Destini incrociati

DESTINI INCROCIATI

di Gianmarco Calore

 
“Collega, senti, avrei bisogno di un favore… Domenica ci sarà la comunione di mia nipote, non è che il turno 13-19 me lo puoi fare tu? Sennò non mi danno il giorno libero… Alla prossima, giuro, ti rendo il favore!”

Quante volte ci siamo sentiti rivolgere una richiesta del genere, in tanti anni di Polizia? Credo tante. E quante volte ci siamo rifiutati di assecondarla? Credo nessuna.

Magari poi a casa abbiamo dovuto fare i conti con mogli inferocite o morose deluse. Tuttavia l’avere aiutato un Fratello anche in piccole cose come un cambio turno ci ha dato quel senso di appagamento unico che solo chi veste la Giubba Blu sa capire.

Tutte le volte che abbiamo assecondato il collega abbiamo lavorato con altri turni, con altri Fratelli che magari conosciamo più superficialmente e con i quali ci siamo trovati a lavorare per la prima volta. Anche qui, l’ennesimo banco di prova: esperienza che dai, esperienza che prendi come nella più rodata scuola di Polizia, quella della strada.

Abbiamo concluso il turno, abbiamo redatto gli atti di polizia giudiziaria come facciamo sempre, ci siamo cambiati nel solito angusto spogliatoio, spalla a spalla con altri colleghi: chi monta per il nuovo turno, chi prende e torna a casa: battute, scherzi, lamentele…. Come stai facendo tu ora.

Gesti quotidiani. Gesti di routine.

Gesti che però alcune volte hanno sancito lo spartiacque tra la vita e la morte.

Il destino non guarda in faccia a nessuno: proprio quella volta alcuni Fratelli sono andati in servizio al posto di altri e al posto di altri hanno immolato la loro vita.

Giordano Coffen

Mi viene in mente Giordano Coffen, un giovane agente ausiliario in servizio presso il 2° Reparto Celere di Padova: il 5 aprile 1991, giorno del suo riposo settimanale, aveva invece sostituito un collega che gli aveva chiesto un cambio turno. In quei mesi il Reparto di Padova aveva un’aliquota di personale aggregato in questura per implementare la cronica carenza di agenti presso la sezione Volanti. Giordano avrà pensato: “Dai, lavoro sul riposo così guadagno un recupero da trascorrere a casa”. I conti che abbiamo fatto tutti quando eravamo “esiliati” lontano da casa. Era di un paesino dell’alto bellunese, Giordano: tra pochi mesi avrebbe messo fine alla sua esperienza di poliziotto, con un proscioglimento già programmato per andare a lavorare nell’azienda dei suoi genitori. La parola fine gliel’ha messa invece una scarica di pallettoni vomitati da un fucile a pompa imbracciato da alcuni rapinatori che quella sera assaltarono un ristorante, spedendo al Creatore anche un altro collega, l’assistente Giovanni Borraccino.

Luigi D’Andrea

E’ capitato a Luigi D’Andrea, un giovane maresciallo di Pubblica Sicurezza in servizio alla Polizia Stradale di Bergamo. Il 6 febbraio 1977 va a sostituire un collega che gli aveva chiesto di poter passare la domenica a casa con i propri cari: in quegli anni le domeniche libere dal servizio erano un bene prezioso e decisamente raro, per la Stradale ancora di più. All’assenza di una turnazione regolare, tale specialità doveva far fronte ai più intensi pattugliamenti del fine settimana e – in quel particolare periodo – alla recrudescenza di terrorismo e malavita locale. Luigi si offre di sostituire il collega nel turno più tedioso, quello di una sonnacchiosa mattina: ma lo fa ben volentieri, lui la famiglia ce l’ha lì a Bergamo mentre il collega sostituito deve macinarsi decine di chilometri per poter riabbracciare i suoi cari. E anche in questo caso, il destino gli para davanti la Browning calibro 9 di Renato Vallanzasca e della sua banda di sgherri: un normale controllo di un’Alfa Romeo che marciava troppo veloce si trasforma in un inferno di piombo che lascia sull’asfalto anche l’appuntato Renato Barborini.

Sabrina Pagliarani

E’ capitato all’Agente della Polizia di Stato Sabrina Pagliarani, in servizio alla Stradale di Busto Arsizio (VA). Il 30 settembre 1994 anche lei va a sostituire un collega che le aveva chiesto un cambio per approfittare di una giornata in più per raggiungere i suoi cari in Meridione. Lei si era prestata volentieri a sostituirlo, sicura che un “notturno” in più avrebbe consentito anche a lei di recuperare un giorno da trascorrere a casa. Solo che quel notturno finisce per lei sotto le ruote di un bilico impegnato a fare manovra nei pressi del valico confinario di Como Brogeda. In quel periodo la Stradale prestava ausilio ai colleghi del valico nel controllo documentale ai mezzi in uscita Stato: un camion tedesco arriva “lungo” al posto di controllo fermandosi qualche centinaio di metri oltre. Sabrina sta tornando alla pattuglia con i documenti dell’autista che inspiegabilmente inizia a fare retromarcia per avvicinarsi all’auto di servizio: un angolo “morto” nella visuale sugli specchietti per lui, una Sorella in meno per noi…

E’ capitato a decine di altri colleghi che in ogni tempo, per la loro generosità, sono caduti adempiendo il loro dovere: non solo conflitti a fuoco, colpi accidentali di mitra, malori, ma anche e soprattutto incidenti stradali. Tutti quegli incidenti stradali contro cui quotidianamente noi della redazione ci rompiamo le corna alla ricerca di uno straccio di notizia, soprattutto quando sono passate decine di anni e nessuno si è degnato di mettere due righe sui giornali o nel matricolare di questi ragazzi che sono deceduti al posto di altri. Spesso queste notizie lasciano il tempo che trovano: magari emergono all’improvviso grazie alla testimonianza di chi c’era. Magari in tanti altri casi non sapremo mai la verità.

Scelte, destini che si incrociano, fatalità…. Chiamale un po’ come ti pare, caro lettore: non credo esista un termine né tantomeno una risposta da dare a giochi fatti. Se credi in Dio, ti affidi alla tua fede in Lui, alla certezza di avere conosciuto un angelo vestito di azzurro o di grigio-verde. Se non ci credi, te la prendi con la sorte così beffarda e irriverente, magari vestita di nero e con la falce in mano: per lei una vita da mietere vale un’altra, cosa vuoi che cambi…. Se sei un giocatore, vedi quella pallina che rimbalza sulla ruota della roulette aspettando di collocarsi in una piuttosto che in un’altra casella: solo che quella volta la pallina è finita sullo zero, verde… neuf a la banque, rien ne va plus….

Qui abbiamo citato tre casi tra i più noti: essi sono soltanto l’occasione per ricordarli tutti, anche coloro dei quali non troveremo mai quella riga in più da inserire nella loro scheda e che renderebbe loro il giusto merito. In questa sede voglio dunque ricordare chi senza timore di smentita può essere definito Angelo due volte: una come Giubba Blu immolata per il servizio; la seconda, perchè caduto al posto di un altro.

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