Milano: quei marescialli che fecero scuola

MILANO : QUEI MARESCIALLI CHE FECERO SCUOLA 
di Lorenzo Della Frattina

Ferdinando Oscuri, Trento Farenga, Giacomo Siffredi, Cosentino, Peretti, Tornabene, Garda, Canelli, Peretti, Petronella

Nomi impressi nella cronaca, nomi impressi nella Questura di Milano per quell’irripetibile scuola investigativa che – dall’immediato dopoguerra – dette un’impronta   unica alla Polizia Milanese, passando da casi storici quali la mattanza perpetrata da Rina Fort in via San Gregorio, alla storica rapina di via Osoppo, alla tragedia settembrina della banda Cavallero, fino alla Milano plumbea  di Vallanzasca.

Personaggi diversi, ma egualmente simili nella caparbietà e tenacia , veri maestri per generazioni di sottufficiali transitate negli Uffici della “Mobile” meneghina.

Antonio Farenga, “Trento” per gli amici, classe 1919, è mancato nel settembre 1996, congedatosi dopo quarant’anni di servizio nel 1981, maresciallo di 1^classe scelto. Durante la sua lunga carriera tutti i banditi gli erano passati avanti. Lavoratore instancabile, fu ritenuto da Renatino   Vallanzasca il più terribile poliziottto, soprattutto quando lo riacciuffò a Roma nel 1971 dopo la rapina al furgone della Stefer,

Si racconta che, quando i rientri pomeridiani vennero limitati ad uno settimanale, il buon Trento e pochi intimi entrassero di soppiatto nei loro Uffici.

Quasi coetaneo, classe 1922, Ferdinando Oscuri, parigrado, mancato nel 2011 ormai in congedo da trent’anni. Nativo della provincia di Foggia, come il collega Arnaldo Petronella, scomparso lo stesso giorno: due colonne portanti della “Mobile”, in tempi in cui né la genetica né i controlli satellitari erano d’ausilio alle indagini. Si era “piedipiatti” per i lunghi pedinamenti, per i lunghi appostamenti. Mastini da marciapiede, come ebbe a definirli un cronista, diversissimi nel carattere.

Oscuri era balzato alle cronache già nel 1956, durante l’assalto alla scuola elementare di Terrazzano, nell’hinterland cittadino, quando i fratelli Santato, due infermi di mente pericolosamente armati, sequestrarono ben 96 bimbi e le loro maestre, dramma in cui per un errore umano trovo’tragica fine un giovane operaio, Sante Zennaro, nel nobile generoso tentativo di affrontare i criminali.

Oscuri non temeva la trincea né lo sporcarsi le mani: lavorava d’intuito, di indizio, una maglia invisibile di confidenti e una perfetta capillare conoscenza del territorio che gli frutto’l’arresto di Vallanzasca nel 1972 e di altre vecchie conoscenze, non ultimo il mai sopito Ugo Ciappina, della banda di via Osoppo. Si narra, ed è verità, che sia stato caposcuola di giovani funzionari poi assurti a brillanti carriere.

Giacomo Siffredi, altro tenace investigatore,credo sia ancora in vita : tra le sue brillanti operazioni, l’avere posto fine alla crudele banda Cavallero: fu lui, alla guida di una Fiat 850 ad agganciare i malviventi  ( chi ha presente il film di Lizzani “Banditi a Milano” ne ricorderà la scena : “Alfa 3 Alfa 3 a centrale li abbiamo intercettati… “)e,  senza indugio, sperono’durante il furioso conflitto a fuoco la 1100 dei fuggiaschi bloccando la folle fuga in quel drammatico pomeriggio del Settembre 1967 . Nell’occorso rimase ferito al petto, rimanendo tra la vita e la morte. Fu promosso da maresciallo di 2^a maresciallo di 1^ed insignito di un’onorificenza. La moglie Luisa, dalle pagine di una pubblicazione, raccontò le ansie ed i timori  di avere un marito alla 3^Sezione della “Mobile”, quattro figli di cui uno in fasce. Marescialloni infaticabili, colonne portanti , umili tenaci servitori in una scuola di vita.

Per la redazione Polizianellastoria: Lorenzo Della Frattina

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