Il brigadiere Gherardo Rizzo

Eccola, la Polizia che avrei tanto voluto vivere……
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Le premesse….


«Ma lasciateci il brigadiere Rizzo» La notizia del trasferimento dell’abile poliziotto a Milano ha provocato decine di lettere di protesta – Una simpatica figura; per dedizione al servizio non si è neppure sposato – Perché non lo fanno maresciallo? 

Ci sono arrivate decine di lettere e di telefonate sull’annunciato trasferimento del brigadiere di polizia Rizzo. Il tono è sempre lo stesso: «Abbiamo la fortuna di avere un poliziotto che scova e cattura i delinquenti, ed ecco che ce lo vogliono portar via. Perché? ». Il coro delle proteste è sincero. Tra gli altri ci hanno telefonato un gruppo di studenti di Valperga, che redigono un giornaletto scolastico, e ci hanno chiesto una sua fotografia con l’autografo. Il brigadiere Rizzo è ormai un personaggio di Torino, legato alla nostra’ città. Il trasferimento, che dovrebbe avvenire il giorno 23 settembre, è stato deliberato dal Ministero, a quanto pare, per interessamento del dott. Nardone, vice questore di Milano, il quale, avendo avuto occasione di vederlo lavorare nelle indagini dei « rapinatori del lunedì », ha apprezzato la sua bravura ed ha chiesto di averlo con sé alla Mobile milanese. Non è questo il premio che merita Rizzo. Dorme in una delle camere di sicurezza della questura per essere pronto ad ogni evenienza. La notte, dalla sera a giorno fatto, è sempre in giro a Porta Nuova e negli ambienti della malavita a controllare, tener d’occhio Tizio e Caio, a fermare qualcuno. Conosce tutti coloro che hanno avuto che fare con la polizia negli ultimi dieci anni, da quando è alla Mobile Ha una memoria prodigiosa. Pochi giorni fa ha arrestato Angelo Testa, il ladro che fu ferito nella sparatoria di Moncalieri. E’ arrivato a lui facendo una constatazione: già da parecchie notti non lo incontrava a Porta Nuova. Ha pensato che ci doveva essere un motivo ed è andato a cercarlo. L’ha trovato pedinando pur diversi giorni la sua amica: il giovane era nascosto a Regina Margherita, ferito. Appena ieri l’altro il brig. Rizzo ha arrestato uno dei rapinatori che assalirono la banca di San Giorgio. L’ha incontrato in corso Trapani. « Bravo — gli ha detto. — Tu che hai la “500 mi potresti dare un passaggio fino alla Questura?» L’altro non ha sospettato e lo ha fatto sa lire. Poi, arrivati in corso Vinzaglio, il brigadiere gli ha detto « Vieni su con me un momento, il commissario ha da parlarti » Anche questo bandito adesso è in prigione. Di simili episodi il brigadiere Rizzo ne avrebbe da raccontare a migliaia. In dieci anni ha arrestato o fermato circa tremila persone. Il suo nome è uscito quasi mille volte sul giornali cittadini. Non sempre le operazioni si sono concluse con facilità: ha sostenuto sparatorie, inseguimenti, colluttazioni; il suo corpo porta i segni di sei ferite Una volta, alla stazione di Asti, mentre inseguiva un rapinatore dell’agenzia di via Gaudenzio Ferrari, cadde avvinghiato con lui a mezzo metro dal binari mentre passava il rapido. Non è riuscito a sposarsi a causa di questa sua completa dedizione al servizio. Aveva una fidanzata, ma quando la portava a passeggio continuava a ripeterle: « Vedi quello? è un rapinatore: e questo è un ladro d’auto; quei due sono truffatori… » Non sapeva uscire nemmeno momentaneamente dal suo « habitus » di poliziotto e la fidanzata lo ha piantato. Rizzo non ne ha più cercate altre. Era contento di lavorare e la sua soddisfazione maggiore è di mettere in prigione i malviventi Con una simile attività alle sue spalle dovrebbe essere da tempo maresciallo, ma al Ministero dicono che nei periodici concorsi non se la cava troppo bene nello svolgimento del tema d’italiano e non supera l’esame. Come se i ladri si catturassero con una bellissima dissertazione su Dante Alighieri. C’è da sperare che il Ministero prenda in considerazione invece le effettive capacità del poliziotto e lo promuova infine maresciallo, lasciandolo a Torino, la sua città.

La Stampa del 19 settembre 1965

….e il lieto epilogo:

Il capo della polizia nomina maresciallo il brig. Rizzo
Il bravo poliziotto arrestava i ladri, ma non riusciva a superare l’esame Negli ultimi anni ha consegnato alla giustizia tremila malviventi – Alla notizia della promozione, un brindisi; poi è partito per il servizio – Il maresciallo Rizzo festeggiato dal capo della Mobile

Il brig. Rizzo è stato promosso maresciallo. Lo ha saputo ieri sera tornando da un servizio. Si è commosso, ha stretto parecchie mani, poi è partito per un altro servizio. Gherardo Rizzo, di Avellino, ha 43 anni e 25 li ha vissuti nella polizia. Prima a Napoli, poi a Roma, e 16 anni fa è venuto a Torino. Non è passato molto tempo che il commissario capo Maugeri ha notato il suo entusiasmo e la sua capacità e lo ha chiamato alla Squadra Mobile. E’ diventato il poliziotto più temuto dalla malavita. Negli ultimi dieci anni ha arrestato o fermato circa tremila persone. Il suo nome è uscito quasi mille volte nella pagina della cronaca. Ha sostenuto sparatorie, inseguimenti, colluttazioni: ha avuto nove incidenti con ferite « per causa di servizio ». I torinesi hanno imparato a conoscerlo, sapevano che dormiva in una delle celle di sicurezza della Questura per essere sempre a disposizione, e che andava in ferie malvolentieri e tornava con giorni di anticipo: « Forse avete bisogno di me ». Quando la fidanzata lo ha lasciato. Rizzo si è consolato: «Dopotutto, non sotto sicuro di volermi sposare. Di notte ho da fare in giro: nessuno conosce la malavita notturna come me. Con una moglie come farei? ». Una memoria di ferro, un « fiuto » da segugio: parecchi casi di polizia sono stati risolti per l’intuito del brigadiere Rizzo. Per il suo brillante stato di servizio, già da alcuni anni doveva essere promosso maresciallo. Ma per questo « scatto » bisogna superare anche un esame a Roma e di fronte alla commissione il baffuto, autoritario brigadiere aveva sempre balbettato e arrossito, non se l’era mal cavata troppo bene nello svolgimento del tema d’italiano. I torinesi conoscevano la sua pena e a « Specchio dei tempi » erano giunte parecchie lettere: « Ma perché non lo fanno maresciallo? ». Lettere che erano aumentate dopo che si era diffusa la notizia che la Squadra Mobile di Milano aveva chiesto di avere il brig. Rizzo, e il trasferimento sembrava certo. «Abbiamo la fortuna di avere un poliziotto che cattura i ladri ed ecco che ce lo vogliono portare via. Perchè?>>  era il contenuto di quelle lettere. Ha avuto una fidanzata, ma quando usciva con lei continuava a ripeterle: «.Vedi quello? E’ un rapinatore. E quell’altro è un ladro d’auto, quei due sono truffatori…». Queste proteste non sono sfuggite al capo della polizia dott. Vicari, che ha sospeso il trasferimento. Restava un altro punto da risolvere: la promozione a maresciallo. Il dott. Vicari ha ascoltato il Questore di Torino e i funzionari della nostra «Mobile», poi ha chiamato Rizzo a Roma. « Adesso — gli ha detto — mi racconti che cosa ha fatto negli ultimi anni ». Dopo tro ore lo ha interrotto: « Basta così, va bene. Vada pure » Ieri è arrivata la nomina. Rizzo è tornato allo 19 dal servizio ed è andato alla « Mobile ». Strano: pochissima gente nei corridoi e negli uffici. Cos’era successo? Rizzo è andato dal capo, il dott. Maugeri. L’ufficio era affollato di agenti, di sottufficiali, di commissari. Un applauso che non finiva, mani tese che Rizzo stringeva senza sapere perché. Lo ha saputo quando il dott. Maugeri gli ha chiesto: «Maresciallo Rizzo, cos’hai da dirci? ». Maresciallo: ecco il motivo di quel festeggiamento. Era troppo confuso ed emozionato, ha saputo dire soltanto: « Ringrazio il dott. Vicari, il Questore, il dott. Maugeri… ». Qualcuno ha proposto un brindisi. Ma è stato breve. Rizzo era nell’elenco del servizio notturno. Lo abbiamo visto mentre stava salendo sulla « pantera ». Gli abbiamo chiesto: «Maresciallo, e adesso? ». « Adesso niente, sono in servizio ». Ecco la prima impresa di Rizzo maresciallo. Cattura tre ladri di un negozio svaligiato mercoledì. Rizzo ha eseguito la sua prima azione da maresciallo arrestando tre ladri che mercoledì notte svaligiarono un negozio di elettrodomestici in corso Verona 21, dove avrebbe dovuto svolgersi un’asta giudiziaria. Il neo maresciallo, con gli agenti Cannizzo o Blasi, ieri sera si è imbattuto in tro giovani su un’auto. Li ha seguiti senza farsi accorgere, li ha visti entrare in via San Massimo 7 e salire in una soffitta. Il sottufficiale e i due giovani agenti hanno vegliato fino al mattino, perché i tre non fuggissero e intanto hanno avvertito via radio il dott. Mangia, della Squadra mobile, che è giunto all’alba con il mandato di perquisizione. I tre dormivano su brandine fra televisori, radio e’ altri oggetti rubati in corso Verona. In questura hanno confessato. Sono Giorgio Pertosa, 25 anni, Luciano Brigante,- 25 anni, e Carmelo Cordara, 24 anni.

La Stampa del 29 gennaio 1966

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