Udine: la strage di Natale

TURNO DI NOTTE
– dedicato a Adriano, Giuseppe e Paolo-

(di Gianmarco Calore)

 

Vivere di notte la città in cui lavori è ogni volta emozionante.

Fai il turnista da una vita e la routine è sempre la stessa: mangi e dormi in orari in cui la gente “normale” fa tutt’altro; lavori senza sapere cosa sia una domenica, un Natale, un Ferragosto; prendi ferie in periodi dell’anno “morti” perchè le famose esigenze di servizio ti fregano sempre i mesi migliori; la tua famiglia e i tuoi amici si sono abituati da tempo alle tue improvvise telefonate di fine turno: “Cara, ho trovato una rogna, non so a che ora torno”….

Ma le rare volte che tua moglie ha provato a dirti di cambiare, trovandoti un comodo posto in ufficio, chiedendoti chi te la fa fare una vita così, dicendoti che non sei più un ragazzino e che in strada i pericoli aumentano ogni giorno di più, tu hai subito troncato il discorso guardandola negli occhi e dicendole: “E’ il mio lavoro, non riuscirei a starne senza”. E lei capiva. Anche oggi sei tornato a casa dopo le 13 al termine del turno di mattina, una volta tanto in orario; hai mangiato un boccone e poi hai cercato di dormire un po’, sapendo che alle 23:30 dovrai essere di nuovo in questura per fare la notte. Poi, quasi tre giorni a casa, da dedicare interamente alla famiglia. 

Ceni con i tuoi cari, guardi con loro la tivvù e poi, quando questi sono già pronti per andare a letto, dai loro il bacio della buonanotte. Ascolti per l’ennesima volta le solite raccomandazioni di prudenza, rispondi loro di stare tranquilli: in fin dei conti è uno stupidissimo mercoledì notte, la città dorme tutta e poi – cavolo! – di anni in volante ne hai già fatti tanti…

Lasci la tua casa. La fredda aria di fine dicembre ti sferza il viso, facendoti infagottare ancora di più nel tuo giubbotto. Attraversi la città agghindata con le luminarie natalizie in un clima ogni volta surreale che ti riempie il cuore di una strana malinconia e di buoni propositi. Raggiungi la questura, varcandone il cancello come hai fatto per tanti anni. Ecco i tuoi colleghi, anche loro pronti a cominciare.

I soliti scherzi, le battute di spirito che ti fanno sentire parte di una seconda famiglia… Prepari la macchina con la consueta scrupolosa cura: mitra M12, caricatori, paletta, giubbotti antiproiettile…. C’è tutto? Accidenti! Quasi dimenticavi la valigetta con i verbali….

“Ma dove hai la testa?” ti domandi. Mah, forse stai pensando che è quasi Natale e che magari a casa non hai nascosto bene il regalo per tua moglie.

“Adriano, stasera usciamo con la Tipo….” Mannaggia, manco un’Alfa 33 è rimasta sana! Vabbè, tanto è uno stupidissimo mercoledì notte: cosa vuoi, correre dietro ai fantasmi?

E così inizi il turno.

“Centro, volante 1 in uscita: Monza 011”.

“Zerosedici” gracchia la radio.

Con te i colleghi di sempre: Giuseppe, alla guida e Paolo come gregario. La città è piccola, il giro di pattuglia lo esaurisci in fretta. Controlli con la solita meticolosità i vari obbiettivi “sensibili”.

Le ore passano. Alle 3 l’immancabile sosta – panino per riempire lo stomaco: una piadina bella calda, un bicchiere di coca, l’ennesimo caffè e poi via, di nuovo in macchina.

Per strada non c’è un’anima, manco un balordo da controllare. In auto si parla del più e del meno: “Quest’anno mi tocca prendere ferie a Natale, mi fanno lavorare ancora una volta a capodanno” “Sapessi io: non riesco nemmeno a portare mia moglie in montagna…” Le solite finte proteste contro i disservizi e i sacrifici per un lavoro di cui in realtà non faresti mai a meno perchè ormai fa parte di te.

Ore 6.00: è quasi finita. Il cielo non è più così buio e le stelle stanno cominciando a impallidire. Escono per strada i primi lavoratori “mattinieri”: spazzini, giornalai, ambulanti. La città si risveglia pian piano e tu stai già pensando al calduccio del tuo letto, all’abbraccio dei tuoi cari.

Ore 6:10: “Volante 1 da centro”. Con un’imprecazione afferri il microfono della radio pensando:”Ma proprio adesso dovevi chiamarmi? Sei stata zitta tutta la notte….” E invece, sempre professionale: “Volante 1 in ascolto”.

Ti dicono di andare presso un negozio di elettrodomestici perchè qualcuno si è divertito ad accendere un fuoco sulla saracinesca. Dai il ricevuto pensando che davvero la mamma degli stupidi è sempre incinta. Arrivi al negozio. “Beppi, mettiti con la macchina sotto il portico”. Scendi, i tuoi colleghi al tuo fianco come angeli. Guarda là, cos’è che brucia? Paolo ha già l’estintore in mano. Ancora qualche passo e il tuo istinto ti dice che non si tratta di una bravata: quello che brucia è un piccolo, strano aggeggio sistemato tra la serranda e la vetrata….

E all’improvviso capisci che sei morto.

La città è Udine, lo stupidissimo mercoledì notte è il 23 dicembre 1998, i Colleghi erano il Sovrintendente Adriano RUTTAR, l’Assistente Giuseppe ZANNIER e l’Agente Scelto Paolo CRAGNOLINO.


Per la Redazione Cadutipolizia
Gianmarco Calore

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