“Centauri” per sempre

“CENTAURI” PER SEMPRE

di Lorenzo Della Frattina

 

 

 

Dino e Fausto non si erano mai conosciuti, abruzzese il primo, piemontese il secondo.

Dino aveva conosciuto marginalmente i dolori della guerra, Fausto nella pienezza dei vent’anni.

Dino e Fausto avevano scelto, adulti, di stare dalla parte della legge: la “Stradale” li vide in tempi diversi assegnati alla Sezione di Como, una delle più vaste della Lombardia, dalla pianura fino al lago verso i monti della Valtellina ed avrebbero iniziato, guardie, a percorrere quelle strade tra il caldo torrido ed il gelo pungente in sella alle loro motociclette, magari sotto la guida paterna di un vecchio o diventato troppo vecchio prima, appuntato dal volto decotto dal sole, dalle reni stravolte dai lunghi itinerari in ogni ora ed ogni tempo, sferzati dal vento di breva e dalla pioggia, madidi ed arsi nel lungo percorso.

Dino e Fausto furono accomunati dalle rive del lago, in quei nascenti anni del boom economico, gli anni’50, macinando chilometri, rilevando incidenti, soccorrendo e contravvenendo di giorno, di notte, sotto l’ala protettrice del Centauro simbolo della specialità.

Dino e Fausto guardavano al futuro nell’Italia postbellica, lungo le rive del lago, traversando i paesi rivieraschi pieni di vita e voglia di vivere, i primi juke-boxes come colonna sonora.

Guardia di P.S. Fausto Cavallo

Tutto si fermo’ per Fausto un mattino di febbraio, nel 1954, un mese dopo l’avvento della televisione che guardava spesso accalcato con i colleghi in qualche locale di Como, incredulo di fronte a quelle immagini tremule che vagavano per l’etere come bonari spiritelli. E, uno spiritello purtroppo maligno lo trovo’ sulla vecchia statale 36, proprio dove la strada sovrasta l’acqua cupa del lago ,all’uscita di Dervio verso Lecco, una mattina di freddo polare in cui lo spiritello divenne ghiaccio sull’asfalto. Perdere il controllo del mezzo fu un bagliore improvviso, catapultato in aria contro la parete rocciosa per ricadere su quel nastro percorso tante altre volte, quel nastro che ora era un rivolo rosso mentre le rade auto si fermano ed il collega partiva incredulo verso il primo telefono utile ( la radio di bordo, quella, ancora doveva venire ) in cerca di soccorso, ma, cadrà anche lui su quel ghiaccio, per fortuna senza conseguenze.

Fausto,piemontese dallo sguardo buono, non aprirà piu’ gli occhi: trasportato in condizioni di fortuna con un ‘auto all’ospedale di Bellano, vi morirà senza riprendere conoscenza nel tardo pomeriggio di quel giorno sventurato.

Dino, aveva sentito della sciagura di Fausto: giunto a Como, tra sé aveva commentato che-purtroppo- il loro lavoro era anche rischio,ma, nella saggia leggerezza dei suoi 23 anni, non vi pensava, guardando il lago increspato, pensando alle sue coste teramane, orgoglioso d’essere guardia aggiunta e benvoluto da colleghi e superiori.

Era la prima sera dell’autunno 1957 e l’ultima per Dino, sull’altra sponda del lago, una sera tiepida e serena d’ordinario servizio motomontato unitamente ad una guardia piu’anziana. Statale 340”Regina”, ad Argegno un soccorso ad un auto in panne di turisti stranieri pieni di ringraziamento per l’operato dei due agenti .Un attimo di sosta per fare defluire una piccola colonna formatasi in seguito all’inconveniente. E’ sabato sera, sta per iniziare in televisione “Orgoglio e Pregiudizio”, prima puntata con Enrico Maria Salerno, mentre sul secondo programma della radio c’è Teddy Reno con le “Canzoni del sabato sera”. E’ sabato sera e scoccano le nove ed i rintocchi si fanno sinistri, tragici ad Argegno quando Dino sale sulla motocicletta: dopo pochi metri, ripartito con il collega, sbanda collidendo contro un palo della luce nonostante la velocità ridotta e terminare, come Fausto, la corsa contro la parete rocciosa.

Dino, gli occhi al cielo, caricato d’urgenza su un taxi in transito, mentre il collega tra rabbia stupore disperazione a farsi largo con la sirena che fende il silenzio della sera verso l’Ospedale di Como. Nell’auto un animoso passeggero cerca di tamponare le ferite gravissime, cerca fare coraggio: Dino non sente. Dino è oltre quando è caricato sulla prima barella utile. Ed il Comando di Como si tingerà a lutto un’altra volta, come accadrà dopo un mese con un’altra guardia, il tarantino Emidio Turco, che, a fine ottobre di quell’anno maledetto si schianterà contro un autocarro in una curva sulla statale per Bergamo.

Di Dino e Fausto restano a una piccola croce per Dino, una lapide per Fausto: i caratteri sbiaditi dal tempo, mai un fiore né un lumicino, chè, come disse Scerbanenco “l’amore dei vivi” è labile come un’impronta sull’acqua.

So per certo che, più sopra, ove si saranno incontrati,Dino e Fausto, umili guardie, sperano che un giorno, un collega, una collega dalla mano pietosa, ponga sotto le loro croci un segno, un fiore , che le riporti a nuovo, brillanti come le stelle che furono sulle loro uniformi, perchè nessun sacrificio ed ogni segno a perpetua memoria sia mai dimenticato…

 

In memoria della Guardia di P.S. Fausto CAVALLO – Beinette (CN) 21.12.1924+Bellano (CO) 22.02.1954 e della Guardia Agg. Di P.S. Dino Gentilini – Teramo 23.11.1934 + Como 21.09.1957 – Sezione Polizia Stradale Como., caduti nell’adempimento del dovere.

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