.S. del ruolo unificato che qualifica i frequentatori come ufficiali di pubblica sicurezza e ufficiali di polizia giudiziaria. L’Istituto Superiore inoltre si occupa tuttora della formazione dei funzionari medici e dei funzionari tecnici. Gli aspiranti commissari medici di polizia e, di qualifica equiparata, i direttori tecnici che espletano funzioni di polizia accedono ai corsi già in possesso di specifica laurea scientifica.

Una più recente riforma poi modificherà il percorso formativo dell’Istituto Superiore accogliendo aspiranti commissari già in possesso di titolo accademico. Questa riforma introdotta con decreto legislativo n° 334 del 2000 ha fatto discutere ma molte delle scelte fatte in questo provvedimento sono dettate dall’esigenza di incentivare l’ingresso e la permanenza di nuovi funzionari da sempre necessari.

 

L’Accademia del Corpo delle Guardie di P.S., grazie all’ordinamento degli studi di tipo universitario, fu presto meta ambita da parte di molti giovani e dinamici futuri ufficiali

Come ogni Corpo di estrazione militare, anche quello delle Guardie di P.S. annoverò tra i suoi ranghi la propria Banda Musicale. I suoi esordi trovano origine già con la costituzione del primo Corpo delle Guardie di P.S. del 1852 attraverso l’impiego di militari esperti nell’utilizzo essenzialmente di strumenti a fiato quali la tromba al fine di garantire l’adeguato livello di marzialità ai reparti durante le marce.

Tuttavia, solo nel 1928 la Banda della Polizia trova il suo riconoscimento ufficiale a seguito del progressivo affiancamento di figure di altri musicisti fino all’attuale composizione di 105 elementi diretti da un maestro direttore d’orchestra.

Il primo direttore d’orchestra, Giulio Andrea Marchesini, fu l’autore di numerose trascrizioni e composizioni, tra cui l’attuale Marcia d’Ordinanza del Corpo, Giocondità. L’indiscutibile esperienza del maestro Marchesini e la sua attenzione verso i principali problemi di tipo tecnico e strumentale vennero raccolte dal suo successore, il maestro Antonio Fuselli che, a partire dal 1957, ampliò progressivamente il numero di strumentisti fino a raggiungere nel 1965 quota 102 elementi. Gli strumentisti erano inquadrati nel ruolo Sottufficiali del Corpo, mentre il Maestro Direttore d’Orchestra e i suoi due sostituti erano inquadrati nel ruolo Ufficiali.

Nel 1969 il maestro Fuselli morì; gli subentrò il suo “vice”, Pellegrino Bossone: grazie a lui, nel 1977 la banda incise il suo primo disco.

Con la legge di riforma del 1981 la Banda della Polizia di Stato ottenne una propria regolamentazione che ha portato a importanti rivisitazioni non solo strutturali e strumentistiche, ma anche di inquadramento del personale. I musicisti della Banda sono stati inquadrati nel corrispondente ruolo Ispettori, mentre il Maestro Direttore d’Orchestra e i suoi due sostituti sono stati inquadrati nel ruolo dei Funzionari. Ai suoi componenti è stata attribuita una particolare Uniforme sviluppata sull’evoluzione della “spezzata” blu ordinaria.

Attualmente la Banda della Polizia di Stato, oltre a presenziare in tutte le cerimonie ufficiali del Corpo (giuramenti, cerimonie religiose), tiene concerti a livello internazionale grazie ad un repertorio di ampio respiro che tocca i principali compositori della storia musicale europea. Ad essa sono stati tributati riconoscimenti in tutto il mondo.

L’accesso ai ruoli della Banda della Polizia di Stato avviene mediante concorso pubblico al quale sono ammessi tutti coloro che siano in possesso di diploma di Conservatorio. Per il Maestro Direttore d’Orchestra esistono ulteriori concorsi specifici con requisiti ancora più selettivi.

Le scuole di formazione cui gli allievi-guardia vengono inviati prediligono ora un’istruzione completa sia sotto l’aspetto militare, sia sotto quello culturale; alle esercitazioni di ordine pubblico e di tecniche operative vengono affiancate verifiche di apprendimento delle varie materie; si insegnano i vari principi di codice penale, leggi di pubblica sicurezza, diritto costituzionale. Insomma, oltre all’uso del manganello e della pistola si vuole insegnare anche quello della penna. Adesso, una guardia riceve la sua formazione definitiva dopo almeno un anno di corso, del quale i primi sei mesi con la qualifica di “allievo-guardia”, i secondi sei con la qualifica di “guardia-allievo” in base ad un sistema di tirocinio presso gli uffici e reparti più importanti che precede l’assegnazione definitiva alla sede di servizio. In ogni caso, la neo nominata guardia di P.S. era sottoposta ad un ulteriore periodo di osservazione della durata di 6 anni al termine della quale, dopo una serie di rafferme triennali sottoposte a valutazione, veniva immessa definitivamente nel ruolo.

Il programma di formazione nelle nuove scuole allievi univa all’addestramento tecnico e formale una maggiore preparazione nelle materie giuridiche. Come ebbe a ricordare un Ufficiale, “il crimine oggi si sconfigge prima con la penna, poi con la pistola”.

Nel 1963 fu istituito il Centro Elettronico della P.S., una gigantesca banca dati in cui far confluire dalla periferia a livello centrale tutte le informazioni su soggetti, fatti delittuosi, ordine pubblico, ricerche e rintracci e ogni notizia utile al personale in servizio sul territorio. Il personale ad esso destinato proveniva dal Corpo delle Guardie di PS e – oggi – dalla Polizia di Stato. Tali informazioni dovevano essere sicure e aggiornate. Si trattò di uno sforzo immane, attutito dall’evoluzione della tecnologia che stava muovendo i primi passi verso l’attuale informatizzazione. I primi terminali erano gigantesche macchine telescriventi, rumorose e molto complesse da utilizzare; le informazioni richieste venivano ricevute in tempi decisamente più ridotti rispetto al passato, ma di sicuro non ancora in tempo reale come siamo abituati oggi: fino ad allora il sistema di consultazione e scambio di informazioni era ancora legato ad una mera consultazione archivistica di fascicoli spesso non aggiornati o difficili da reperire. Ora, al sempre necessario supporto cartaceo ne veniva affiancato uno contenuto in supporti magnetici consultabili anche da altre Forze di Polizia.

L’opera di adeguamento tecnologico, come detto, fu ciclopica: lungo tutta la Penisola venne creata – come una sorta di “spina dorsale” – una rete di ripetitori tra loro interconnessi e ai quali venivano collegati i “nodi di interrogazione” locali e dislocati principalmente nelle questure e nei comandi di Polizia Stradale. Tale lungimirante adeguamento fu la base per poter costituire, pochi anni dopo, il 113 e le attuali sale operative. Venne individuata la nuova figura di operatore terminalista cui vennero attribuiti – a seconda della qualifica posseduta – vari livelli di accesso e di alimentazione del sistema. Prima dell’estensione del sistema elettronico alle altre Forze di Polizia a competenza generale (Arma dei Carabinieri) e particolare (Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato), queste dovevano trasmettere alle questure del capoluogo di appartenenza tutte le notizie in loro possesso e utili per una corretta alimentazione del sistema medesimo: un lavoro immenso per il povero operatore terminalista….

Il primo supporto ad immediata consultazione divenne quindi il casellario di fotosegnalamento dei singoli soggetti, con la descrizione dei relativi precedenti penali e di polizia, e lo schedario centrale delle auto rubate (il c.d. S.C.A.R.). Un passo in avanti enorme per le pattuglie su strada, che potevano così disporre di una corretta e completa informazione aggiornata in ordine ai controlli da esse esperiti.

La successiva evoluzione del sistema, che si mosse di pari passo con quella tecnologica, ha portato oggi a convogliare in un sistema centrale milioni di informazioni suddivise in vari livelli di segretezza e riservatezza. L’applicazione dei nuovi supporti informatici ha snellito le attività di indagini grazie alla scansione di immagini e fotografie, all’alimentazione in tempo reale delle varie notizie, alla consultazione anche contemporanea di più banche dati appartenenti ad enti pubblici o privati quali Motorizzazione Civile, anagrafe comunale, I.N.P.S., assicurazioni per veicoli e natanti, archivio patenti e altro ancora.

Il panorama dell’ordine pubblico di questi anni continua nella sua escalation di violenza di piazza: anche in Italia cominciano ad approdare i primi fenomeni di contestazione che sfoceranno tra pochi anni nel Sessantotto e poi nel terrorismo. Nelle foto, una fase degli scontri di Roma, Valle Giulia avvenuti il 1° marzo 1968

Il 1965 fu un anno importantissimo per la Polizia italiana: prima a Roma, poi a Milano e progressivamente nelle altre città italiane nasceva il primo embrione del futuro 113. Di questo parleremo tra poco.

Si è consolidata nel frattempo l’esigenza di un controllo del territorio che non vedesse più la Polizia intervenire unicamente con compiti repressivi, ma soprattutto con funzioni preventive. E l’unico modo possibile per attuare la prevenzione dei reati era la presenza costante sul territorio di personale di pronto intervento costantemente collegato con una centrale operativa dotata di tutti i mezzi più all’avanguardia per esperire controlli che, fino a poco prima, potevano essere effettuati solo dai singoli uffici di questure e commissariati. Vennero approntati numeri di telefono brevi e gratuiti (777 per Milano, 555.555 per Roma, 174 per Torino), utilizzabili 24 ore su 24 dai cittadini per segnalazioni e richieste di aiuto; le autopattuglie furono finalmente dotate di apparati radio ricetrasmittenti che permettevano una comunicazione immediata con le centrali operative, eliminando così il sistema di periodici contatti telefonici tra il personale di pattuglia e il singolo ufficio. Il personale ricevette ora un addestramento secondo tecniche operative che consentissero un suo impiego in totale sicurezza nei vari interventi, mediante l’assegnazione dei primi, ingombranti giubbotti antiproiettile. Un tale sistema si estese progressivamente anche alla Polizia Stradale che iniziò a diffondersi ancora più capillarmente sul territorio, con i primi Centri Operativi Autostradali (C.O.A.).

 

 

 

Dalle prime pattuglie appiedate dotate di pesante radio spalleggiabile ai più moderni veicoli radiocollegati con la sala operativa: il controllo del territorio trova in questi anni la sua massima espansione

7 L. 885/62.

8 Durante la loro carriera, i Funzionari vengono poi richiamati periodicamente per la requentazione di corsi di aggiornamento su specifiche materie.

9 Si tenga presente che la carriera prefettizia non è la naturale prosecuzione di quella di dirigente di polizia ma è una scelta effettuata da quest’ultimo una volta maturati i requisiti. La nomina a questore è invece una nomina politica che viene fatta dal Parlamento e che riguarda tutti i Funzionari di Polizia che rivestano la qualifica di dirigente superiore e dirigente generale: tale nomina fa perdere in capo al questore la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria facendogli mantenere invece quella di ufficiale di pubblica sicurezza. Nell’ambito della provincia di successiva assegnazione, il questore diventa autorità locale di pubblica sicurezza subordinato al prefetto che ne è autorità provinciale.

10 Un simile provvedimento è attualmente (2008) al solo stadio enunciativo. E’ altresì in discussione in Parlamento una bozza di riforma delle carriere che riguarda anche il ruolo Assistenti – Agenti che presumibilmente verrà aperto al ruolo superiore di Sovrintendenti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...