Altri italiani – La P.A.I. e i suoi Ascari

ALTRI ITALIANI

 La PAI (Polizia Africa Italiana) e i suo “Ascari” 

di Fabrizio Gregorutti

 

Gli eritrei sono sempre stati dei magnifici guerrieri. Già nel 1885, allo sbarco degli italiani a Massaua , una milizia di indigeni era stata arruolata al servizio delle nostre truppe e da allora, sotto il Tricolore questi soldati indigeni, chiamati Ascari avevano versato il loro sangue al fianco dei soldati italiani, nelle campagne coloniali dei primi anni ’90 dell’800, nella guerra d’Abissinia terminata con il disastro di Adua dove migliaia di ascari erano caduti al comando degli Ufficiali italiani ed al fianco degli alpini, dei bersaglieri, dei fanti e degli artiglieri italiani e dove le poche centinaia di ascari superstiti, colpevoli di avere servito con fedeltà il Tricolore, vennero orrendamente mutilati dagli abissini vincitori.

Poi era stato il momento della Libia e della conquista dell’Impero d’Etiopia del 1935-36 dove gli ascari eritrei e somali, ma anche i meharisti ed i savari libici avevano versato il  loro sangue per l’Italia, non sempre ringraziati come meritavano. Furono infatti gli ascari eritrei i primi ad entrare in Addis Abeba nel maggio 1936, ma per la propaganda fascista era inaccettabile che dei negri , per quanto al servizio del Regio Esercito,  avessero conquistato l’obiettivo finale della guerra voluta dal Regime, prima dei bianchi conquistatori ed il coraggio degli ascari venne passato sotto silenzio.  Ma anche se per Roma erano solo dei barbari, ad Asmara, Mogadiscio ed Addis Abeba gli ascari erano dei soldati rispettati. Se un ufficiale si permetteva di assumere nei loro confronti dei comportamenti razzisti e sviliva la loro dignità di Uomini e Soldati, gli ascari rifiutavano di obbedire al capetto presuntuoso ed a quel punto per lo sventurato ufficialetto la fine era segnata, i suoi stessi Superiori lo avrebbero senza pietà trasferito in un fortino situato nei pressi di  qualche palude malarica dell’entroterra, a meditare sui propri errori, poiché i Comandanti coloniali rispettavano di più il parere dei propri Ascari che quello di un qualsiasi borioso, convinto che fosse il colore della pelle a fare l’Uomo. Fu in quello stesso 1936 che, di fronte alla feroce guerriglia degli etiopi venne deciso di creare un corpo di Polizia Coloniale sul modello britannico, per garantire la sicurezza nell’Impero appena conquistato.

 

1930: un mezzo blindato della Polizia dell’Africa Italiana in servizio a Bengasi

Il suo primo comandante, il generale Riccardo Maraffa un brillante organizzatore e un valoroso Ufficiale amato dai propri uomini, volle questo corpo, denominato P.A.I. (Polizia dell’Africa Italiana), formato da agenti bianchi ed indigeni, i cosiddetti ascari di Polizia. E’ un’organizzazione splendida,  dal promettente e rapido sviluppo, e per i ragazzi dei mille villaggi eritrei, somali, libici ed anche etiopi dove la guerra fa parte della crescita di un giovane, la P.A.I. rappresenta una prospettiva eccitante. Si prospetta loro l’avventura e il prestigio di un ruolo importante nella società coloniale. Dopo, quando ritorneranno a casa nella loro splendida uniforme, avranno potuto risparmiare abbastanza per poter farsi una famiglia e una posizione rispettabile. Migliaia di giovani dell’Africa Orientale entrano nella Polizia, anche se,  guerrieri sino al midollo sono un po’ perplessi dalla sua qualifica civile. Entrano nelle Questure, nei Battaglioni e nelle Bande indigene, motorizzate ed a cavallo, che si incaricano della sicurezza nei territori appena conquistati. 

Spesso il loro arruolamento viene deciso nella piazza centrale del villaggio, dove un giovane tenente li arruola scrivendo a matita il loro nome su un quadernetto… Alì Bescir – arruolato- 10 lire x settimana. Combattono contro le bande di ribelli nell’Impero poi, dal 10 Giugno 1940 nella II Guerra Mondiale, nella quale sono precipitati come tutti i sudditi del Regno d’Italia e dell’Impero d’Etiopia. Gli Ascari di Polizia, Carabinieri, Esercito e Marina, si battono sin dal primo giorno di guerra, sui fronti dell’Egitto, del Sudan, della Somalia Britannica e del Kenia e cadono al fianco dei loro commilitoni italiani. Come il muntaz (appuntato) Alì Idris, Caduto insieme al suo vicecomandante, il vicebrigadiere Luigi Orecchioni, che ha rinunciato ad un’operazione chirurgica per non dovere abbandonare i propri uomini e che per il suo Valore è stato decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Su Alì non sappiamo nulla, né il nome, né l’età. Sappiamo solo che morì al fianco di Luigi, suo Comandante e Amico, al servizio di una Patria che considerava propria. E come lui, tanti altri Alì Idris caddero sui campi di battaglia dell’Impero e della Libia. Gli ascari di Polizia combatterono tenacemente contro gli inglesi in mille battaglie, sino alla resa della fortezza di Gondar il 27 Novembre 1941, ma anche oltre nella resistenza degli italiani contro l’invasore, sino al 1943 ma anche oltre. Gli ascari eritrei, decisi a fondare una nuova Nazione, iniziarono negli anni ’60 una guerra di liberazione contro l’Etiopia, conclusa solo alla fine degli anni ’90 con la nascita dell’Eritrea. Ancora oggi, a più di sessant’anni dalla fine dell’Impero, ci sono vecchi ascari delle Forze Armate, dei Carabinieri e della Polizia che si presentano nelle nostre ambasciate di Addis Abeba e Asmara per riscuotere i pochi soldi della loro pensione. Anni fa il nostro Ministero degli Esteri propose loro di liquidare generosamente e subito la loro pensione, ma i nostri Ascari  rifiutarono. 

 

Gli ascari di polizia svolsero un compito-chiave nell’integrazione con le popolazioni locali

Entrare nelle sedi diplomatiche italiane e salutare militarmente il Tricolore  per il quale da giovani  erano andati all’assalto per “fare Savoia” era molto più importante che avere quattro soldi in più. Era un legame con una Patria lontana che avevano amato disperatamente e con passione, quando ancora la loro Patria africana  non esisteva. Nel corso delle nostre ricerche abbiamo trovato i nomi di solo una dozzina di Ascari della Polizia dell’Africa Italiana, per la maggior parte eritrei ma anche somali e libici Caduti per l’Italia, quando in realtà furono letteralmente centinaia, i cui nomi sono stati ormai cancellati dalla Storia.  Non c’è alcun monumento o lapide che nel nostro Paese ricorda il sacrificio degli Ascari, ad eccezione di quella dozzina di lastre di pietra con i Loro nomi  inseriti nel Sacrario dei Caduti della Polizia di Stato a Roma. Come Poliziotti siamo onorati che la nostra Amministrazione, unica tra tutti i Corpi Armati dello Stato, abbia ricordato almeno quei Dodici, rappresentanti dei tantissimi Ascari della P.A.I. morti per l’Italia, inserendo i Loro Nomi tra gli altri Fratelli Caduti. Poliziotti tra altri Poliziotti, Italiani tra altri Italiani. Ora i vecchi ascari di Polizia lentamente stanno andandosene tutti, in silenzio, con la dignità di vecchi Poliziotti e Soldati. In silenzio ritornano alle loro Bande, ai loro Battaglioni e alle loro Questure e riprendendo il loro posto ritrovano i Fratelli perduti, italiani bianchi e neri. Tutti, che siano caduti in battaglia a vent’anni oppure deceduti ormai anziani nelle loro case,  hanno lo stesso volto di allora e riprendono la marcia interrotta sessant’anni fa. Alla loro testa c’è il loro amato Comandante, il generale Riccardo Maraffa, il quale dopo averli comandati in vita, ora li guida verso l’Eternità.

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