La guardia Francesco Calleri

L’AMORE OLTRE LA GUERRA
di Gianmarco Calore

Questa è una storia che si racconta davanti al caminetto durante le fredde serate invernali, quando la neve cade copiosa e il vento ulula alle finestre. E’ una storia di quelle che scaldano il cuore. E’ una storia vera.


E’ la storia di Francesco Calleri, ventisettenne guardia di pubblica sicurezza della questura di Milano. Uno dei tanti militari caduti durante la guerra e dei quali non resta nulla, se non uno sterile certificato di morte che non lo degna nemmeno di una data precisa di scomparsa: solo novembre 1944.
Era originario di Viterbo, il giovane Francesco. Anche lui arruolatosi in Polizia assieme a tanti altri giovani. Per senso dell’onore? Per uno stipendio sicuro? Per trovare comunque un lavoro che aiutasse papà Paolo e mamma Penelope a mettere insieme un pezzo di pane e una crosta di formaggio? Questo non lo sapremo mai.
La sua storia è legata misteriosamente ad una ragazza di cui non si conosce nulla, nemmeno il nome, ma solo che – forse – era ebrea. Sembra una saga celtica, questa storia tormentata: in essa lo spettatore si muove come in una stanza buia rischiarata da una piccola candela che non riesce mai ad illuminare ogni angolo.
Nell’ottobre 1944 tra le montagne della Valtellina – precisamente in località Banchelle di Sondrio – viene rinvenuto un cadavere di una giovane donna accoppata a colpi di roncola. Tre colpi alla nuca secchi, precisi, letali. I vecchi in paese affermano che la ragazza voleva riparare nella vicina Svizzera per sottrarsi alle leggi razziali che stavano riempiendo file interminabili di vagoni ferroviari destinati ai campi di sterminio tedeschi. Per questo, mossa da un istinto animalesco di disperazione, si era ingenuamente affidata ad un gruppo di gente di malaffare che le aveva assicurato un aiuto, garantendole invece solo una terribile morte.
Il fatto scuote l’intera tranquilla vallata: qui la guerra è ancora lontana, come i nazisti e gli orrori che portano con loro: la Repubblica Sociale Italiana offre un ultimo, fallace baluardo di protezione. C’è solo qualche gruppo di partigiani che scorrazza per le montagne, gente conosciuta da tutti e per questo garanzia di tranquillità. I Carabinieri del luogo vengono subito interessati: come da prassi, notiziano anche la Questura di Sondrio e il Commissariato di Lecco. Le indagini non portarono a nulla di concreto e il caso venne frettolosamente archiviato.
La notizia del delitto arriva fino alle orecchie di Francesco Calleri. Come, non si sa. Cosa lo lega alla ragazza? Cosa lo spinge a partire per la Valtellina con in tasca solo un biglietto tramviario di Milano e uno ferroviario di andata e ritorno?
Non vi sono elementi certi che legano il giovane militare alla ragazza, qui la candela dello spettatore non arriva ad illuminare: oltre l’alone di luce si intravedono solo fuggevoli ombre che si fanno beffe di lui. Ma una sensazione penetra nel cuore come solo una dolce stilettata di amore puro e sincero riesce a fare: Francesco e la giovane si amavano. Nemmeno Shakespeare, in questo moderno “Romeo e Giulietta”, sarebbe potuto arrivare a tanto: dove si erano conosciuti, i due? Cosa si erano detti, che progetti avevano? Nessuno lo sa.
Francesco arriva in Valtellina un giorno dei primi di novembre del 1944. Forse si è preso una licenza apposta. In paese, il “forestiero” inizia a fare domande e – forse – a scontrarsi con molti “non so”. Ma non demorde. La sua presenza infastidisce qualcuno che sa la verità, impaurendolo. E così come è arrivato, altrettanto improvvisamente Francesco sparisce. Nessuno si chiede dove sia andato, probabilmente – dicono – sarà tornato da dove è venuto. Ma a Milano il militare non si ripresenta in servizio. Il suo nome viene inserito nella lunghissima lista di dispersi che una guerra insensata continua ad alimentare quotidianamente.
Ma un giorno del 1947 in Valtellina, in località Banchelle – monte di Trivigno, nei pressi di una postazione militare dismessa a quota 1700 metri un uomo vede affiorare dal terreno gelato la punta di due scarponcini. Dà l’allarme e i Carabinieri riesumano il corpo sfatto di un uomo, reso irriconoscibile dall’incedere inesorabile della natura e frettolosamente sepolto da mani assassine. In tasca trovano due biglietti di trasporto pubblico e i resti di una tessera di cartone verde: “Polizia Repubblicana”, si legge. E un nome: Francesco Calleri.

Non ci sono elementi oggettivi a suffragio di quanto vi ho raccontato. Non ci sono testimonianze dirette, solo una fitta coltre di mistero che avvolge questa leggenda e che contribuisce a renderla perciò più vera. Ma in un periodo della nostra storia come quello, in cui l’odio e la violenza erano assunti a consuetudine, è ancora bello credere a una favola come questa, che trasmette commozione per due vite che il destino potrebbe avere fatto incontrare e che sicuramente ha accomunato nel momento della morte.

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