Quanto vale la vita di un Cittadino in divisa?

Quanto vale la vita di un Cittadino in Divisa ?

di Gabriella Vitali D’Andrea

E’ una “mattanza” inarrestabile, quella che da tempo sta ormai colpendo le Forze dell’Ordine del nostro Paese. Tanto allarmante, quanto silenziosa e (colpevolmente) ignorata dai più, a cominciare dalle Istituzioni e dagli stessi Organismi Sindacali, nati per tutelare, nella loro qualità di cittadini, le donne e gli uomini che, per dovere e vocazione, tutelano a loro volta noi tutti. I suicidi di operatori dello Stato in Divisa, si stanno facendo ormai troppo frequenti. Una media agghiacciante, che supera un decesso al mese. Ma come mai, che sta succedendo?

Non possiamo e non vogliamo certo liquidare il truce fenomeno, spiegandolo con l’emulazione. Troppo semplicistica e peraltro assolutamente improponibile, questa risposta: l’emulazione affonda le radici per lo più nell’ignoranza, talvolta nelle stupidità, nell’emotività malata e minata. Nessuno dei troppi Tutori dell’Ordine che si sono suicidati in queste settimane ci sembra appartenesse a questa tipologia umana. C’è dell’altro, ci deve essere una diversa spiegazione: e si chiama profondo malessere, profondo disagio, impossibilità di continuare ad identificarsi in un ruolo quanto mai vilipeso e frustrante ai giorni nostri. Mai come in questi ultimi anni Polizia e Carabinieri, Guardia Carcerarie e Militari d’ogni ordine e grado sono divenuti il capro espiatorio delle arroganti manifestazioni di un’opinione pubblica votata al lassismo e al nichilismo più pericolosi. Nessuna regola, nessuna legge è rispettata. Si venera solo il falso idolo dei diritti a qualsiasi costo, senza se e senza ma, senza controvalore, in termini di doveri e di rispetto da pagare. Difendere la Legge, difendere i cittadini, quelli veri, non quel loro simulacro fasullo creato dai sofismi del pensiero debole, dell’ipocrita buonismo, è divenuto oggi una colpa, un peccato da pagare caro: con l’emarginazione, il vilipendio, la prevaricazione, le condanne al carcere, quello stesso carcere che invece è risparmiato ai veri criminali. Questo è, per lo più, il quadro diffusissimo quando si parla dello status dei Cittadini in Divisa, nell’Italia che protegge i rivoltosi e inneggia e sprona alla disobbedienza civile, che dà spazio e notorietà ai farabutti, che tollera i cialtroni senza morale, né spina dorsale. Un’Italia che valuta meno di un euro la vita dei propri Servitori, sempre pronta a perseguirli, mortificarli, beffarli, ma fa gran mostra di rispetto e di considerazione per un concetto astratto di diritti e d’uguaglianza, riconosciuti, guarda caso a larghe mani a chi le leggi invece le calpesta, le ignora, le infrange. Ecco, noi siamo convinti che in questo scenario malato, in questa falsa democrazia minata alla base da sofismi strumentali che fanno comodo ai “soliti noti” si celi la risposta al drammatico quesito: perché tanti suicidi fra i Tutori della Legalità? E allora parliamone. C’è solo un modo per combattere e debellare l’idra dalle molte teste velenose: non nascondere la testa sotto la sabbia, ma affrontare il problema. Affrontiamo la scomoda e inquietante domanda e soprattutto cerchiamo di costruire una risposta credibile, coerente, efficace. Per questo la “Associazione Maresciallo Luigi D’Andrea” si vuole impegnare nei prossimi tempi. E’ un suo preciso dovere, un suo impegno, un suo obiettivo morale. Perché sente di dovere molto a quei Cittadini in Divisa costretti da troppo tempo a non aspettarsi più nulla dallo Stato, nel quale hanno a lungo creduto e nel quale seguitano a credere, almeno finché la forza schiacciante della disperazione non avrà, ancora una volta, per alcuni di loro, il sopravvento.

(Gabriella Vitali – Presidente Associazione M.llo Luigi D’Andrea).

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