3 – Dal secondo dopoguerra a oggi

LE ORIGINI DELLA PUBBLICA SICUREZZA

Parte terza: dal secondo dopoguerra a oggi

(di Gianmarco Calore)

A partire dalla Liberazione del 25 aprile 1945 il Corpo delle Guardie di P.S. venne letteralmente stravolto nel suo assetto organico mediante l’eliminazione anche fisica dei suoi appartenenti più vicini al fascismo appena caduto, senza alcuna distinzione tra Polizia Repubblicana e Corpo delle Guardie di P.S.. Con la morte di Mussolini, nelle varie città del Nord le brigate partigiane conquistarono i punti nevralgici del potere, malamente coordinate da un Comitato di Liberazione Nazionale che riusciva ad esercitare su di esse uno scarso controllo. Le cronache dell’epoca ci tramandano un quadro di assoluta anarchia, con processi ed esecuzioni sommarie – spesso risultato di vendette personali – di coloro i quali, fino a pochi giorni prima, erano temuti come gerarchi fascisti. In questa sorta di “caccia all’uomo” che insanguinò le strade di moltissime città italiane1 caddero anche onesti poliziotti che avevano comunque servito il Paese con zelo ed imparzialità.

Nell’immediato dopoguerra, dopo una serie di epurazioni, vennero fatti transitare nel Corpo delle Guardie di P.S. gli appartenenti alle brigate partigiane regolamentari. In alcune regioni d’Italia l’organo di Pubblica Sicurezza ha anche “convissuto” sotto il nome di Polizia Ausiliaria con le Forze alleate rimaste per colmare quel “vuoto” istituzionale post-bellico: già dal 1947 questo settore andò a costituire i primi Raggruppamenti Celeri.

 

1949 – Genova Festa del 2 Giugno

 

E’ invece importante capire il perché si è voluto un Corpo militare, organizzato secondo la medesima scala gerarchica dell’Esercito (e perciò composto da propri Ufficiali, Sottufficiali e Guardie), diretto tuttavia per quanto riguarda l’ordine pubblico da personale civile del Ministero dell’Interno che, a partire dalla qualifica di Vice Commissario di P.S., seguiva la propria evoluzione fino a quella di Questore.

Con il Paese ancora in guerra, non ancora liberato dai nazisti e privo di un apparato di governo stabile, la militarizzazione del Corpo doveva rispondere in buona sostanza alla necessità di assoluta obbedienza dei suoi uomini agli ordini impartiti, con possibilità di intervenire immediatamente e secondo le norme del Codice Penale Militare in caso di insubordinazioni o altro; si voleva insomma una Polizia che agisse subito e ai cui appartenenti fosse impedita una qualsivoglia spinta di autocritica verso il proprio operato. Basta avere la pazienza di leggere il Regolamento del Corpo delle Guardie di P.S. per capire a quali limiti, anche personali, era sottoposto ogni suo appartenente: era previsto ad esempio che il matrimonio potesse essere contratto solo dopo il compimento del 28ー anno di età, dopo avere prestato almeno otto anni di servizio e previa autorizzazione del Ministero2: oggi un simile limite sarebbe quanto di più impensabile e inconcepibile in qualsiasi ambiente lavorativo. A tale proposito, la testimonianza di un Appuntato di P.S. in pensione è illuminante:

“Il matrimonio di una Guardia di P.S. attraversava una serie di controlli ed autorizzazioni infinite: oltre ai limiti minimi di età anagrafica e di servizio e ad un nulla osta ministeriale, il sacerdote che celebrava il matrimonio doveva rilasciare una sorta di lasciapassare che autorizzava la guardia a dormire negli alberghi con la consorte durante il viaggio di nozze”.3

 

1960 – La Polizia Stradale durante un intervento di soccorso – la disorganizzazione di quei tempi rendeva necessaria l’improvvisazione anche di medicazioni di fortuna da parte della Polizia

 

A guerra finita, la militarizzazione del Corpo era ancora più importante per fare fronte ai conflitti che si andavano evidenziando sul piano sociale e politico: un’Italia che usciva da un conflitto con le ossa rotte, povertà ed analfabetismo diffusi e un divario fortissimo tra l’economia industriale delle grandi città e quella rurale delle campagne, nonché una democrazia appena instaurata e che rischiava di essere nuovamente travolta da spinte politiche contrastanti avevano bisogno di una Polizia forte e decisa, che difendesse la neonata Repubblica a qualsiasi costo e senza indugi. L’ulteriore preoccupazione del governo di disporre di un apparato di polizia realmente svincolato dalle fortissime spinte politiche fece sì che già dalla fine di aprile 1945 un decreto vietasse agli appartenenti civili e militari della P.S. di aderire a qualsiasi partito politico o formazione sindacale.

 

 1951 – Esercitazione del Reparto Celere a Cervia

Considerando che una Polizia “militare” ha operato in Italia fino al 1981, si può ben capire come mai tale Corpo, in simili condizioni, abbia risposto sempre meno all’esigenza del cittadino di rapportarsi in modo diretto e paritario con chi era chiamato a tutelarne i diritti e a vigilare sull’adempimento dei doveri.

Per comodità di lettura abbiamo quindi suddiviso il lunghissimo periodo che va dal 1945 a oggi in ulteriori capitoli pubblicati di seguito e alla cui lettura facciamo rinvio.

1A Bologna venne assaltata la Questura con scontri e sparatorie; a Cuneo, nella “battaglia” di corso Dante la folla inferocita linciò letteralmente numerosi poliziotti credendoli difensori delle truppe tedesche in ritirata; stesse scene a Torino, Milano e Roma.

2D.L.L. 112/45 in Gazzetta Ufficiale del 7 aprile 1945 nー 42.

3Appuntato di P.S. Agostino Bernardi – colloquio privato

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