6 – Gli anni dello sviluppo sociale (1956 – 1959)

GLI ANNI DELLO SVILUPPO SOCIALE (1955 – 1959)

                                                                di Gianmarco Calore

L’ordine pubblico continua intanto a rimanere il problema principale: il governo, preoccupato

per una possibile svolta a sinistra del Paese, dà mandato alla Polizia di reprimere con

qualsiasi mezzo tutte le manifestazioni ritenute “sediziose”. Il 13 gennaio 1955 a Potenza,

durante scontri con i braccianti agricoli, avvengono sparatorie che si concludono con morti

e feriti. Stessa cosa a Comiso il 20 febbraio successivo. Per la prima volta la stampa

moderata critica apertamente l’uso indiscriminato delle armi fatto dalla Polizia, ma altre

testate giornalistiche invitano a loro volta i moderati a non interferire con l’operato del

governo: insomma, il timore più grande per quest’ultimo è l’avvento di una rivoluzione che

porti l’Italia sotto la sfera d’influenza sovietica.

Gli Anni ’50 si chiudono con un quadro di forti tensioni sociali, nonostante il benessere

che gli Italiani cominciavano a percepire e che sfocerà di lì a poco nel “boom” economico.

Sul piano dell’ordine pubblico, il Corpo delle Guardie di P.S. è ancora attivamente impegnato,

ma gli scontri di piazza di questo periodo si chiudono per fortuna con soli contusi. Anche il

governo, che a fine decennio ha assunto connotazioni di centro-sinistra, capisce che le

tensioni sociali vanno comprese, non represse a tutti i costi.

Il 20 gennaio 1959 si cercò di disciplinare la circolazione stradale con l’emanazione del

primo Codice della Strada, di cui fino ad allora il Paese era privo: a partire infatti dal 1955,

con la diffusione delle Fiat 500 e 600, l’Italia aveva compiuto un notevole balzo in avanti sul

piano della viabilità, passando da veicoli a trazione animale a veicoli a motore (300.000 nel

1954, 5 milioni nel 1963). Basti pensare che, nel 1960, anche se in circolazione c’erano

circa 2 milioni e mezzo di vetture, gli incidenti furono ben 275.993, con 7680 morti: nel 1993,

con 35 milioni di auto circolanti e con 148.032 incidenti, i morti furono “solo” 6288.14

La Polizia Stradale divenne quindi ancora di più un’autorità indiscussa e un punto di

riferimento presente su tutte le strade. In questo settore, il Corpo delle Guardie di P.S.

fece autentici passi da gigante, rinnovando completamente il proprio parco auto e

implementando ulteriormente a Cesena il Centro di Addestramento per la Polizia Stradale

(C.A.P.S.), ancora oggi percorso obbligato per tutti i poliziotti in servizio in tale ambito.

Questo particolare settore della pubblica sicurezza ebbe un’espansione che andò di pari

passo con quella della rete stradale e autostradale, con pattuglie motorizzate presenti

in modo capillare sul territorio; la “Stradale”, oltre a dover disciplinare il traffico in senso

stretto, sanzionando le infrazioni e rilevando gli incidenti, verrà chiamata anche a garantire

la prevenzione e repressione dei reati in genere compiuti sulle strade. Ecco perché,

facendo ingresso in ogni Sezione di Polizia Stradale d’Italia, non si può fare a meno di

notare l’alto numero di caduti – i cui nomi risaltano sulle lapidi commemorative – tributato

da questa specialità nel corso dei vari anni.

La necessità di disporre di conducenti di veicoli particolarmente abili e lo spiccato spirito

di appartenenza che caratterizza la Polizia Stradale fece sviluppare al suo interno una

pattuglia acrobatica che, con le sue evoluzioni, dette prova di indiscussa bravura.

Il “percorso di ardimento” allestito all’interno del C.A.P.S. di Cesena preparò glia autisti

della Stradale in maniera ottimale, tanto da venire preso come modello anche da Forze

di Polizia di altri Paesi d’Europa. La particolare abilità sviluppata dai conducenti di auto

e moto formatisi al CAPS di Cesena è tuttora motivo di vanto della Polizia Stradale

italiana

 

Le pattuglie di Polizia Stradale motomontate percorrono quotidianamente la rete stradale

italiana. Grazie all’introduzione del primo Codice della Strada, l’attività della Stradale trovò

ulteriori applicazioni e maggiore incisività nella prevenzione e repressione di illeciti

amministrativi e penali. Nella foto, una pattuglia impegnata in un servizio di soccorso stradale: siamo nel 1955

 

Dalle semplici pattuglie motomontate degli Anni Cinquanta, la Polizia Stradale passò in breve tempoall’adozione di mezzi sempre più numerosi e versatili: nella foto sopra, la prima “Giulia”  polivalente in servizio nelle autostrade a partire dalla fine degli Anni Sessanta

Ulteriori specializzazioni vengono sviluppate nell’ambito della Polizia Ferroviaria, e di Frontiera: per

quest’ultima – impiegata nel controllo dei valichi terrestri15, dei porti e degli scali aeroportuali –

vengono creati centri di addestramento specifici a Duino (TS), mentre per la prima nasce la Scuola

di specialità a Bologna. L’evoluzione della Polizia Ferroviaria trova il suo “battesimo” il 26 aprile 1945: con un decreto luogoteneziale16 la competenza di vigilanza degli scali ferroviari, dei convogli e

di tutte le pertinenze delle Ferrovie fino ad allora garantita da un miscuglio di Forze militari

(dal Regio Esercito alla Guardia Nazionale Repubblicana, passando per la Milizia Volontaria

per la Sicurezza Nazionale) viene demandata in via esclusiva al Corpo della Guardie di P.S..

Essa prevedeva un organico iniziale di 2400 uomini suddivisi nei vari gradi e comandati da

un Colonnello: tale numero poteva subire un ulteriore incremento a seconda delle esigenze

di servizio ravvisate sul piano operativo. Per la prima volta viene indetto un formale concorso

di assunzione riservato sia agli appartenenti al Corpo, sia ai dipendenti delle Ferrovie e ai

privati cittadini; e per la prima volta veniva messa nero su bianco l’esclusione dal concorso degli

appartenenti alla M.V.S.N. e ad altre milizie speciali. Il servizio si evolverà nel corso degli anni

passando da un iniziale semplice presidio delle stazioni alle logoranti scorte armate ai vagoni

postali, all’accompagnamento al proprio paese dei rimpatriati con il foglio di via obbligatorio,

estendendosi poi all’ausilio nella scorta dei tifosi di manifestazioni sportive.

 

 

Vent’anni di Polizia Ferroviaria: nella foto in alto, le pattuglie addette al controllo dei vagoni nel 1937 (Milizia Ferroviaria); qui sopra, una pattuglia appiedata addetta al controllo passeggeri: siamo a Roma, estate del 1955

A Nettuno, presso la Scuola Sottufficiali, si sviluppa il già attivo centro di addestramento per cinofili (antidroga, antisabotaggio, per ordine pubblico, per ricerca dispersi). Anche in questo caso, è utile un breve cenno storico: il primo Centro Addestramento Cani di Polizia fu costituito nel periodo successivo alla prima guerra mondiale ed il primo successo ottenuto con l’impiego di cani segugi italiani nei servizi di polizia si ebbe il 10 giugno 1924, in occasione delle ricerche del deputato socialista Giacomo Matteotti. In seguito, esemplari di Pastore Tedesco vennero acquistati in Germania e successivamente fatti riprodurre nell’allevamento di Postumia, all’epoca in territorio italiano, per poi essere utilizzati principalmente dai commissariati di frontiera nell’attività di repressione dell’immigrazione clandestina e del contrabbando lungo l’arco alpino. Al termine della seconda guerra mondiale, i cani-poliziotto sfuggiti alle razzie delle truppe tedesche in ritirata furono concentrati presso la Scuola Ufficiali e Sottufficiali di P.S. di Roma e trasferiti a Fabrica di Roma. Nel 1947 i cani furono allevati nell’attuale sede di Nettuno per aumentare il numero di esemplari. Le notevoli difficoltà di convivenza tra cuccioli e cani adulti ed il continuo propagarsi di epidemie di cimurro costrinsero a spostare il Centro Addestramento nella località di Rocca di Papa, nei Colli Albani, suddividendo in due settori l’attività del Servizio Cinofili: un centro allevamento ed un centro addestramento. Nel 1955 i due settori del Servizio Cinofili furono riuniti nella Scuola Allievi Guardie di P.S. di Nettuno, a sud di Roma, poi divenuta Scuola Sottufficiali e dopo l’81, Istituto per Sovrintendenti e di Perfezionamento per Ispettori17.

 

L’attività delle squadre cinofile trovò da subito un vasto impiego nei vari settori della pubblica sicurezza: nella foto, un distaccamento del 2° Reparto Celere di Padova a Bolzano ai primi Anni Sessanta e munito di cani antisabotaggio per l’intercettazione di ordigni esplosivi

Inoltre, a La Spezia nasce il C.N.E.S. (Centro Nautico e Sommozzatori) in cui le guardie vengono addestrate alla conduzione dei motoscafi, ai servizi subacquei, al soccorso in mare, compresi i servizi c.d. “di salvamento” sulle spiagge italiane18.

 

Il C.N.E.S. di La Spezia forma tuttora i migliori subacquei, sommozzatori e conducenti di mezzi marini sia di costa che d’altura. Nella foto in alto, i primi servizi di P.S. a tutela dei bagnanti nelle spiagge italiane (1956); qui sopra, un servizio dei sommozzatori coadiuvati da un elicottero del Gruppo Volo: siamo nel 1960

A Pratica di Mare (LT) e a Caserta si sviluppano, in collaborazione con l’Aeronautica Militare, le scuole di formazione per piloti di aereo ed elicottero e per specialisti di bordo destinati successivamente agli attuali 11 Reparti Volo di stanza nelle varie regioni italiane. A tali figure professionali vengono ben presto affiancate quelle di meccanico e manutentore: a tutte queste qualifiche attualmente si accede mediante concorso interno al Corpo, con requisiti psico-fisici e di anzianità di servizio ben determinati: i vincitori vengono avviati al corso di specializzazione che si tiene alla scuola di Caserta, mentre a Pratica di Mare vengono tenuti gli addetramenti pratici. Il brevetto di volo conseguito al termine del corso equivale al brevetto di volo militare ed è uno dei più completi attualmente esistenti. A livello internazionale sono state inoltre stipulate convenzioni particolari con altri Corpi di Polizia che prevedono corsi di aggiornamento con interscambio del personale.

L’impiego degli 11 Reparti Volo trova applicazione a 360 gradi nella prevenzione e repressione dei reati, dai sequestri di persona al contrasto dell’immigrazione clandestina. In seno al Corpo delle Guardie di P.S. prima e della Polizia di Stato poi è stata creata una speciale Squadra Elitrasportata che ha trovato particolare impiego nella lotta al banditismo in Sardegna e in Calabria e nei pattugliamenti volti alla cattura dei responsabili di delitti particolarmente efferati19.

 

 

I servizi effettuati dai Gruppi Volo del Corpo delle Guardie di P.S. fornirono un aiuto

indispensabile nel controllo del territorio da parte delle pattuglie terrestri in ogni ambito

orografico. Nelle foto, due elicotteri in servizio nel 1960

A Moena (TN) si sviluppa la Scuola Alpina in cui le guardie ricevono uno specifico addestramento per il soccorso alpino e speleologico sia estivo che invernale, con una scuola di roccia riconosciuta tra le migliori in Europa20. Esperti istruttori formano inoltre tutti i militari che verranno poi impiegati sulle piste da sci con mansioni di soccorso. Presso la Scuola Alpina di Moena vengono inoltre formati poliziotti specializzati come “manovratori di corde” ed impiegati in attività di polizia giudiziaria particolarmente ardite quali l’intrusione in ambienti chiusi calandosi dai tetti o la discesa operativa dagli elicotteri.

Un plauso particolare anche a livello internazionale è stato riscosso dall’attività di soccorso piste garantita dal personale che, ad una eccellente preparazione tecnica con gli sci, unisce un’altrettanto elevata qualità di soccorritori grazie a lezioni di pronto soccorso e rianimazione e a continui corsi di aggiornamento, tanto che il pattugliamento sulle piste avviene anche tramite motoslitte e “gatti delle nevi” che assicurano il trasporto a valle dell’infortunato in totale sicurezza. In questo ambito, oltre al soccorso viene garantita l’attività di polizia giudiziaria con il sanzionamento amministrativo di condotte sciistiche pericolose. La probabile prossima adozione di un vero e proprio “codice della pista” renderà questo servizio ancora più indispensabile, visto anche l’afflusso sempre maggiore di sciatori sulle nostre montagne. La Scuola Alpina di Moena ha da sempre formato i migliori agonisti da inserire all’interno del gruppo sportivo “Fiamme Oro” come sciatori o discesisti di bob.

 

 

 

 

 

La Scuola Alpina di Moena (TN) forma tutt’oggi validissimi poliziotti specializzati nel soccorso alpino. speleologico e nel soccorso piste. Pur se fedele alle proprie tradizioni, applica le risorse più moderne della tecnologia per migliorare sempre più il servizio specifico. Nelle foto:

la prima struttura della scuola (1952) ubicata inizialmente a San Candido;

una squadra di soccorso alpino nel 1955;

un’esercitazione per soccorso piste (1949);

una squadra di pattugliatori delle piste da sci nei primi Anni Sessanta

A Pescara viene fondata la scuola Pol.G.A.I. (Polizia Giudiziaria, Amministrativa e Investigativa), in cui il personale viene istruito e specializzato nelle materie più strettamente investigative: la stessa scuola diventerà, con il tempo, passaggio obbligato dapprima per la formazione degli operatori di Volante, poi – a partire dal 2003 – per la specializzazione degli operatori impiegati nel neonato servizio di Poliziotto di Quartiere; Abbasanta (NU) diviene la sede della scuola di guida operativa per operatori di Volante e per addetti alle scorte, nonché sede del nucleo antisequestri e centro principale di addestramento per i “Baschi Blu”, poi del N.O.C.S..

Oggi la Pol.G.A.I. di Pescara ha mutato denominazione assumento quella di Scuola per il Controllo del Territorio: tale cambiamento, che non è soltanto formale, ha risposto alla preliminare esigenza di fornire una preparazione comune a tutti gli operatori di Polizia che a qualunque titolo si trovano a gestire questo delicato aspetto. Ecco allora che il vecchio “corso Volanti”, un tempo limitato a tale specifico settore, è stato rivisitato nei suoi canoni ed esteso anche agli agenti dei Reparti Prevenzione Crimine, ai Poliziotti di Quartiere e agli Operatori di Centrale Operativa. Alle lezioni teoriche è stato affiancata ed implementata l’attività addestrativa pratica con particolare attenzione allo specifico ambito di operatività dei frequentatori: dopo alcune settimane di addestramento comune alle quattro specialità sopra indicate, segue un periodo di preparazione specifica per ogni singolo settore. Una simile preparazione, iniziata nel 2007 con i primi corsi, verrà estesa prossimamente anche agli agenti della Polizia Stradale che, come si è visto,

concorre pienamente nel controllo del territorio sebbene in specifici ambiti applicativi.

 

 

Quasi vent’anni di storia della Squadra Volante: nella foto in alto, la prima Alfa Romeo 1900 blindata in servizio negli Anni Cinquanta; qui sopra la mitica “Giulia” in un intervento nel 1970. La Scuola per il Controllo del Territorio di Pescara forma ogni anno centinaia di poliziotti impiegati dapprima nel servizio di volante e poi nel più esteso servizio di controllo del territorio

In seno al Corpo delle Guardie di P.S. si sviluppa fin da subito il gruppo sportivo delle Fiamme Oro, stanziato all’interno di ogni Reparto Celere e al cui interno i militari particolarmente dotati di attitudini sportive trovano specifici ambiti di applicazione: atletica leggera, rugby, arti marziali, scherma, lotta greco-romana, sci sono solo alcuni esempi di sport che apporteranno fino ai giorni nostri anche in sede internazionale lustro e prestigio alla Polizia italiana. Attualmente, gli appartenenti alle FF.OO. accedono con concorsi pubblici dedicati e sulla base di requisiti specifici indicati nel bando: i vincitori vengono ammessi alla frequenza del normale corso di formazione per agenti e successivamente immessi nei ruoli ordinari della Polizia di Stato. Tuttavia la loro attività consiste negli allenamenti per la disciplina sportiva praticata e nella partecipazione alle gare nazionali ed internazionali cui il Corpo partecipa. In caso di cessazione della singola disciplina sportiva o di successiva inidoneità alla stessa, l’atleta torna ad espletare il servizio operativo normale di ciascun poliziotto, venendo destinato a uffici o reparti e seguendo la carriera comune ai ruoli operativi della Polizia di Stato.

 

Tuttavia, a fronte di tanta innovazione, è inutile negare come, sotto l’aspetto politico dopo questi primi 15 anni dal termine della guerra, il distacco tra il privato cittadino e l’Autorità costituita, incarnazione dei poteri statali, fosse quantomeno notevole. Troppe furono le spinte politiche antagoniste dell’epoca, troppo il terrore del governo di scivolare in un baratro di ingovernabilità. La Polizia fu di conseguenza lo strumento impiegato per mantenere la situazione sotto controllo, a qualsiasi costo. Oggi, una tale situazione non potrebbe nemmeno più configurarsi, ma all’epoca gli stessi criteri di selezione e di istruzione delle guardie miravano a mantenerle in uno stato di indiscussa manovrabilità: queste ultime, anche nei rapporti interpersonali, non si ponevano neanche il problema se ciò che stavano facendo fosse giusto o meno:

“Quando salivamo sulle camionette per uscire in ordine pubblico, nessuno di noi sapeva cosa si andava a fare; l’ordine di servizio esposto in caserma riportava solo l’orario dell’adunata e il materiale da prelevare in armeria. […] Gli stessi sottufficiali non venivano minimamente messi al corrente dai superiori del tipo di manifestazione cui si sarebbe andati incontro. Ricordo addirittura che, all’inizio, la Celere non scendeva nemmeno in piazza, ma veniva concentrata in Questura in attesa dell’ordine di uscire e disperdere i manifestanti. Solo al termine del servizio ci si rendeva conto di avere caricato una manifestazione di lavandaie piuttosto che una di metalmeccanici o scaricatori di porto”.21

Ecco l’aspetto forse più drammatico e meno capito: l’ordine impartito dai superiori doveva essere sempre eseguito, indipendentemente dal tenore della manifestazione di piazza che non doveva rientrare negli schemi valutativi del personale impiegato. Non fu considerato il fatto che una persistente repressione imposta dallo Stato stava caricando sempre di più una molla che, di lì a qualche anno, sarebbe scattata con la contestazione studentesca e con l’avvento del terrorismo.

Alla fine del 1959 viene creato, in seno all’Amministrazione della P.S., il Corpo di Polizia Femminile22.

Con tale manovra, il governo intese dare un segnale di “disgelo” verso i privati cittadini, allestendo un’istituzione che funzionasse prima di tutto come “chiave di ascolto” verso le categorie più deboli e indifese: le donne e i minori. In tale Corpo, di natura civile, il personale femminile era inquadrato nei ruoli delle Ispettrici, con funzioni direttive, e delle Assistenti, con funzioni esecutive. Le loro appartenenti erano chiamate a svolgere funzioni di polizia giudiziaria su specifici ambiti quali la prostituzione e la delinquenza minorile, con particolare attenzione alle situazioni di disagio vissute dalle vittime di tali reati.

A tali operatrici erano applicate in misura leggermente attenuata le normative del Corpo delle Guardie di P.S. in tema di matrimonio: se non era indicato un limite minimo di età e di anzianità di servizio, il loro matrimonio era subordinato ad autorizzazione ministeriale basata sulla valutazione dei requisiti morali dello sposo e della sua famiglia. Tale autorizzazione aveva validità semestrale, decadendo automaticamente in caso di mancato matrimonio; inoltre, il personale di Polizia Femminile che contraesse matrimonio senza l’autorizzazione del Ministero decadeva dall’impiego. L’organico iniziale del Corpo era di 553 operatrici suddivise nelle varie qualifiche.

Il Corpo di Polizia Femminile, presente in tutte le questure e commissariati sezionali, venne tuttavia imbrigliato in un’articolazione militaristica, dipendendone il relativo personale da funzionari e questori chiamati a gestire in primis un Corpo militare quale quello delle Guardie di P.S..

In ogni caso, il Corpo di Polizia Femminile impresse un notevole contributo all’apertura del cittadino verso l’amministrazione dello Stato: il fatto stesso che dall’altra parte della scrivania vi fosse una donna indusse molte vittime di reati a sfondo sessuale a confidarsi con maggiore fiducia e serenità. Si pensi che in quel periodo era da poco entrata in vigore la c.d. “Legge Merlin”, che aveva sancito da un lato la chiusura delle case di tolleranza, ma dall’altro non aveva previsto una forma di tutela preventiva di tutte quelle prostitute che si vennero a trovare da un giorno all’altro in mezzo alla strada.

Inoltre, il personale di Polizia Femminile andò progressivamente scoprendo realtà sommerse di lavoro minorile che rasentavano forme di vera e propria schiavitù: molti ragazzini, anziché trovarsi di fronte all’austero brigadiere di P.S. che, per quanto dotato di umanità e sensibilità, era pur sempre un militare in divisa, si videro soccorsi da una donna che, grazie al fatto di suscitare in loro il ricordo della figura materna, li indusse a confidarsi in modo più spontaneo.

Tanto importante fu la figura dell’Ispettrice e dell’Assistente di Polizia Femminile che, con la legge di riforma del 1981, il relativo personale venne fatto transitare nei ruoli operativi della Polizia di Stato.

 

 

La Polizia Femminile contribuì in maniera rilevante a colmare quel divario istituzionale esistente tra cittadini e Polizia. Nella foto in alto: attività di controllo nel settore femminile e minorile. Qui sopra: uno dei primi corsi di formazione della Polizia Femminile: siamo a Roma nel 1965

 

14 Dati A.C.I. e Dipartimento di Pubblica Sicurezza – Servizio di Polizia Stradale.

15 Una particolare menzione merita l’Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza presso la Città del Vaticano. Stante i requisiti di extraterritorialità di quest’ultima, a seguito dei Patti Lateranensi del 1929 venne garantito un presidio di Polizia a tutela del Sommo Pontefice durante i suoi spostamenti in territorio italiano. Attualmente l’Ispettorato dispone di circa 150 uomini impiegati tra l’altro con compiti di polizia di frontiera all’ingresso della basilica di San Pietro ove, dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001, sono stati posizionati varchi elettromagnetici per il controllo di ogni singolo visitatore. In questo ambito la Polizia di Stato collabora attivamente con il collaterale Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano.

16 D.L.L. 286/45.

17 Attualmente il Centro Allevamento e Addestramento Cani della Polizia di Stato si trova a Nettuno ed è compreso nella più grande scuola di Polizia d’Europa che si estende su una superficie di oltre 20.000 metri quadrati. Si ringrazia il sito internet http://www.poliziadistato.it per il materiale fornito.

18 In quegli anni – e fino a circa il 1974 – nelle spiagge italiane era frequente notare i militari di P.S. in pantaloncini verdi e canottiera rossa con la scritta “Pubblica Sicurezza – Salvamento”: essi, oltre ad effettuare il soccorso in caso di annegamenti, garantivano la sicurezza generale dei bagnanti contro furti e altri reati. Gli stessi militari venivano impiegati anche in servizi a bordo di natanti.

19 Tra i tanti, i sequestri di persona del piccolo Farouk Kassam nel 1992 e dell’inprenditore Giuseppe Soffiantini nel 1997.

20 La Scuola Alpina di Moena fornirà nel corso degli anni moltissimi sciatori ed atleti che  parteciperanno alle varie manifestazioni sportive a livello nazionale ed internazionale.

21 Appuntato di P.S. M. Sanna – colloquio privato

22 L. 1083/59.

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