Giovanni Maimone e il suo cane Dox

UNA BESTIA DI POLIZIOTTO!!

Le mirabolanti avventure del brigadiere Giovanni Maimone e del pastore tedesco Dox

Il brigadiere Giovanni Maimone e il suo cane Dox (si ringrazia il sig. Marco Maimone per il materiale trasmesso)

Germania, 1946.
In uno sperduto canile della Baviera una grossa cagna dà alla luce una bella “sfornata” di cuccioli: sono 6 stupendi esemplari di pastore tedesco a pelo lungo, una razza fiera e di grande cuore che da sempre ha aiutato l’uomo nei compiti più disparati. E anche in quelli più difficili. Erano tempi duri, quelli del dopoguerra in Germania: una seconda guerra mondiale che aveva lasciato profonde cicatrici sociali, economiche, materiali e morali, con l’orgoglio teutonico letteralmente polverizzato dalla recente disfatta del Terzo Reich. Sono tempi difficilissimi per gli uomini, figuriamoci per i cani…. 
Il proprietario del canile entra senza una parola nella gabbia dove i sei cuccioli hanno visto la luce, li guarda con le mani dietro la schiena e con aria sconsolata: sa che dovrà presto sbarazzarsene, o con le buone o con le cattive. 
L’uomo esce dalla gabbia chiudendone il cancelletto e si allontana borbottando incomprensibili improperi in alemanno.
Roma, 1946.
Alla questura capitolina sono tempi di rivoluzionamento e di sconvolgimenti nel modo di fare polizia. Il governo di liberazione sta cercando fin troppo frettolosamente di fare pulizia di tutti quei militari più o meno collusi con il recente decaduto regime. Ci sono contrasti vivaci tra il personale: ex partigiani che si trovano gomito a gomito con ex repubblichini; individui che non avevano mai rinnegato il loro passato fascista vengono gentilmente “invitati” a levarsi dai piedi; in mezzo a tanta “monnezza” ci va di mezzo anche qualche pezzo buono, ma del resto, cosa vuoi, quando fai le pulizie di primavera devi inevitabilmente mettere in conto di rompere anche qualche vaso prezioso….

  

La locale Squadra Mobile è oberata di lavoro: ad essa si è affiancata la Polizia Ausiliaria del Comitato Nazionale di Liberazione e a farla completa ci si mettono bande di tagliagole in città e Salvatore Giuliano in Sicilia. Iniziano aggregazioni interminabili da tutta Italia per fronteggiare questo fenomeno di banditismo che rischia di consegnare l’isola all’anarchia. Il personale è poco, i sacrifici richiesti sono tanti. Nella “Mobile” romana presta servizio un giovane e dinamico militare, il vice brigadiere Giovanni Maimone: è uno che non va tanto per il sottile ma del resto chi ci andava con una guerra appena finita?
Non si sa quale rotta del destino porti un amico di Maimone in Germania. Men che meno si sa perchè quest’ultimo decida di varcare l’ingresso di quello sperduto canile bavarese un pomeriggio di aprile del 1946. Ancora meno la storia ci dice come mai se ne esca di lì a poco con in braccio un cucciolotto di pastore tedesco, il fulvo pelo arruffato e due sbilenche orecchie più grandi della sua testa e che non riesce ancora a tenere diritte. Giunto in Italia, per Maimone fu amore a prima vista: lo acquistò subito al prezzo delle vecchie 70.000 Lire: quasi uno sproposito per quei tempi. Ma l’uomo e il cane diventano una cosa sola.

 
Maimone lo inizia quindi ad addestrare con competenza e costanza: è il suo cane ed egli risponde agli addestramenti con intelligenza, sagacia e prontezza. Gli esercizi si fanno via via più complessi e più difficili diventano, più il cane risponde con determinazione tanto da far confidare il poliziotto ad un amico:
Ma a questo cane manca solo la parola!”

Negli anni in cui nasce questa storia la Polizia italiana è ancora ben lungi dal disporre di squadre cinofile: con una guerra appena finita e con un bisogno di radicale rinnovamento del Corpo, una simile esigenza era quanto di più lontano dall’essere realizzato
La Polizia italiana in quel periodo non aveva né mezzi né risorse: il poco che c’era erano scampoli militari da adattare a uniformi, veicoli residuati bellici o caritatevolmente lasciati in Italia dagli Alleati, armi tra le più eterogenee… e tanta, ma tanta buona volontà! 

Figuriamoci se l’idea di usare un cane-poliziotto poteva essere attuata! Eppure è quel che succede. Giovanni Maimone capisce che quel cane – che nel frattempo aveva battezzato con il nome di Dox – vale più di mille colleghi: non ha paura di niente e di nessuno, ha affrontato addestramenti con fiamme, armi da fuoco, spari, lotta e quanto poteva capitare ad ogni poliziotto in mezzo alla strada quotidianamente.

 

Vinte le iniziali ritrosie del comando, Maimone comincia a impiegare Dox quotidianamente tanto da farlo alloggiare nel suo fatiscente alloggio ricavato in una caserma che si affaccia sul Tevere. Forse sono tutti convinti che quel cane presto o tardi si farà ammazzare. Tuttavia, dopo i primi successi contro i banditi capitolini, il Ministero decide finalmente di mettere Dox a libro paga, consegnandogli così metaforicamente placca e tesserino da poliziotto!
Il cane sembra che abbia capito la sua nomina e risponde con imprese al limite della credibilità, se non fosse tutto documentato agli atti della questura. Evidenzia da subito un fiuto fuori dal comune anche per un cane: è in grado di seguire instancabilmente una traccia per più di 20 chilometri in ogni tipo di terreno, sia urbano che rurale: una notte del 1958 accade che un furfante, dopo essersi nascosto in un sotterraneo del Teatro Principe di Roma, riuscì a penetrare nella confinante gioielleria attraverso un varco aperto sul muro. Il mariuolo non riuscì tuttavia nell’impresa ladresca perchè fu scoperto da un guardiano notturno con il quale ingaggiò una furiosa colluttazione prima di riuscire a scappare. Subito intervennero il brigadiere Maimone e Dox: quest’ultimo riuscì a odorare una traccia del ladro dall’abito del metronotte e a condurre la Polizia all’interno di una cantina occupata da un pregiudicato. Costui era quasi riuscito a convincere gli agenti della sua estraneità ai fatti, quando Dox rintracciò nella stanza adiacente un vecchio pastrano a cui mancava un bottone che era stato trovato sul luogo del delitto. Il malvivente confessò.

Uno dei tanti, difficilissimi esercizi di Dox durante una sessione di addestramento

Altra impresa vide il cane protagonista di un forsennato inseguimento di due ladri di moto che, vista la Polizia, avevano abbandonato un Gilera appena rubato: Dox, annusatone il sellino, si lanciò sulle tracce dei due conducendo il suo padrone attraverso vicoli angusti fino ad una catapecchia dove i due si erano nascosti. Furono stanati e catturati. Nella fase di ammanettamento del primo, il secondo se ne uscì con un coltellaccio in mano alle spalle di Maimone. Subito Dox, che nel frattempo era diventato un bestione di 65 chili, lo atterrò azzannandogli il braccio.
Salvò ancora la vita al suo “collega” umano: stavolta Maimone, spedito in Sicilia per concorrere alla cattura del bandito Giuliano, cadde in un’imboscata nei pressi di una grotta in aperta campagna: quattro proiettili nello stomaco, due nella spalla. Il cane, anzichè gettarsi in una folle quanto suicida rincorsa dei responsabili dell’agguato, corse in caserma “chiedendo” disperatamente aiuto e portando i colleghi sul luogo dove giaceva il brigadiere. Che si salvò.
Nel 1959 il cane, dopo giorni di appostamento dentro una buca scavata a lato strada, riuscì a catturare il responsabile di un tentativo di estorsione ai danni del sottosegretario agli Esteri Carmine De Martino. Il personaggio politico aveva ricevuto una lettera anonima nella quale gli si intimava di consegnare in un determinato posto un involucro contenente la somma di cinque milioni di lire. Uno sproposito per l’epoca, nulla tuttavia in cambio del risparmio della vita che l’estorsore minacciava di togliergli. Dopo l’ennesima notte passata sottoterra, verso l’alba un soggetto arrivò a prelevare l’involto: avvicinatosi furtivamente all’albero dove era stato collocato, non fece a tempo a toccarlo perchè fu placcato da una grossa palla di pelo ringhiante!
Numerose altre furono le imprese di questo cane: salvataggio di persone, soccorso pubblico, sparatorie in cui fu ferito per ben sette volte ma che non lo fecero mai rinunciare. Tanti oneri corrispondono a tanti onori che non tardarono ad arrivare: oltre ai compiacimenti operativi, Dox fu per anni campione del mondo nei campionati per cani- poliziotto vincendo 27 medaglie d’argento e quattro d’oro. Al compimento del 13° anno di età gli fu consentito di “scegliersi” una trattoria in cui divorare spaghetti e braciole di maiale di cui era ghiotto: il cane cercò, cercò a lungo: finalmente ne scelse una, entrò, ma anziché gettarsi sulla succulenta carne suina si gettò su un “suino” bipede: un tizio colpito da mandato di cattura e che già una volta era sfuggito alle sue zanne: Dox non dimentica!
Si narra anche della sua particolare abilità a scaricare una pistola senza fare partire un colpo: gli sono costati otto anni di addestramento specifico, ma questo eroe a quattro zampe alla fine riusciva a inserire la sicura e, con l’aiuto di zampe e denti, scarrellare per togliere la cartuccia dalla canna e il caricatore dal suo alloggiamento!

 

Una rassegna stampa delle imprese più famose portate a termine da Dox: alcune divertenti, altre decisamente più drammatiche

Dox arrivò alla meritata pensione. Il brigadiere Maimone pure. Quest’ultimo, che aveva sacrificato tempo e denaro per la formazione del suo cane, si permise di chiedere al Ministero un rimborso spese. A fronte di 171 operazioni di Polizia certificate e a oltre 500 banditi catturati, un semplice rimborso spese non era mica la Luna! Ne nacque una controversia legale che oppose il brigadiere all’Avvocatura di Stato, con perizie così assurde che valutarono il peso di carne giornaliero di cui l’animale aveva bisogno. Maimone, dopo anni di tribunali, sei sentenze e ventisette giudici chiamati a pronunciarsi, si vide finalmente riconoscere il diritto ad un rimborso di 25 milioni di lire. Nel frattempo, però, Dox era morto a 19 anni nel giugno 1965: se quel cane avesse avuto davvero la parola, io non so in che lingua, se tedesco o italiano o magari un buon romanesco, di sicuro avrebbe abbaiato un sonoro “Mortacci vostri, ho fatto solo il mio dovere!

 

 

Così venne celebrata sulla stampa l’agognata pensione di questo grande Poliziotto a quattro zampe!

 

Questa è una storia bella. Questa è una storia vera, da ricordare sempre in onore ad una Polizia che non c’è più.

 

 

 

Gianmarco Calore

La Redazione ringrazia sentitamente il sig.Marco Maimone (nipote del brigadiere Giovanni Maimone) per la segnalazione e per l’invio del materiale d’epoca sopra riportato.

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